Parola al mental coach: “Ecco perché Ibra riaccenderà ancora il Milan”

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Il mental coach Stefano Tirelli ha rilasciato un’intervista a Tuttosport su Ibra e sull’importanza del suo rientro al Milan. Il docente dell’Università Cattolica di Milano ha parlato di diversi temi, tra i quali (specialmente) la leadership.

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Quanto è importante il ritorno di Ibrahimovic in uno spogliatoio come quello del Milan? “Potenzialmente è utile proprio perché la dote che si riconosce maggiormente a questo calciatore è quella carismatica. Carisma è una parola di etimologia greca, il cui significato è “dono”. È un saper donare qualcosa alle persone intorno: nel caso di Ibrahimovic, l’essere esempio di tenacia, di determinazione, l’esempio della sua vita e della carriera che ha realizzato. In ambito sociale, carismatico è colui che riesce, con una sorta di forza magnetica, a influenzare le persone e l’ambiente intorno a sé. Dopodiché un solo calciatore non è l’insieme di una squadra. Se ci sono altre tematiche e problematiche all’interno del gruppo squadra, un leader potrebbe non essere sufficiente a invertire la rotta, ma un giocatore così carismatico, per dirla in modo semplice, è sempre meglio averlo che non averlo”.

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In un gruppo di oltre 20 giocatori, può essere solo uno quello che fa la differenza? “Parlando in generale e non del Milan, un giocatore molto carismatico può essere la scintilla che può determinare l’accensione di quelle potenzialità che se ci sono, vengono attivate. Ma se non ci sono… Non possono essere stimolate. In un gruppo come la rosa di una squadra ci sono calciatori che prenderanno questa energia come uno stimolo per potersi esprimere al meglio. Ci sono altri giocatori che hanno bisogno altri stimoli, perché non siamo tutti uguali”.

Poi, al mental coach viene chiesto se Ibra, che tornerà a disposizione nella partita contro il Torino, potrà essere l’antidoto al Toro (che ha battuto due volte i rossoneri, ndr): “Se, come sembra dalle indiscrezioni, Ibrahimovic partirà dalla panchina, non sarà lui a dare un impatto così potente nei 90 minuti da poter affrontare il Torino con mentalità diversa. Il Milan può affrontare il Toro con mentalità diversa, ma perché dalle altre partite in stagione ha imparato come affrontarlo. L’esperienza sarà quella che conta. Tutt’altra cosa per i giocatori sarà avere di nuovo Ibrahimovic nella quotidianità”.

In che momento influirà di più il suo ritorno? “Nella vita da spogliatoio. Prima della partita, all’intervallo, nella convivenza durante la quotidianità di una settimana. Lì sarà molto importante ritrovare una personalità come quella di Ibra. Sul campo, poi, sicuramente è un elemento di rafforzamento ulteriore che può essere utile per i giocatori più giovani: coloro i quali ammirano questo atleta. Del resto, detto in modo semplice, si sente anche poco quello che arriva dalla panchina. Sono in pochissimi, per esempio Antonio Conte, coloro i quali riescono a farsi sentire benissimo dai calciatori dalla panchina in campo. Differente, però, è il caso di un compagno di squadra calciatore, come in questo caso”.

Ma per il mental coach, di giocatori come Ibra, leader carismatici dello spogliatoio, ce ne sono tanti? “Non molti. Tutti sono importanti in una squadra, perché ognuno in un team ha le proprie qualità. Ma il leader carismatico è un atleta che ha una forza particolare. Ce l’ha dalla nascita e fino alla fine della sua carriera se la porterà appresso. Non ce ne sono molti di giocatori così proprio perché, come dicevamo prima, è un dono e non è di tutti. La leadership dovrebbe essere di almeno un elemento per ogni team”.

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Parlando in linea generale, se una squadra il leader non ce l’avesse? “Una squadra può funzionare anche senza leader se i meccanismi vanno alla grande. Penso per esempio al Napoli di questa stagione, che non mi sembra abbia un giocatore che sia più leader di tutti gli altri. Una volta il Napoli aveva un leader incredibile come Maradona, questo Napoli non ha una figura come quella del Pibe che si staglia su tutte le altre. Semmai qualcuno si esprime a livello tecnico meglio degli altri, ma essere un leader è un concetto un pochino diverso. Sono tutti giocatori bravissimi, inseriti in un meccanismo che funziona alla perfezione perché ognuno sta facendo la propria parte. Non è detto che una squadra con un leader abbia la meglio su una squadra che non ce l’ha. Dipende tutto dal contesto, dalle situazioni che si creano nell’arco di una stagione”.

Invece può funzionare una squadra che di leader ne ha tanti? “Se c’è un leader in ogni zona del campo, per esempio uno in difesa, uno a centrocampo e uno in attacco, secondo me sicuramente funziona. Con più di un leader nella stessa zona del campo, bisogna avere la capacità di convivere e mettere il bene della squadra al primo posto”.

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