Next Level Boss – Milinkovic Savic: il temibile di Milan-Lazio

DiStefano Attardi

Set 10, 2021

Milinkovic Savic – Se Ivan Drago fosse realmente esistito e avesse deciso di giocare a calcio, oggi avremmo un paragone adatto a Sergej Milinkovic-Savic. Lui e il fratello Vanja, portiere che i pali della porta del Torino faticano a contenere, sono il frutto della combinazione genetica tra Nikola Milinkovic, ex calciatore professionista di 190 centimetri e Milana Savic, giocatrice professionista di pallacanestro.

Sergej e il fratello Vanja, essendo nati in Spagna, portano il doppio cognome, a differenza della sorella Jana, più piccola di nove anni, nata in Serbia che porta solo il cognome Milinkovic.

Serjei è maggiore di Vanja di un paio d’anni. Hanno trascorso l’infanzia seguendo il padre all’apice della sua carriera sportiva: Spagna, Austria e il ritorno in Serbia, entrambi coltivano la doppia passione del Basket e del calcio. Sergej, in particolare modo, è più convinto che la sua strada sia la pallacanestro, un lento ma continuo lavoro ai fianchi del padre (e parecchi allenamenti individuali, non proprio facoltativi) lo convincono che può fare del calcio la propria professione.

Eppure quando Gunter Jacob, osservatore del Genk (club belga) parte per Belgrado nel maggio 2014, Il Milinkovic-Savic che ha intenzione di visionare fa il portiere.

Nella storia che si racconta si dice che dopo circa venti minuti di partitella abbia preso il telefonino e abbia chiamato in Belgio:

“Pronto”

“Ei Dirk sono Gunter”

“Dimmi”

“Senti, io sono a Belgrado, qui di Milinkovic-Savic ce ne stanno due, secondo me quello da prendere è quello che gioca a centrocampo”.

“Di che anno è?”

“1995”

“Ma è forte?”

“Si, un po’ goffo ma il potenziale c’è.”

“Ok.”

Gunter trova il modo di contattare la madre Milena, che organizza una cena al ristorante con i suoi due ragazzoni e il loro agente, rullo di tamburi… Mateja Kezman. L’incontro va bene, superata l’iniziale sorpresa dato che tutti si aspettavano che l’interesse fosse per il fratello/giovane/portiere (che finirà poco dopo al Manchester United) il conto arriva. La mani si stringono, i numeri di telefono vengono scambiati.

Da li in poi la storia è più nota, Sergej arriva in Belgio, inizialmente fa fatica a trovare posto in squadra, anche a causa di un periodo non troppo felice di risultati in cui il Genk è costretto a cambiare allenatore in corsa. Ma Sergej, con intarsiati nei ricordi gli allenamenti del padre, non molla niente e migliora a vista d’occhio. In poco tempo diventa titolare alle soglie dei diciotto anni, 24 presenze e 5 gol.

In seguito arriva la consacrazione al mondiale under 19 che convince la Lazio ad investire su di lui 18 milioni di euro. Arrivato nella capitale rendimento e valutazione s’impennano in verticale, fino a raggiungere la cifra “virtuale” di cento milioni di euro.

Rileggi QUI l’intervento di Marco Bucciantini a Radio Rossonera

 

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