Moviola Lazio-Milan, Calvarese: “Il body language incastra Di Bello”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Gianpaolo Calvarese analizza qualche episodio di Lazio-Milan: la moviola dell’ex arbitro

A pochi minuti dal termine di Lazio-Milan 0-1, Gianpaolo Calvarese condivide sul proprio canale Youtube un video moviola del match. Sotto la sua lente di ingrandimento l’intera prestazione di Marco Di Bello, giudicato negativamente specie per la gestione dei cartellini.

L’analisi dell’ex fischietto

“Serata da dimenticare per l’arbitro Di Bello, che pure era partito bene. Aveva giudicato in maniera corretta il primo contatto tra Maignan e Castellanos. Infatti il portiere del Milan arriva per primo sul pallone e solo dopo travolge l’argentino. L’episodio che a mio giudizio ha fatto saltare il banco nella testa dell’arbitro di Brindisi è l’espulsione di Pellegrini. Andiamo con ordine: c’è uno scontro di gioco tra Bennacer e Castellanos, i laziali si fermano e Di Bello si pianta a centrocampo. Si porta il fischietto alla bocca, vede Pulisic che sta prendendo la palla a Pellegrini e dopo la trattenuta lascia giocare. Ovviamente fischia il fallo perché la trattenuta c’è tutta, ma a mio giudizio sbaglia a non interrompere il gioco per due motivi.

Il primo è il body language di Di Bello: si vede che sta per fischiare, fa di tutto per far capire al mondo che il gioco sarebbe stato interrotto. Il secondo è perché Castellanos prende un colpo sul viso e addirittura perde sangue. Da qui in avanti l’arbitro si disunisce completamente estraendo altri cartellini a raffica.

La terza espulsione, quella di Guendouzi, è veramente campata in aria. Il calciatore della Lazio viene tenuto in maniera reiterata e reagisce, magari avrebbe meritato anche lui il giallo. Ma di sicuro non è una condotta violenta che può portare al rosso”.

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