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“Inghilterra patetica”: il quotidiano attacca la scelta dei giocatori

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In un articolo sulle colonne di Repubblica, il giornalista Gianni Riotta ha criticato il gesto della Nazionale inglese prima dell’esordio nel Mondiale in Qatar contro l’Iran.

“Alla vigilia della partita, i bianchi leoni d’Inghilterra avevano ruggito, diffondendo foto del fiero Capitan Kane con la fascia One Love e i colori LGBTQ. Altre europee giuravano a loro volta di schierarsi contro l’oppressione degli omosessuali in Qatar, salvo poi, quando la zelante Fifa ha minacciato cartellino giallo contro chi indossasse l’insegna non ufficiale, ritirarsi a gambe levate. In Iran si muore per la libertà, come in Ucraina, in Russia e Cina si finisce in galera ma gli assi del calcio non rischiano un’ammonizione. Se Kane e la sua federazione avessero avuto il fegato di disubbidire, cosa sarebbe successo? Davvero l’arbitro brasiliano Raphael Claus sarebbe stato così servile con i capi? E se gli altri team avessero seguito l’esempio, la Fifa avrebbe espulso gli assi migliori, davanti a miliardi di telespettatori? Il coraggio morale, diceva il senatore Bob Kennedy, è la virtù più rara, ieri, davanti a rischi gravosi, gli iraniani, in campo e fuori, ne han dato prova, gli inglesi no, e l’inginocchiarsi contro la violenza razzista è sembrato stavolta patetico.”

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“Il 16 ottobre del 1968, ai Giochi Olimpici di Città del Messico, dal podio dei 200 metri, i velocisti americani Tommie Smith e John Carlos, salutarono a pugno chiuso, scalzi, contro la repressione del movimento per l’uguaglianza nel loro Paese. L’australiano Peter Norman, medaglia d’argento, indossò a sua volta la coccarda dei dissidenti e il capo del Cio, l’americano Avery Brundage ordinò la cacciata di Smith e Carlos. Il comitato olimpico Usa rifiutò, Brundage, incanaglito, minacciò di squalificare tutti gli atleti statunitensi. Solo gli autori dello storico gesto, dunque, pagarono, con discriminazioni, minacce di morte, drammi familiari, depressione, ricordate nel saggio Trentacinque secondi ancora di Lorenzo Iervolino. A Londra i tabloid mugugnano ancora perché la Bbc ha boicottato la cerimonia di apertura, parata degli uomini forti del Medio Oriente, i danesi promettono ora una maglia speciale per le vittime dell’odio, ma fin qui solo gli iraniani, musulmani sciiti nel regno sunnita, con gravi prezzi da pagare al ritorno, hanno infranto il conformismo. Non so se riascolteremo, da qua alla finale, Bella Ciao, ma l’illusione di una Coppa del mondo formato despoti è subito finita ed è un gran bene”.

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