San Siro nuovo stadio

Nuovo stadio: il vincolo richiesto da Sgarbi può bloccare il progetto?

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Il nuovo stadio è fondamentale per Milan e Inter, il progetto va avanti tra complicazioni varie: il punto della situazione.

Questo tema è diventato una telenovela composta da diversi puntate, l’obiettivo per le società è chiaro: il nuovo stadio è essenziale nel percorso di crescita per potersi riavvicinare alle grandi realtà del calcio europeo e tornare quindi ad essere competitivi ai massimi livelli.

Molte sono state le divergenze fino a questo punto, si è discusso molto sul luogo dove costruire questo nuovo stadio e per un momento si è pensato di spostarsi a Sesto San Giovanni, dato che il Comune di Milano non sembrava essere favorevole.

Recentemente ci sono stati notevoli passi in avanti: il Consiglio comunale di Milano ha approvato l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza di centrosinistra che pone nuove condizioni a Inter e Milan per la realizzazione del nuovo stadio. Il documento è stato approvato con 27 voti favorevoli, 14 contrari e un astenuto.

Tra le condizioni, quella che farà contenti i tifosi, è l’aumento della capienza a 70.000 posti. Gli altri paletti prevedono un consistente aumento della superficie di verde fruibile rispetto alla situazione attuale in modo che il verde rappresenti almeno il 50% di superficie rispetto al totale dell’area oggetto di intervento, successivamente finanziare un piano di interventi di importo superiore a quanto inizialmente proposto, con l’obiettivo di poter destinare una quota pari almeno a 40 milioni di euro per riqualificare i quartieri limitrofi.

Repubblica ha però riportato di un nuovo ostacolo nella vicenda, quello dell’intenzione da parte del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi di chiedere il vincolo architettonico per il ‘Giuseppe Meazza’, mossa che di fatto bloccherebbe le ipotesi di demolizione della struttura. Un macigno importante, che, in caso di approvazione porterebbe i due club a dire definitivamente addio all’idea di costruire lì la loro nuova casa. Anche perché, precisa lo stesso Sgarbi, la nomina del nuovo o della nuova soprintendente arriverà intorno ai primi di gennaio e da allora in poi ogni momento sarà buono per mettere il sigillo a quella tutela negata nel 2020.

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