Pato: “Pioli, finalmente ciò di cui mi parlava Kakà! Pulisic, Chukwu e il mio amico”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Pato torna a parlare del suo Milan: dai cambiamenti di Pioli fino all’affetto per la squadra, le sue parole a Gazzetta

Intervenuto ai microfoni di Gazzetta.it, Alexandre Pato ha parlato di Milan a poche ore dal derby di Milano. Nelle dichiarazioni dell’ex calciatore rossonero oggi al San Paolo in Brasile, si coglie tutto l’amore che ha provato e che ancora prova per i colori rossoneri. Infatti, parlando del club che calcisticamente l’ha cresciuto ammette di seguirlo con costanza. Di seguito, l’intervista integrale.

San Paolo, Pioli e il nuovo Milan

Pato, intanto, partiamo da lei: quando è stato presentato al San Paolo, ha detto che si sentiva un 18enne.

“Sì perché mi sento forte come a quell’età, e in più sono molto più maturo. Quando si lavora duro, poi le cose tornano indietro e avere la testa da 34enne, con l’esperienza giusta, è basilare. Sono felice perché sono tornato, ho ricominciato a fare gol. Fisicamente mi sento molto bene. Questa sarà una settimana importante perché giochiamo la finale di Coppa del Brasile contro il Flamengo. C’è un futuro ancora tutto da scrivere”.

Anche a medio-lungo termine, ovviamente. 

“Io non ho mai chiuso all’idea di tornare un giorno a giocare in Europa”.

Intanto si diverte a San Paolo: come la impiega il tecnico Dorival?

“Il sistema di riferimento è il 4-2-3-1, gioco da centravanti ma anche al centro della trequarti. Però mi lascia libertà più o meno completa e mi chiede di non rientrare troppo a prendermi palla. Mi vuole vicino alla porta, negli ultimi venti metri di campo”.

A proposito di moduli, come si vedrebbe nel 4-3-3 di Pioli?

“Beh, oltre che il centravanti potrei fare l’esterno a sinistra. Una posizione che mi è sempre piaciuta, solo che all’epoca arrivò un certo Ronaldinho e io slittai verso destra”.

Le piacciono le novità tattiche del Milan di quest’anno?

“Molto, ed era necessario cambiare. È una cosa di cui parlava spesso Kakà: ‘Dopo un paio d’anni al massimo bisogna modificare l’assetto, perché gli altri alla fine ti conoscono’. L’assetto va modificato, devi essere sempre un passo avanti, e Pioli lo è. Fa in modo che questo avvenga”.

Lei è sempre super informato sul “suo” Milan…

“Lo guardo tutte le volte che posso, sarà sempre nel mio cuore. E sto attento a tutte le novità”.

Partiamo da Pulisic: inizio boom.

“Mi piace molto, si porta in Italia l’enorme bagaglio inglese, anche se dovrà abituarsi al fatto che da voi si fa molta più attenzione alla parte tattica. Sono sicuro che farà benissimo”.

L’altro nome nuovo sulla destra è Chukwueze. Altri piedi tecnicamente caldi.

“Forte, resistente e molto veloce: le condizioni top per giocare da esterno. Devo dire che la società ha fatto un mercato importante, furbo e ben costruito. Hanno anche preso un mio amico”.

Che sarebbe…?

“Loftus-Cheek, abbiamo giocato insieme al Chelsea nel 2016. È fortissimo, troppo forte. Mi fa piacere che si stia inserendo così bene”

Ibra, Leao, Maldini

Giroud può essere il nuovo Ibra per carisma, esperienza e importanza nello spogliatoio?

“Certamente. Olivier è un grande giocatore, sa fare gol in tutti i modi e i giovani hanno bisogno di modelli come lui. E’ una persona molto positiva, che parla con tutti. Un leader”.

Leao studia per diventarlo. Potenzialmente è da Pallone d’oro?

“Credo debba avere pazienza. Sta cambiando in meglio molto velocemente, è già un grande giocatore. Ha tutte le capacità per arrivare a quel traguardo, ma con gradualità. Meglio… non parlare troppo di lui, per il suo bene. Comunque il rinnovo col Milan è stato la decisione giusta, quella migliore per lui. Sono contento che sia rimasto, io tifo per lui perché è un giocatore speciale. Voglio vederlo vincere col Milan”.

Maldini, con cui lei condivise lo spogliatoio, invece è stato licenziato: pensieri?

“Non conosco la vicenda da vicino ovviamente. Posso solo dire che per me è una brava persona e ha fatto un grande lavoro”.

Le piace il Milan all’americana?

“Sono contento perché hanno messo nel club la benzina di cui c’era bisogno, e sono sicuro che con loro il Milan avrà solo da crescere”.

Un altro addio, in modalità diverse, è stato quello del suo vecchio amico Ibra.

“Lui è stato una leggenda del calcio, e anche del Milan. Credo che adesso voglia dedicarsi maggiormente all’aspetto familiare. Secondo me potrebbe fare come Kakà, che sta studiando tanto per tornare un giorno nel mondo del calcio. Il club manager? Ha una grande intelligenza che gli permetterebbe di fare un ruolo così delicato. Di base, resta un grandissimo motivatore. Per quello che lo conosco io, sarebbe un dirigente perfetto”.

Che effetto le ha fatto, lei che in Champions col Milan ha giocato 22 partite e segnato 6 gol, vedere i rossoneri in semifinale?

“Il Milan è un top club, quindi la Champions dev’essere casa sua. La Champions tra l’altro è servita anche per restituire il fascino di una volta: adesso tutti i giocatori, o quasi, vogliono andare al Milan”.

Il Milan sul tetto d’Europa è stato il biglietto da visita più luccicante di Berlusconi.

“La sua morte mi ha colpito e rattristato molto. In quei giorni mi tenevo informato con Galliani, che andava a trovarlo in ospedale e mi aggiornava. Lui è quello che mi ha portato al Milan, mi ha dato e aiutato tanto, anche in termini personali. Lo potrei definire un amico-presidente. Sono quelle persone che nascono una volta ogni tanto. Ricordo quando mi chiamava e mi diceva di giocare più vicino alla porta, ricordo le sue barzellette. Una persona strepitosa, sarà sempre nel mio cuore”.

Torniamo alla sfida tra Milan e Inter, con una domanda semplicissima: chi arriva prima alla seconda stella?

“Io credo fortemente in quella che è stata la mia squadra, e che sento ancora mia: c’è una grande squadra, un grande allenatore. Vincere questo derby sarebbe l’auspicio migliore per vincere campionato e seconda stella”.

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