Nuovo stadio, il giornalista attacca: “Un pretesto, i club non ci guadagnano”

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In un editoriale su Calciomercato.com, il direttore della testata Gianni Visnadi ha espresso diverse perplessità sulla questione del nuovo stadio per Milan e Inter.

“Come finirà la storia del nuovo stadio di Milano è abbastanza chiaro. Il dibattito pubblico serve solo a soddisfare uno dei vincoli per farla sembrare una decisione utile alla città e non ai privati, ha allungato un altro po’ i tempi, ma non aggiungerà nulla alla questione, soprattutto perché Comune e club non sono obbligati a tenere conto di quanto emergerà dalle proposte dei cittadini. San Siro sarà totalmente raso al suolo, Sesto San Giovanni non è mai stata una vera opzione, con buona pace degli amministratori locali, che avrebbero volentieri ospitato il nuovo impianto. Sesto San Giovanni è servita solo a spaventare il sindaco di Milano, Sala, che senza Inter e Milan non saprebbe che farsene del “vecchio” San Siro. E anche per questo è oggi fieramente accanto ai due club, convinto che concedere un terreno di pregio ai privati e incassare 195,8 milioni per i prossimi 90 anni sia più conveniente che continuare a incassarne 10 all’anno come oggi. Lo stadio di proprietà è una conquista importante nei piani di sviluppo di un club, ovvio. Per l’Inter, l’ok definitivo e senza ulteriori appelli, sarà anche il tassello che agevolerà la cessione del club: gli Zhang non hanno certo intenzione di avventurarsi oltre l’approvazione del progetto. Costruire uno stadio costa molto (denaro) e molto (tempo) serve prima che cominci a fruttare. Qui poi si entra in un altro mondo, che è giusto si conosca per tempo. E sul quale abbiamo l’impressione che si stia diffondendo molto fumo a beneficio dei tifosi.”

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“Parlare dell’equazione stadio di proprietà uguale maggiore competitività delle squadre significa non tenere conto di quanto sta accadendo in questi anni alla Juventus, l’unico grande club italiano proprietario del proprio impianto, peraltro costruito in tempi e con coincidenze non ripetibili. Lo stadio, dati della Juventus, ha reso fino a 70 milioni a stagione, prima della pandemia. Durante e subito dopo, poco o nulla, ma il dato è ovviamente destinato a risalire, nonostante la fuga in atto dallo Stadium, causa il caro biglietti.Pur con lo stadio, appena il club ha alzato l’asticella delle ambizioni e con essa i costi (CR7, ma non solo lui) i conti sono franati. I nostri club potranno competere a livello economico con le big d’Europa, solo quando riusciranno a valorizzare i diritti tv come le altre leghe, Premier su tutte (l’ultima in classifica del campionato inglese ha incassato il 50% in più dell’Inter, il club italiano con più ricavi da diritti tv nella scorsa stagione; le prime 7 della Premier, il doppio e più rispetto ai nerazzurri). Perché allora tanta voglia di nuovo stadio? Perché è il pretesto per un’altra operazione immobiliare a Milano: una torre a uffici da 17 piani e un centro commerciale su 3 piani, da 88 mila metri quadrati, sarà il più grande d’Italia in un centro urbano (quello attuale è ovviamente sempre a Milano e cuba un terzo della superficie di quello che sorgerà accanto al nuovo stadio). Quello sì che è vero business, quello sì che farà lievitare i bilanci. Ma delle proprietà, non dei club. E di questo si parla ancora troppo poco.”

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