Sacchi: “Pioli non ha colpe, il Milan sì!” Poi il consiglio

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Arrigo Sacchi difende la scelta del Milan ma la critica al mercato è dura: la colpa della crisi di ottobre non è di Stefano Pioli

Dopo un mese senza vittoria e i fischi di San Siro, la panchina di Stefano Pioli al Milan non è mai stata così contestata. Il gioco latita, i nervi saltano e la squadra non reagisce: a novembre, i rossoneri rischiano di essere già fuori dalla Champions League ed estromessi dalla corsa scudetto. Sulle colonne della Gazzetta dello Sport di oggi, Arrigo Sacchi ha dato il suo parere sulla questione: il sostegno a Stefano Pioli è totale, quello al calciomercato estivo del Milan un po’ meno.

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Pioli resta sulla panchina del Milan

Nonostante le partite con PSG e Lecce saranno fondamentali e peseranno tantissimo, il futuro di Stefano Pioli al momento sulla panchina del Milan è confermato. L’ex leggendario allenatore rossonero ha difeso la scelta del club, criticandolo però sull’aspetto del mercato e sull’aver costruito una rosa di “stranieri”.

«Giusta la conferma dell’allenatore? Direi proprio di sì. C’è forse qualcuno che pensa che la colpa sia di Pioli? Mi auguro di no. Credo che l’errore più grave sia a monte, da lì derivano i problemi. L’errore è quello di avere acquistato troppi stranieri. Chi viene dall’estero ci mette del tempo per capire il nostro campionato, il gioco, le metodologie. Questi ragazzi sembrano confusi e il risultato è che il Milan non è sempre una squadra. Tutto diventa difficile, perfino dialogare con i giocatori perché non si parla la stessa lingua. Ma c’era proprio bisogno di cambiare così tanto? Il Milan, spendendo pochissimo, aveva vinto uno scudetto ed era arrivato in semifinale di Champions: fare la rivoluzione significa aver bocciato la gestione precedente».

«Il club è vicino all’allenatore, e questo è positivo perché permette a Pioli di avere l’autorevolezza necessaria quando si dirige un gruppo. Al primo anno di Milan io avevo qualche difficoltà. Berlusconi venne a Milanello e disse: “Buongiorno. Io ho la massima fiducia in Arrigo. Chi lo seguirà, resterà anche l’anno prossimo. Chi non lo seguirà, andrà via. Buongiorno”. Ventisette secondi di discorso, e da quel momento cominciammo la grande cavalcata. La forza della società è fondamentale per raggiungere grandi obiettivi».

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Il consiglio di Sacchi dopo i fischi di San Siro

Nella seconda parte dell’intervista, Arrigo Sacchi si rivolge direttamente a Stefano Pioli, dandogli un consiglio raccontando quello che ha vissuto lui quando arrivò sulla panchina del Milan come “Signor Nessuno“.

«I fischi del pubblico, sabato, li ho trovati giusti. Prestazione bruttissima. Il fatto è che ora c’è poco tempo per entrare nelle teste dei giocatori e convincerli che si deve diventare un collettivo. Non mi permetto di dare consigli a Stefano Pioli, saprà lui che cosa fare. Posso dire che cosa facevo io. Venni etichettato come il Signor Nessuno che arrivava al Milan. E in effetti ero un Signor Nessuno. Però il Signor Nessuno non voleva giocatori presuntuosi, individualisti, pigri, avidi, poco professionali. Gli allenatori, oggi, dovrebbero far sentire di più la loro voce in sede di campagna acquisti. Prima di acquistare Rjikaard io mandai un mio uomo di fiducia a seguirlo per due settimane: quando tornò gli chiesi persino che cosa mangiava, quali erano le sue abitudini fuori dal campo. Bisogna scegliere le persone prima dei calciatori, volete capirlo?».

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