“Milan, è tutta colpa di Pioli?”: Ordine argomenta il “no”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

La terza sconfitta stagionale del Milan è tutta colpa di Stefano Pioli? Franco Ordine prova a spiegare il contrario

Si è aperto il dibattito, ancora una volta, su Stefano Pioli dopo la terza sconfitta stagionale del Milan: dopo Inter e Juventus, 3-0 sul campo del PSG. In un editoriale sulle colonne del Corriere dello Sport, il giornalista Franco Ordine, da anni ormai al seguito delle vicende rossonere, ha provato a spiegare perché, a detta sua, quello che sta succedendo in casa Milan “non è tutta colpa di Stefano Pioli

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Il momento del Milan è solo colpa di Stefano Pioli?

“Il quesito a cui bisogna rispondere oggi è il seguente: Milan, è tutta colpa solo ed esclusivamente di Stefano Pioli? La risposta è naturalmente no. Ma bisogna argomentarla perché possa diventare in qualche modo convincente. E allora ecco il primo interrogativo retorico: per caso ha lasciato fuori dalla serata di Parigi qualcuno meritevole di giocare titolare dal primo minuto? Anche qui risposta scontata: no. Nel senso che l’incipit di Krunic è stato da incubo, ammonizione guadagnato dopo uno stop improbabile e duelli persi in pochi minuti, poi – riscaldato il suo motore diesel – è salito leggermente di livello ma Adli è un’altra musica, un’altra cifra tecnica e temperamentale. Seconda critica, fondata: in 3 sfide di Champions 0 gol realizzati dai rossoneri. Dicono: colpa del club che ha inseguito inutilmente Taremi e poi dovuto accontentarsi al volo Jovic durante l’ultima ora di mercato. Qui la discussione si fa più calcistica. Spremere Giroud, in queste ultime ore, è diventata l’unica soluzione perché Okafor è rimasto a Milanello e Jovic si ferma durante il riscaldamento. Ecco allora il problema numero uno del Milan di oggi e di quello di ieri: la lista dell’infermeria. Quanto a Giroud l’osservazione è piuttosto elementare: bisogna portargli i palloni utili in attacco. A Parigi uno solo, tra l’altro anche con il contagiri sbagliato (da Pulisic): troppo poco come produzione collettiva, dunque. E immaginare che Leao possa fare tutto da solo, è un altro tragico errore. Non è Mbappè, bisogna saperlo”.

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Colpe reali e colpe imputate

“Ma l’accusa più comune, e nello stesso punto, più acuminata è la seguente: aver votato la squadra a un calcio eccessivamente coraggioso subendo le conseguenze, come è accaduto rovinosamente contro l’Inter nel derby di settembre. L’osservazione qui è di impostazione: il Milan non può parcheggiare il pullman davanti a Maignan, ha allestito il suo mercato puntando a calciatori capaci di tesserare trame di gioco, di palleggiare. Non può tornare indietro: non ne ha le caratteristiche, tra l’altro perché nell’uno contro uno, basta perdere un duello difensivo per creare una voragine. Piuttosto è il caso di considerare lo stato di forma di alcuni esponenti, protagonisti di primo piano: per esempio Theo Hernandez, oppure Pulisic o Reijnders costretto a non saltare nemmeno una partita dal 19 agosto tra campionato, Champions e nazionale orange, oppure il contributo per ora inesistente di Okafor e Chukwueze. Là dove invece Stefano Pioli deve sicuramente migliorare è nella comunicazione, specie dopo qualche sconfitta pesante (già nel derby dell’1 a 5 lo presero in giro per la frase “nei primi 7 minuti abbiamo comandato il gioco”). Nella notte parigina c’è stato un corto circuito perché l’analisi di Davide Calabria, riportata a metà, poteva suggerire l’idea di una critica rivolta ai suoi sodali. E invece le parole scandite dal capitano meritavano applausi e adesione totale. Tornati in albergo, tra Pioli e il suo capitano, c’è stato un velocissimo chiarimento. La conclusione è la seguente: a questo gruppo darebbe una mano preziosa la presenza stabile, con qualunque ruolo, di Ibrahimovic”.

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