“Milan, così Pioli può salvarsi! Ma occhio al Sassuolo”: parla il giornalista

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Tra Sassuolo e calciomercato: qui si deciderà il futuro di Stefano Pioli sulla panchina del Milan

Il Milan sta vivendo un momento decisamente no e, più in generale, sta per chiudere un 2023 che non è stato particolarmente ricco di soddisfazioni (eccezion fatta per il raggiungimento della semifinale di Champions League, anche se poi si è rivelata molto amara). Allo stato attuale delle cose, la posizione di Stefano Pioli sulla panchina del Milan non è così salda e già la sfida contro il Sassuolo di questa sera può indirizzare nettamente il suo futuro. In un editoriale sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, il giornalista Alessandro De Calò esplora questa ipotesi, ma parla anche di un’altro apetto che può in qualche modo salvare la panchina dell’allenatore rossonero fino a fine stagione: il calciomercato di gennaio.

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“Pienone a San Siro per il Sassuolo, ma l’aria è stanca”

“Ci sono troppe cose che non tornano in questo 2023 del Milan. L’anno sta finendo più o meno come era cominciato. Piuttosto male. Oggi Stefano Pioli ha l’obbligo di battere il Sassuolo per allungarsi la vita in panchina. A San Siro è previsto il pienone, 70 mila e rotti, come se ci fosse il derby o una notte Champions. Ma l’aria è stanca. Il Sassuolo è un gatto nero, non brilla in classifica però in questo campionato è riuscito a battere Inter e Juve. Un’impresa. Se si aggiunge che Berardi e compagni hanno vinto le ultime tre sfide con i rossoneri a San Siro (5-2 nello scorso gennaio) si capisce quanto sia ingarbugliato il labirinto da cui Pioli cerca di uscire. Gennaio era stato un mese fatale per il Milan. Dopo la rimonta subita dalla Roma (2-0 al minuto 87 e 2-2 finale), la squadra era sprofondata contro Lazio e Inter, oltre che col Sassuolo”.

“È come se, improvvisamente, il Milan – che stava inseguendo il Napoli sul traguardo del titolo d’inverno – avesse perso il software, la memoria del suo gioco coraggioso e totale, assieme all’energia per praticarlo. Un buco nero. Nessuno è mai riuscito a spiegarci davvero cosa fosse successo. Pioli aveva accennato alle distanze: i giocatori in campo non trovavano più quelle giuste. Mah. Intanto era passato alla difesa a cinque, arretrando il baricentro, e rinunciando allo stile che aveva portato i rossoneri allo scudetto. Tutto sembrava un po’ aggiustato col sorprendente 4-0 sul Napoli in campionato e l’eliminazione della squadra di Spalletti nei quarti di Champions. Però la doppia sconfitta nella semifinale con l’Inter (2-0, 1-0) aveva disegnato definitivamente le gerarchie. Quella sera di maggio, a San Siro, con il rinnovo di Leao in tasca, Paolo Maldini aveva avvertito la proprietà statunitense del club rossonero: «Il divario con l’Inter è reale, bisogna investire». Aveva ragione”.

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“La proprietà deve dare una mano a Pioli”

“Maldini è l’unico giocatore italiano inserito stabilmente, a livello internazionale, nella Top 11 del calcio di tutti i tempi assieme ai vari Pelé, Maradona e Messi. Nel Milan aveva una funzione da garante, oltre che di direttore dell’area tecnica. È anche grazie al suo lavoro che, nel settembre scorso dopo oltre 15 anni, il club rossonero ha chiuso un bilancio in utile con un fatturato record di 400 milioni. C’era bisogno di investire per rinforzare la squadra, ed è quello che la proprietà ha cercato di fare – dopo aver allontanato Maldini – puntando molto sullo scouting e gli algoritmi. Purtroppo i 130 milioni spesi sul mercato estivo, dopo la cessione di Tonali al Tottenham, non sono serviti a migliorare la qualità. Anzi, il quadro è peggiorato anche per la valanga di infortuni, soprattutto muscolari che hanno travolto l’organico. Pioli, coinvolto nelle scelte di mercato e responsabile della conduzione tecnica, oggi viene chiamato in qualche modo a rispondere sul rendimento del Milan e sull’ecatombe infortuni”.

“È curioso che Ibra, ingaggiato dalla proprietà per colmare un vuoto, ora si faccia vivo con le immagini di rovesciate da spiaggia. Eliminato dall’Europa che conta, fuorigioco per lo scudetto, il Milan rischia di scivolare giù dalla zona-Champions. Il 4-3-3 di Pioli è anche la sintesi in cifre delle ultime dieci partite di campionato: quattro successi, tre pari e altrettanti kappaò (due negli scontri diretti con Juve e Atalanta). Il bottino di 15 punti sui 30 disponibili è da luce lampeggiante. Che fare? La squadra deve ritrovare i cardini del gioco e anche i suoi leader, quelli come Maignan, Hernandez e Leao che nel clima di questi ultimi mesi non fanno più la differenza. Pioli sta cercando di spostare faticosamente la notte più in là. E può riuscirci. Ma per dare un senso all’anno che viene, la proprietà deve dargli una mano con scelte importanti sul mercato , in attacco, a centrocampo, in difesa (dove rientra Gabbia, primo granello). C’è bisogno di gente pronta, subito. Senza sconti fiscali, il Milan è costretto a cambiare rotta. Serve uno scatto, per dribblare il declino”.

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