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Pagelle

Si chiude il 2020, pagelle di un anno al limite della perfezione

Matteo Vismara | 31 Dicembre 2020

Milan 9.5: Ripetendo un vecchio mantra di una mia professoressa delle superiori, “si può sempre migliorare”, ma è chiaro che fare meglio di un anno solare da 106 gol e 3 sole sconfitte è dura, soprattutto se due delle tre sconfitte sono arrivate prima del lockdown. Sportivamente i rimpianti sono pochissimi, rimane quello più grosso di vivere questo momento durante una pandemia che impedisce ai tifosi di essere effettivamente il dodicesimo uomo in campo. E se pensiamo quali erano le premesse di questo 2020 sportivo, è cambiato davvero il mondo.

Gigio Donnarumma 8: Quando diventa normale vedere fare determinate parate fai fatica ad accorgerti della sua straordinaria forza. E’ cresciuto tantissimo, limitando ancora di più i passaggi a vuoto che talvolta lo avevano contraddistinto. L’unico contro il Lille, dove si è adeguato al resto della squadra.
Ora è anche leader vocale, senza tifosi i suoi urli ad arbitri e compagni sono ben udibili da tutti.

Tatarusanu 6: Per la paratona di Praga che ha regalato il primo posto nel girone di Europa League. Ma rimane ben piantata nella mente dei tifosi la notte orrenda con la Roma e la speranza è che a Gigio non venga nemmeno un raffreddore.

A. Donnarumma sv: E’ passato dall’essere il terzo di Begovic ad essere il terzo di Tatarusanu, ma ha fatto in tempo a mettere a tabellino il terzo cleen sheet della sua carriera in rossonero: Milan-Spal 3-0 di Coppa Italia a inizio gennaio. Ha chiuso l’anno con l’esultanza scatenata al gol di Theo contro la Lazio.

Begovic sv: Professionista estremamente apprezzato nei suoi 7 mesi a Milanello. Caso vuole che l’ultima sconfitta in Serie A del Milan coincida con la sua prima e unica presenza da titolare in rossonero (Milan-Genoa 1-2, 8/3/2020)

Romagnoli 5.5: Non una grande annata quella del Capitano. Troppi alti e bassi per considerarla positiva. Ha chiuso l’anno in crescendo con due prestazioni estremamente convincenti, ma sono state le migliori da diverso tempo a questa parte. La presenza di Kjaer al suo fianco lo ha reso più sicuro, ma ne ha, inevitabilmente, evidenziato maggiormente gli errori e le lacune. Il 2021 per lui sarà l’anno decisivo.

Kjaer 9: Arrivato tra la diffidenza di buona parte della tifoseria (me compreso) ha smentito tutti. Si è guadagnato la conferma a suon di prestazioni perfette e oggi è assolutamente intoccabile. Leader tecnico della retroguardia e uno degli uomini più importanti anche all’interno dello spogliatoio. Chaepeau.

Gabbia 6.5: E’ cresciuto tanto Matteo e ha dovuto giocare tantissimo tra infortuni e squalifiche dei due centrali titolari e delle due riserve che ora gli sono abbondantemente dietro nelle gerarchie. Ha fatto una prima parte di anno balbettante ed una seconda di sostanza e solidità. Peccato per l’infortunio, ma al suo ritorno riprenderà posto come prima alternativa di Mister Pioli ai centrali di difesa, sempre che il mercato non ne porti un altro avanti a lui.

Duarte 5: Tra gli highlights del suo anno, ma in generale della sua carriera al Milan c’è il comunicato di positività al covid il giorno prima di Ibrahimovic. Ha chiuso il 2020 scavalcato anche da Kalulu, che non aveva mai giocato tra i professionisti. E questo dice tutto sul suo anno rossonero.

Musacchio 5: E’ a disposizione, così dicono. Ma in campo non si vede dai 16′ giocati a Firenze a fine febbraio dopo che la settimana prima non era entrato in campo contro il Torino, scatenando non poche polemiche.
4 presenze nel 2020 e la costante sensazione che qualcosa si sia rotto anche per colpa sua.

Kalulu 6.5: Arrivato per essere riserva della riserva tra i terzini, senza vedere mai il campo, si è trovato catapultato titolare al centro della difesa a fianco a Romagnoli per le ultime partite dell’anno causa infortuni e sfiducia negli altri centrali a disposizione. Ha risposto molto bene, con difficoltà ed errori normali per età e “novità” del ruolo. Se sembrava potesse avere la valigia pronta, con ogni probabilità rimarrà a Milanello a completare il pacchetto dei centrali.

Calabria 7: E’ la media, non perfetta, tra il 5 di inizio anno e l’8.5 da settembre in poi. Era tra gli indiziati a lasciare Milanello in estate, oggi è tra gli indiziati a prolungare il suo contratto. Grazie al periodo di ambientamento di Dalot e l’ennesimo infortunio di Conti ha avuto continuità di gioco dai preliminari in avanti e ha sempre risposto presente, trovando anche un gran gol a Genova in una delle partite più difficili di quest’anno. Totalmente trasformato.

Conti 5.5: Stava iniziando a giocare, non particolarmente bene, ma almeno stava iniziando a guadagnare minuti e fiducia. Poi l’ennesimo problema al ginocchio e la conseguente operazione. Dall’estate lo abbiamo visto due volte, di cui una con la fascia al braccio nella versione super baby del Milan a Praga. La sensazione è che per lui, con questo Calabria, lo spazio si sia ridotto notevolmente.

Dalot 5.5: Ci si aspettava qualcosa in più, soprattutto dopo la prima apparizione da titolare in Europa League condita da gol e assist. A sinistra tra l’altro. Invece fin qui è rimasto un exploit abbastanza isolato. Le altre volte in cui è stato chiamato in causa ha fatto il compitino e poco più. I primi 6 mesi del 2021 saranno decisivi per il suo futuro.

Theo Hernandez 8.5: Un treno. Uno dei punti di forza del Milan. Ad oggi il miglior terzino in Italia e nella top 3 mondiale per i terzini sinistri. Quando parte non lo tiene nessuno, crea superiorità numerica allungando la falcata e continua ad avere un buon feeling anche con il gol, cosa rara per un terzino. Due degli ultimi 3 sono arrivati da calcio d’angolo, il che fa anche ben sperare per il futuro.
Alla fase offensiva da esterno alto ha unito anche una notevole crescita difensiva che gli fa salutare il 2020 da giocatore migliore rispetto a come ci è entrato in questo anno.

Laxalt 5.5: Tornato a Milanello di fretta e furia a gennaio quando è saltato l’affare Robinson, ha fatto vedere qualche discreta partita, ma nulla più. Ad agosto è ripartito in direzione Scozia, è tornato a Milano con la maglia del Celtic, ma anche in quella circostanza non ha brillato.

Bennacer 8.5: Rendimento stabile da novembre 2019 in realtà. Ha mantenuto in piedi da solo il centrocampo del Milan nei momenti difficili, poi quando il livello generale si è alzato lui ha continuato sulla sua strada macinando prestazioni. Ha ampliato il suo arsenale con le sventagliate lunghe a tagliare il campo che spesso ammazzano gli avversari, mantenendo sempre altissime prestazioni in interdizione. La sua assenza nelle ultime giornate si è sentita parecchio.

Kessiè 8.5: Il Presidente, perchè “comanda, nello spogliatoio, tutto frate” [cit]. Anno mostruoso il suo per qualità di prestazioni e costanza di rendimento. Senza dubbio il miglior anno della sua giovane carriera fin qui. Fisicamente mostruoso, difficilmente ha trovato avversari che lo hanno messo in difficoltà in mezzo al campo, ha anche acquisito una certa maturità tattica che gli era totalmente mancata nelle stagioni precedenti.

Tonali 6.5: Arrivato in estate “per colpa delle favole”, quando sembrava promesso sposo dell’Inter, ha fatto fatica ad inserirsi in un centrocampo a 2, diverso da quello in cui aveva giocato a Brescia. Con il passare delle settimane e con l’aumento del suo minutaggio ha messo in campo partite di buon livello dimostrando perchè il Milan ha deciso di investire tanto su di lui in estate. Il futuro è sicuramente roseo e può crescere molto allenandosi con Bennacer.

Krunic 5.5: Incedibile per il Milan perchè completa il reparto ed è un possibile coltellino svizzero da schierare anche più avanti, non ha mai particolarmente brillato in questo anno. Un gol a Celtic Park e poche altre luci in un’annata non buia, ma quanto meno in penombra.

Calhanoglu 8: Il re degli assist della Serie A, 13 nell’anno solare. Dal post lockdown ha sbagliato 3 partite di numero. Con il nuovo modulo ha più libertà di azione in avanti e più possibilità di inventare e i compagni ringraziano. E’ diventato uno dei cardini di questa squadra, soprattutto a livello tecnico e del Calhanoglu depresso che abbiamo spesso visto nelle sue precedenti stagioni rossonere c’è poco. Unica pecca trova ancora troppo poco la via del gol, gli va meglio nel colpire i legni. Segno di grande precisione.

Biglia sv: Se n’è andato senza lasciare particolari rimpianti, professionista esemplare, ma ormai più abituato a vedere medici e fisioterapisti di Milanello che avversari in campo.

Bonaventura 6.5: Ha lasciato in un San Siro deserto e non lo avrebbe meritato per la sua intera avventura al Milan. Dal post lockdown ha dimostrato di poter essere un giocatore utile alla causa portando in dote anche qualche gol pesante come quello contro il Napoli. Giusto salutarsi, ma sarebbe stato bello farlo potendolo ringraziare tutti.

Paquetà 4.5: Era la grande scommessa di Leonardo per rilanciare il Milan. Il suo 2020 è stato un flop totale, anche parametrandolo ai primi sei mesi fatti a buon livello con Gattuso. Oggetto avulso al resto della squadra, non ha tratto giovamento nemmeno dall’arrivo di Ibrahimovic.
A Lione si sta un po’ riprendendo e sono contento per lui, ma ci si aspettava ben altro.

Diaz 6.5: Partito forte, tra settembre e ottobre, con due gol nelle prime due dei gironi di Europa League e il gol al Crotone, poi un po’ inglobato dalle rotazioni che gli hanno ridotto il minutaggio, ma chiude i suoi primi 3 mesi in rossonero con 4 gol (3 in UEL e 1 in campionato) e 1 assist, quello per Ibra del 2-2 contro il Verona. Per il piccolo folletto spagnolo impatto decisamente positivo.

Maldini sv: Qualche apparizione e poco da segnalare. Il meglio del suo anno l’amichevole con gol contro il Monza, il peggio i 45′ di Vila-do-Condo dove, messo in un ruolo non suo, non ha “strisciato biglia” mai. Forse sarebbe buono per lui andare in prestito per giocare.

Rebic 8: Giocatore fondamentale nel 2020. E’ esploso all’improvviso contro l’Udinese all’ora di pranzo di una fredda domenica di gennaio e non si è più fermato fino alle vacanze estive. Da settembre ha fatto più fatica anche a causa di un brutto infortunio al braccio, ma ha messo il sigillo all’ultima stagionale contro la Lazio. A completare il suo personale cerchio annuale.
Quando disponibile, state certi, nessuno al Milan rinuncia ad Ante.

Castillejo 5: Non è migliorato e, anzi, ha pure perso il posto in favore di Saelemaekers. In questo periodo di crescita generale, lui sembra essere rimasto stazionario. Qualche gol qua e là, qualche buona prestazione in un’annata che però rimane impossibile definire positiva.

Leao 7: Che è la media tra il voto per le partite che distrugge con due strappi (vero Inter e Roma?) e quello per le partite in cui vorresti solo prenderlo a schiaffi perchè sembra essere lì per caso. Dopo 6 mesi di rodaggio nel 2019, ha fatto un buon 2020, ma è lecito aspettarsi ancora di più da Leao perchè è stata solo grattata la superficie del giocatore che può diventare. Ora sta a lui far vedere a tutti all’opera il suo potenziale. E’ brutto avere una Ferrari e farla girare solo per strade con limite a 40 km/h, Rafa deve dimostrare di avere la voglia di correre a 200 all’ora. Perchè le potenzialità ci sono tutte.

Saelemaekers 8: Importante tanto quanto Rebic sull’altra fascia. Arrivato come jolly a tutta fascia si è imposto da esterno alto grazie alla sua abnegazione e al suo lavoro sporco che ha permesso a Pioli di trovare equilibrio nei primi mesi dell’anno. Nella seconda parte di questo 2020 ha iniziato a trovare anche meglio la porta mostrando notevoli passi avanti anche in fase offensiva.

Hauge 7: Sprazzi di grande luce e un pizzico di polvere di stelle per i primi mesi rossoneri di Jens Petter. Un paio di gol segnati con lo stampino in Europa League (Celtic e Sparta Praga) e un altro paio tra campionato e coppa di pura potenza di gambe e grande capacità tecnica (Napoli e Celtic). Sono già 4 i suoi timbri stagionali e la sensazione è che questo sia solo l’inizio.

Ibrahimovic 9: Ha cambiato tutto. E’ arrivato ed è cambiata la musica.
Quello che si vede sono i gol, le prestazioni, le occhiatacce a compagni e avversari, le battaglie di fisico e di tecnica. Quello che non si vede è il modo di allenarsi a Milanello e il coraggio e la nuova la mentalità dei suoi compagni di squadra, totalmente cambiati. Anche a 39 anni, mai più senza di te.

Colombo sv: Pochi spezzoni più la partita da titolare con annesso primo gol da professionista contro il Bodo Glimt nei preliminari di Europa League. Contro il Rio Ave ha vissuto la sua notte da montagne russe emozionali tra spizzata che regala il rigore del 2-2 e rigore sbagliato nella serie finale. Troppo poco per dare un voto e difficilmente il 2021 lo vedrà maggiormente protagonista in prima squadra.

Suso sv: Il Milan che ricomincia a correre e segnare è coinciso con il suo addio. Caso o no interessa poco, il Milan è primo in classifica, lui è diventato Campione d’Europa (seppur la coppa minore) ed è felice a Siviglia.
Tutto è bene quel che finisce bene.

Piatek sv: Anche lui ha svuotato l’armadietto di Milanello con pochi rimpianti dei tifosi. Suso è andato in Spagna, lui in Germania dove ha fatto fatica. Ma se andate a controllare bene, tra quei 106 gol c’è anche il suo ultimo colpo di pistola rossonero.

Pioli 9: PIOLI IS ON FIRE basterebbe questo. In un anno è cambiato tutto, soprattutto la sua posizione all’interno del Milan. Ha iniziato il 2020 a scadenza, dopo una sconfitta vergognosa a Bergamo, l’ha chiuso saldamente al comando della Serie A e con in pugno le redini di una squadra che lo adora. Ha vinto su tutta la linea, combattendo contro la diffidenza di alcuni suoi stessi dirigenti e di larga parte della tifoseria. Sempre a suo modo.

E con queste pagelle non posso che augurarvi buon anno nuovo, nella speranza che sia diverso da quello che va spegnendosi.

Non sportivamente, chiaro.

Scritto da Matteo Vismara

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