“Ad Appiano uno schifo! Senso di squallore”: Palmeri racconta

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Palmeri e l’editoriale sfogo: un episodio “squallido” ad Appiano Gentile prima di Torino-Inter. Il racconto dell’inviato

In un editoriale pubblicato per Sportitalia, l’inviato della rete nazionale Tancredi Palmeri ha scelto di portare il pubblico alla conoscenza di un episodio significativo avvenuto nel centro di allenamento dell’Inter. Non un calciatore, l’allenatore o un dirigente, ma questa volta il racconto dell’inviato vede protagonisti due tifosi. Il tutto è riconducibile al caso scommesse, al quale era stato incluso anche Nicolò Barella. Di seguito, le parole di Palmeri, con le quali narra la scena a cui ha assistito.

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La premessa

“Doveva essere un editoriale con una notizia clamorosa, ché anzi ce ne sono tre sottotraccia abbastanza grosse per quanto a lungo termine, dunque non pressanti da pubblicare – sempre che qualcuno non le riveli prima. Ma dovranno aspettare. Perché dentro di me provo un’insopprimibile necessità di tirare fuori il sentimento di disgusto per qualcosa a cui ho assistito venerdì pomeriggio ad Appiano Gentile mentre per Sportitalia informavamo sul prepartita di Torino-Inter. […] Trascurabile in sé, ma sento che restituisce una fotografia avvilente di ciò che succede.

Venerdì è stata la giornata in cui il mondo Inter è stato colpito alla mattina dalla rivelazione della gola profonda del caso scommesse, che al giornale La Verità ha raccontato di aver saputo per sentito dire di altri tre nomi coinvolti nello scandalo, tra cui quello di Nicolò Barella. Dopo poche ore, ha rotto gli argini e ha pubblicato delle stories durissime dando dei pagliacci a La Verità, raccontando che per troppo tempo è stato in silenzio evidentemente ascoltando speculazioni, e che da questo momento avrebbe reagito in sede legale per tutelare il buon nome della propria famiglia e ovviamente suo, aggiungendo che gioco d’azzardo e scommesse non sono mai stati graditi nel suo ambito. […]

Era una giornata infame venerdì, secchiate d’acqua continue, cielo lugubre e un ventaccio da tempesta. Non dico questo per fare il narratore all’americana, ma per far capire come fosse sfavorevole per i tifosi andare ad Appiano all’allenamento per un autografo o per sbirciare. E infatti è stata una delle rare volte, forse la prima, in cui per ore non c’era davvero nessuno fuori dal Suning Centre. Di solito si trova sempre almeno un tifoso, invece stavolta nessuno di nessuno, se non l’inviato qui presente zuppo d’acqua tra una diretta e l’altra.

Mentre ero in macchina aspettando di tornare in diretta, sono arrivati i primi e unici due tifosi della giornata. Due ragazzotti tra i 20 e i 25 anni, ben vestiti e atletici, curati e belli allegri. L’allenamento era iniziato da poco, da fuori provavo inutilmente a carpire qualcosa, mentre i ragazzi passeggiavano per fotografarsi davanti ai simboli dell’Inter. Non avevano nessun oggetto che tradisse il loro interismo, certo sembravano tifosi nerazzurri, per quanto potessero anche essere milanisti o juventini. Ma tra poco capirete che in nessuno dei tre casi farebbe alcuna differenza”.

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La scena

“Mentre ero appoggiato a una balaustra aspettando in silenzio, ho assistito a questa scena. I due ragazzotti si sono sistemati in direzione della feritoia nella recinzione dove si intravede un giocatore, hanno puntato il telefono, e hanno aperto il mirino per registrare le stories. Hanno aspettato qualche secondo, finché in asse con la visuale è spuntato un calciatore.

Ha fatto capolino Sommer. E’ rimasto qualche secondo fermo in direzione dell’obiettivo. E lì loro hanno sparato la loro story. Premuto rec, hanno alzato la voce. E ridendo, hanno gridato: “Sommer, chiamaci Barella! Ahahah!”. Ci ho messo qualche secondo a processare quanto avessi visto. Dopo lo shot, tutti tronfi per il lavoretto confezionato, hanno smanettato un po’ sul cellulare, si sono fermati qualche minuto, per poi rimontare in macchina e tornarsene da dove sono venuti.

È difficile descrivere il senso di squallore che ho provato. Affrontare anche le intemperie, fare quella strada, per cosa? Per venire a utilizzare un personaggio come una marionetta ad uso e consumo della tua story su Instagram. Beffandoti del suo tormento, perché in fondo te lo proibisce qualcuno? E allora perché no. Avrei persino potuto capire un tifoso incazzato magari che – sbagliando, perché Barella non è indagato – fosse venuto a sfogare la sua delusione. Ripeto, sbagliando, perché qua al momento non c’è niente, ma sarebbe stata la reazione errata derivante da un sentimento, da un rispetto”.

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