Milan, Moncada: “In 2-3 anni possiamo vincere, la prossima estate sarà diversa”

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Il direttore dell’area tecnica del Milan Geoffrey Moncada ha parlato in una lunga intervista sui canali ufficiali del club

Geoffrey Moncada si è raccontato ai canali ufficiali del club in una lunga intervista in cui ha ripercorso tutta la sua carriera: di seguito un estratto delle parole del direttore dell’area tecnica del Milan.

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Le parole di Moncada

Moncada sulla chiamata del Milan: “È stata l’estate in cui Elliott ha preso il club. Mi hanno chiamato in agosto per fare il Capo Scout. Ho fatto tre meeting e siamo arrivati a dicembre. Da agosto a dicembre dovevo lavorare col Monaco e nel frattempo pensare al Milan… Ma per me la scelta era già fatta. Ho dovuto parlare con il Monaco e spiegarglielo, non era facile. Quando il Milan ti chiama… Anche qui però c’era tanto da fare, il progetto era molto interessante”.

Su Leao: “A quei tempi ero ancora scout al Monaco, e preparavo un piano sul Portogallo, a Lisbona. C’era la partita di campionato della Primavera dello Sporting. A quei tempi non c’erano video o dati su quei giocatori, dovevamo andare sul campo per vederli. E ho visto un ragazzo che ha giocato da numero 10. Alto, veloce, tecnicamente forte: era il famoso Rafa Leao. Ho visto subito un calciatore con del talento incredibile. E poi l’abbiamo seguito, tra nazionale e campionato. Ovviamente anche altri scout l’hanno visto. Però non ha fatto sempre bene. Era difficile da seguire bene. La cosa più importante per me per i giocatori alla fine dell’Academy è quando vanno a giocare in Youth League, per me è uno step fondamentale. Quando fanno bene in Youth League subito possiamo dire che faranno carriera, è molto facile. Rafa Leao ha fatto troppo bene in Youth League, era veramente su un altro pianeta. E tutto il mondo dello scouting l’ha visto e ha detto che sarebbe stato un calciatore forte. E adesso gioca bene, è cresciuto e sono contento perché è con noi a Milano e ha fatto un bello step”.

Su Milanello: “Vado agli allenamenti la mattina per parlare con il mister e lo staff, che penso sia la cosa più importante, per capire di cosa hanno bisogno. Per me è importante conoscere i giocatori che abbiamo preso in 2-3 anni, per parlare con loro, sapere come sono, della famiglia, della saluta, come stanno fisicamente e della partita. Vogliamo sempre capire dove possiamo fare meglio. Sono sempre aperto con loro, mi sento con loro anche se non posso fare di più, per capire cosa possiamo sviluppare a Milanello sulla tecnica, con lo staff e il mister. Noi abbiamo tempo solo per parlare tra di noi e capire le situazioni che possiamo sviluppare. Furlani mi aiuta tanto, mi lascia tanto spazio ed è molto aperto con i giocatori, vuole sapere le cose, gli piace capire se il giocatore sta bene a Milano e a Milanello, si sente bene fisicamente, per lui è importante e per noi. Penso che non possiamo essere tristi di essere qua, abbiamo una bella vita nel lavorare al Milan”

Sulla stagione: “Una stagione è lunga, dobbiamo stare calmi e lavorare. Ci sono momenti difficili, abbiamo infortuni e problemi. Quando vinciamo dobbiamo avere il rispetto di tutti e continuare a lavorare. Per me è importante essere stabile e di fare la stagione fino alla fine, abbiamo tante partite”.

Sul futuro: “Avere un gruppo di giocatori forti per lavorare su 3-4 anni. Abbiamo bisogno di un’accademia che porta giocatori giovani italiani. Un progetto si fa su 3-4 anni. Se facciamo un bel gruppo di giocatori, in 2-3 anni possiamo vincere. Quest’anno abbiamo cambiato tanto, l’anno prossimo magari 2-3 giocatori ma ora abbiamo la base della squadra, vogliamo vincere subito ma ci serve un piano per fare le cose bene per avere un gruppo forte ogni anno”.

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