Padovan: “Donnarumma sotto attacco, San Siro deturpato! Mai mi era capitato…”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Padovan commenta i fischi a Donnarumma con l’Italia: “Milano è ancora il posto giusto e sicuro?”

Anche a due giorni di distanza, continuano le polemiche e le prediche ai tifosi del Milan per i fischi a Gianluigi Donnarumma durante Italia-Ucraina: è la volta di Giancarlo Padovan. In un editoriale per Calciomercato.com, il giornalista condanna gli atteggiamenti avuti nei confronti del portiere della Nazionale e si pone diversi quesiti.

“Bersagliato dal tifo milanista”

Padovan, a tal proposito, esordisce in questo modo:

“Martedì, contro l’Ucraina, gli spettatori sono stati 58.386 per un incasso di oltre un milione e centomila euro. E da chi era composto questo pubblico? Insomma una bella comunità gioiosa che va allo stadio per sostenere la propria Nazionale e rispettare l’avversario”.

Ed è qui che comincia la polemica sollevata dall’esperta penna:

“Questo almeno in teoria. Perché l’Ucraina è stata certamente rispettata (applausi di tutto San Siro all’esecuzione dell’inno), chi invece è stato fischiato, poco nel primo tempo e moltissimo nella ripresa, è stato Gianluigi Donnarumma, portiere e capitano degli azzurri che, sotto la curva sud, quella del tifo milanista, è stato bersagliato per l’intero secondo tempo”.

Dissenso palese e irragionevole: “rischio enorme”

Padovan, allora, si pone dei quesiti:

Viene da chiedersi: Milano, che ama ritenersi capitale d’Europa, è ancora il posto giusto e sicuro per la Nazionale? O, fino a quando ci sarà Donnarumma in porta, scadrà dalla partigianeria becera e rancorosa all’inciviltà, fino a deturpare anche il santuario della tradizione italiana, ovvero il Meazza?”.

Il giornalista chiude con una nota storica, un fatto di vita personale:

“Frequento San Siro dal 1982 e non mi era mai capitato di dover commentare un dissenso tanto palese e irragionevole. Per fortuna che Donnarumma è un professionista serio e strutturato. La marea di disapprovazione si è abbattuta su di lui come mare in burrasca contro la roccia. Tuttavia, alla fine, a dimostrazione che anche i duri hanno un cuore, i compagni di squadra sono corsi tutti ad abbracciarlo per consolarlo di tanta ingiustizia e ringraziarlo della buona prestazione. Ma per l’Italia, con un portiere perennemente sotto attacco, il rischio corso è stato enorme”.

Sullo stesso tema, nella giornata di ieri un altro grande editorialista ha seguito la vicenda ed espresso la sua opinione. Parliamo di Paolo Condò, che sulle colonne di Repubblica ha commentato così:

“San Siro, che a tratti ha fischiato Donnarumma, durante gli inni ha omaggiato gli ucraini con un applauso scrosciante. In un mondo in cui ogni giorno emergono nuovi mostri, adesso sembra scontato. Adesso. Ma di scontato non c’è più nulla, e quindi grazie”.

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