Ordine: “Milan tra paradosso e sindrome. Nell’attesa, due elementi chiave”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Franco Ordine sul percorso del Milan in Champions League e i nuovi acquisti

Sulle colonne de Il Giornale, il giornalista Franco Ordine scrive di Milan e della reazione al derby perso avuta contro il Newcastle dalla squadra di Stefano Pioli. Di seguito, il suo editoriale incentrato sulle conseguenze della stracittadina e non solo.

Milan, è sindrome?

Si introduce al tema partendo dalla sfida di martedì:

“Quando i numeri si trasformano in una fotografia nel calcio, allora non bisogna elencare i numeri. E i numeri di Milan-Newcastle finito 0 a 0 hanno raccontato quanto segue: 26 tiri provati dal Milan, 9 finiti nello specchio della porta senza riuscire a trovare la liberazione e il premio del gol. La spiegazione potrebbe diventare banale se si riferisse soltanto alla mira mostrata nell’occasione da attaccanti e centrocampisti. Qui l’aspetto più interessante del paradosso – tanta fatica per nulla – è rintracciare una spiegazione attendibile.

In attesa di altre conferme e/o smentite della sindrome, ci sono due elementi su tutti. Il primo: l’effetto psicologico della mazzata del derby ha lasciato tracce evidenti sul gruppo in fatto di sicurezza, auto-stima e anche frenesia di cancellare subito l’umiliante pagina della stagione”.

Poi, l’attenzione di Ordine si sposta sul Milan-Newcastle di Leao, Loftus-Cheek e Maignan:

“Lo stesso scarabocchio di Leao dopo 20 minuti di Champions è da attribuire al tentativo non solo di firmare un gol speciale ma anche di spazzare via malumori e angoscia coltivati nelle ore precedenti. Il portoghese è sulla strada della maturazione completa. Come racconta Guardiola a proposito di Rodri («quando sei arrivato qui non eri così») anche Rafa, accusato in passato di essere indolente e ciondolante, poco coinvolto emotivamente nel gioco, è diventato più milanista, ha firmato il rinnovo e ha pagato il primo pegno. In qualche modo persino gli acciacchi denunciati da Loftus-Cheek (solo crampi) e Maignan (nessuna lesione, affaticamento ai muscoli del flessore) sono in parte conseguenza dello stato d’animo collettivo, del panico”.

Dortmund è già un bivio

Infine, conclude con i nuovi arrivi dal mercato e il girone F dei rossoneri:

“Il secondo motivo: nelle settimane precedenti, giudicando il mercato del Milan, abbiamo immaginato che ci volesse tempo per inserire nel corpaccione calcistico del gruppo i nuovi arrivati. I primi 3 risultati avevano fatto pensare a una sorta di tappe bruciate. E invece c’è bisogno di altro tempo per vedere Chukwueze più concreto, Reijnders meno ballerino e più efficace sotto porta, per giudicare Okafor ancora ai margini insieme con Musah che ha invece riempito di sostanza e di tecnica calcistica la sua esibizione.

Certo il primo passo nel girone, al contrario dei precedenti storici di casa Milan, non è un buon segnale per una qualificazione considerata già, dopo il sorteggio di Montecarlo, molto, molto, molto, tre volte molto difficile. E il prossimo viaggio a Dortmund diventerà già un bivio per l’avventura europea”.

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