Passerini: “Pioli Milan, ho apprezzato. Ibrahimovic tra i due ruoli” (ESCLUSIVA)

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Carlos Passerini a Radio Rossonera sul futuro di Stefano Pioli e le scelte del Milan nel percorso che l’accompagnerà alla separazione: le sue dichiarazioni

Non solo il punto su Roberto De Zerbi e Paulo Fonseca, Carlos Passerini de Il Corriere della Sera ha parlato anche della prossima separazione tra Stefano Pioli e il Milan.

La settimana di Pioli

Può essere la settimana di Pioli? “Da quello che mi risulta ci sarà già un incontro in settimana per discutere di futuro. Oggi è un segreto di Pulcinella: questa sarà l’ultima stagione di Pioli e non ci saranno colpi di scena. Ritengo sia doveroso salutare Stefano Pioli come si conviene perché è un allenatore di cui ci ricorderemo, ce ha fatto tanto per il Milan. È giusto che venga salutato con gli onori che merita. Io ho apprezzato che il Milan abbia cercato di difenderlo in queste settimane tribolate, anche mantenendo il silenzio sulle trattative con gli altri allenatori. Ho capito il senso del Milan, il perché si sia comportato così. Ma credo che arrivati a questo punto si faccia più un favore a Pioli a mettere le carte sul tavolo, dandogli la mano anche a sgomberare il campo da tutte queste voci. Questa è l’ultima giornata per salutarlo come si conviene, come si farà con Giroud”.

Sulla decisione del nuovo allenatore: “Sì, arriverà l’ok di tutti prima di procedere con un nome. Chi è sopra a tutti è chi mette i soldi, ovvero Gerry Cardinale. Il sì definitivo è quello del proprietario. È però evidente che, visto che il proprietario sta negli USA e si occupa di fondi di investimento e non di pallone, si fiderà molto di chi ha messo a comandare qui in Italia, ovvero Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada. E sentirà ovviamente la voce di Zlatan Ibrahimovic, il suo superconsulente da quale io mi aspetto molto. Mi aspetto che faccia Ibrahimovic anche fuori dal campo. Sta imparando e ha impiegato per questo gli ultimi mesi. Spero davvero che lo stia imparando, perché il Milan ha bisogno di lui. Mi aspetto che parli di più? È un consulente, non un manager. Quindi non mi aspetto che parli di più, anche se mi piacerebbe sentirlo. È difficile che i consulenti prendano parola”.

Sulle altre candidature, sono profili diversi da quelli citati ora? Sono simili tra di loro? “Siamo tutti diversi, per fortuna aggiungerei. Quando si cerca un profilo si cercano alcuni parametri, poi è evidente che ognuno è differente per età, per provenienza, per lingua, per mille cose. Io credo che, al di là di tutto, il Milan quando parla di identikit cerchi un allenatore di prospettiva e che sappia lavorare in team, ovvero con la dirigenza, non imponendo le sue condizioni. Poi nel mazzo di allenatori sondati dal Milan ci sono differenze tra uno e l’altro. Ci sono sfumature che fanno la differenza, e il Milan questa scelta non la può sbagliare”.

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