“Questa la differenza tra Milan e Inter”: il giornalista bacchetta Pioli

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Passato il primo terzo della stagione, il Milan di Pioli ha mostrato segnali ricorrenti e una differenza sostanziale con l’Inter: cosa deve fare Pioli?

Se consideriamo che in una stagione media una squadra importante gioca intorno alle 50 partite, il 2023-2024 del Milan di Stefano Pioli ha superato il primo terzo di percorso, avviandosi verso la metà. Anche se i primi bilanci stagionali si tireranno dopo il dentro-fuori europeo con il Newcastle di martedì sera (se vince, il Milan rimane in Europa), qualche leitmotiv la squadra Campione d’Italia due anni fa l’ha fatto vedere. In un editoriale sulle colonne della Gazzetta dello Sport, il giornalista G.B. Olivero ha provato a spiegare perché il Milan di Stefano Pioli è una squadra che “non sa dove sta andando” e quali sono le differenze con l’attuale capolista in Serie A, l’Inter di Simone Inzaghi.

“L’acquisto più importante per il Milan oggi sarebbe un po’ di stabilità. […] Qual è, quindi, il vero volto del Milan? Quello sfrontato dell’avvio di campionato, sporcato solo nel derby? O quello dimesso di ottobre e novembre? In attesa di capirlo, e di rinforzare la rosa a gennaio, Pioli deve restituire certezze alla squadra”.

“Il Milan di Pioli non sa dove sta andando”

Come va letto l’inizio di stagione del Milan di Stefano Pioli? Dopo 14 partite di campionato e 5 di Champions League, il Milan “non sa dove sta andando“: G.B. Olivero spiega perché.

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“Nel confronto con un’Inter consapevole e con una Juventus razionale, il Milan appare come una squadra emotiva: grandi slanci, come la sfida con il Psg o il primo tempo di Napoli, e tremende delusioni, come la sconfitta interna con l’Udinese o la rimonta subita a Lecce. Non è solo una questione tecnica, perché se c’è una cosa che non manca ai rossoneri è la qualità. E non è solo una questione tattica, anche se è fin troppo evidente che il Milan prediliga un contesto come quello ben sfruttato contro il Psg, ossia una partita con scarsa attenzione agli equilibri in campo e uno sviluppo quasi pugilistico, un pugno preso, uno dato e vediamo chi resta in piedi. In campionato sono pochi gli avversari che accettano questo tipo di gare. Forse il problema principale è che il Milan non sa dove sta andando. La prossima settimana i rossoneri conosceranno il destino europeo: si balla tra un’improbabile qualificazione agli ottavi di Champions, una possibile retrocessione in Europa League e una deludente eliminazione da tutto. Ma a prescindere da quello che accadrà in coppa, Pioli deve blindare la partecipazione alla prossima Champions, imprescindibile obiettivo minimo, e solo dopo valutare le possibilità di rimonta in chiave scudetto”.

La vera differenza con l’Inter

Nella seconda parte dell’editoriale, il giornalista della Gazzetta dello Sport analizza e sintetizza la differenza attuale tra il Milan di Stefano Pioli e l’Inter di Simone Inzaghi: questione di certezze.

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“Il distacco è colmabile ed è normale che il tecnico stimoli pubblicamente i giocatori a non porsi limiti. Però, se vorrà competere per il tricolore, il Milan dovrà prima ritrovare la stabilità e quelle certezze che fanno la differenza anche prima di scendere in campo. È questa la vera differenza attuale tra le due milanesi, al di là degli aspetti tecnici. Inzaghi si siede in panchina sapendo che la sua squadra troverà il modo per vincere o, al limite, per non perdere. Pioli, invece, non sa mai cosa aspettarsi: una buona prestazione, una prova fortemente negativa, alti e bassi all’interno dello stesso match. […] Il Milan finora è stato un po’ presuntuoso, ha voluto imporre la sua legge senza averne la possibilità: così è stato schiantato dall’Inter, si è fatto irretire dalla Juventus e ha concesso la rimonta al Napoli. Se non capisci lo sviluppo di una partita, difficilmente la potrai vincere. Se l’unico modo per controllarla è il dominio a ritmi alti, ti scivolerà spesso dalle dita. Il Milan è più forte di quanto ha mostrato negli ultimi due mesi, ma per ritrovarsi deve fingere di non saperlo. Nacque così lo scudetto del 2022: non era l’obiettivo di partenza, lo divenne dopo una serie di risultati positivi. Questa rosa è superiore, ma quella sapeva quasi sempre trovare la chiave giusta. Per sognare c’è tempo, adesso è il momento della concretezza”.

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