“Pioli sulla graticola. Milan, temo di peggio!”: Padovan post Udinese

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Il quadro della situazione in casa Milan secondo Padovan: l’editoriale dopo la sconfitta con l’Udinese

Brutta, molto brutta la sconfitta del Milan ieri sera contro l’Udinese a San Siro: uno 0-1 che pesa soprattutto per il momento nella quale è arrivata. Anche gli oltre 71 mila ieri al Meazza hanno espresso il loro dissenso sul periodo che sta vivendo la squadra di Stefano Pioli, dando così adito alle aspre critiche della stampa. Questa mattina, in un editoriale per Calciomercato.com, Giancarlo Padovan ha dipinto un quadro della situazione in casa rossonera.

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“Chi vuole Ibrahimovic non capisce di calcio”

“Fuori uno. Anche se siamo solo all’inizio di novembre, non è mai troppo presto per cantare il de profundis ad un Milan a pezzi che, battuto ieri sera dall’Udinese a domicilio, è a sei punti dall’Inter ufficialmente in fuga. La sconfitta non sarebbe irrimediabile se non fosse che lo 0-1 di San Siro si incista in un tessuto connettivo così purulento da apparire insanabile.

Come se non bastassero gli infortuni di Kalulu, Bennacer e Pellegrino, più Sportiello, Kjaer, Pulisic e Chukwueze, poco prima del fischio d’inizio dell’arbitro Sacchi si infortuna Theo Hernandez e, a fine del primo tempo, esce anche Krunic non perché ammonito, ma perché sente tirare il muscolo di una gamba. Dove può andare una squadra ridotta ad un lazzaretto, costretta ad aggrapparsi a Giroud e ai ghirigori ormai sbiaditi di Leao per non affogare?

Di strada, il Milan, ne ha fatta poca contro l’Udinese e – temo – ne farà ancora meno in Champions, dove è atteso dal Paris Saint Germain. Dovesse perdere, come è probabilissimo, le possibilità di avere sostanzialmente buttato la stagione già in questo piovoso autunno sarebbero concrete. Né Scudetto, né Champions e, se va avanti così, neppure Europa League. Il fallimento è servito e Pioli è sulla graticola. Ma chi vuole affiancargli Ibrahimovic o è un provocatore, o non capisce nulla di calcio. Se l’allenatore del Milan non va più bene, e i fischi copiosi del popolo rossonero a fine partita starebbero a testimoniarlo, lo si sostituisce con un altro allenatore. Non con un narcisista ottuso che si crede un oggetto di culto. Peggio – e l’ho già detto – sarebbe affiancarglielo”.

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Milan monocorde, Leao preda dei limiti

“Nonostante una sequela di occasioni nei sette minuti di recupero concessi dall’arbitro Sacchi, i friulani hanno meritato il successo. Certo, visto come Lucca e Thauvin hanno sciupato un paio di contropiede in parità numerica, l’Udinese difficilmente avrebbe segnato se non su calcio di rigore. Ma il fatto che si fosse presentata in area per prima, in almeno un paio di circostanze pericolose, aveva fatto intuire che partita avrebbe affrontato. Sul rigore ci sarebbe da discutere (Adli ha pestato o no il piede di Ebosele?), tanto che Sacchi per un paio di secondi non è intervenuto e poi ha fischiato. Ma il Var ha confermato e il Milan, se solo fosse stato decente, avrebbe almeno recuperato.

Invece i piccoli sono stati grandi, i grandi hanno finito per essere piccoli. Al di là degli infortuni, che sono una zavorra soprattutto per il futuro, il Milan è stato lento, prevedibile, a tratti monocorde. L’unica verticalizzazione scontata è quella su Leao, ormai preda dei suoi limiti di personalità o, forse, di identità. Il resto sono stati cross dalla trequarti, neanche dal fondo, alla ricerca della testa di Giroud, sempre più solo (Jovic inesistente, Okafor velleitario) e soffocato dalla rodomontesca difesa dell’Udinese. Fischi, fischi, ancora fischi. E, sotto la pioggia ghiaccia di San Siro, troppi oscuri presagi”.

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