il 20/09/2022 alle 11:15

“Non ha senso lanciare allarmi sul Milan”: l’analisi del giornalista

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In un editoriale di analisi sulla Gazzetta dello Sport, il giornalista Sebastiano Vernazza tranquillizza i tifosi del Milan dopo la sconfitta contro il Napoli.

Stefano Pioli

“Mai fermarsi all’apparenza dei numeri, bisogna soppesarne la consistenza. Il Milan ha cinque punti in meno rispetto a un anno fa dopo sette giornate, 14 contro 19, e descritta così la regressione sembra netta. Se però aggiungiamo che lo stesso Napoli, capolista assieme all’Atalanta, ne conta quattro di meno, 17 contro 21, forse la situazione non è preoccupante né irrimediabile. Alla settima della Serie A 2021-22 il Napoli viaggiava a punteggio pieno, sette vittorie su sette, e pareva una macchina inarrestabile, poi scivolò sull’ovvio, le sconfitte contro avversari dei bassifondi, e così lo scudetto, che nel frattempo sembrava essersi promesso all’Inter, lo vinse il Milan. Sette giornate sono poche per trarre conclusioni e previsioni e la rilettura a mente fredda della partita dell’altra sera a San Siro conferma le impressioni a caldo: grande match, che il Milan avrebbe meritato di pareggiare e non solo per le due traverse colpite. Quasi tutti gli indicatori tecnico-tattici risultano a favore del Milan: possesso palla, incluso quella nella metà campo avversaria; baricentro medio; tiri in porta e tiri fuori; angoli. Il Napoli è stato più svelto e pericoloso nelle transizioni e ha prevalso sotto l’aspetto atletico, seppure di poco. Ha corso di più, 109,342 chilometri complessivi contro 108,534, e a una velocità media un filo più elevata, 6,74 contro 6,59. Politano ha toccato il picco più alto con uno scatto a 33,94 chilometri orari, secondo Hernandez con 33,52 km/h. Sfumature, equilibrio sostanziale, il 2-2 avrebbe definito meglio l’incontro, ma il calcio non è aritmetica, la variabile Kvaratskhelia ha reso di più dell’aggressività rossonera.”

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“Non ha senso lanciare allarmi sul Milan per una sconfitta al fondo di un match bellissimo, in cui la squadra di Pioli è stata a lungo al potere. Non è neppure sano ricercare la pagliuzza, per esempio dubitare di Charles De Ketelaere. Le qualità del ragazzo sono nitide e si sono intraviste anche domenica notte. De Ketelaere ha servito la palla per il tiro di Messias e ha attivato Hernandez sulla sinistra per l’azione che ha portato all’1-1 di Giroud. Due passaggi che possono sembrare facili, scontati, ma è tipico dei grandi rendere semplice il difficile. De Ketelaere deve soltanto prendere confidenza con la nuova dimensione – il Milan non è il Bruges – e andare oltre l’assist, regalarsi una giocata appariscente: la progressione a testa alta o il tiro inappellabile, colpi che ha in repertorio. Quel giorno si tranquillizzeranno quanti malignano e lo accostano più a Paquetà che a Kakà. Parentesi: non c’entra nulla né con l’uno né con l’altro, ma tant’è. Più che altro Pioli dovrà rivedere qualcosa in difesa. Tomori non ha ancora raggiunto i livelli a cui ci aveva abituati, Dest nella sua seconda uscita a San Siro non è parso il più affidabile dei terzini. Un campionato aperto, senza padroni, un torneo non più soggiogato dalla Juventus, come negli anni Dieci del nuovo secolo. Non si può neppure escludere che ci scappi la sorpresona tipo Verona 1985 e nel caso sarebbe l’Atalanta, libera dagli euro-stress, la candidata numero uno. Un campionato più giochista che risultatista. Le prime cinque – Napoli, Atalanta, Udinese, Lazio e Milan – non vivacchiano, osano. Inter e Juve vagano, ruminano palloni, arrancano. La Roma oscilla. Speculare non paga più.”

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photocredits: acmilan.com

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