Milan-Udinese, Vocalelli: “Momento che segna un campionato. I fischi sanno di sentenza”

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Il pensiero del giornalista Alessandro Vocalelli sulla sconfitta del Milan contro l’Udinese, resa ancor più pesante dal successo dell’Inter a casa dell’Atalanta

Deludente sconfitta per il Milan di Stefano Pioli, che cade in casa contro l’Udinese (al primo successo in questa Serie A) e non riesce ad uscire dalla settimana infernale appena trascorsa. Nelle ultime 4, tra campionato e Champions League, è arrivato un solo pareggio, contro il Napoli. Le reti messe a segno sono solo due, la doppietta di Giroud proprio al Maradona. Quelle subite, invece, sono 7. Dopo un sabato di campionato che ha consacrato l’Inter, rialzato il Napoli e affossato il Milan, il giornalista Alessandro Vocalelli ha voluto dire la sua in un editoriale sulle colonne de La Gazzetta dello Sport.

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Un Chalanoglu alla Pirlo per lanciare l’Inter

“Tutte sono importanti, ma alcune vittorie – come quella con l’Atalanta – hanno un peso diverso. Tanto più se i rivali diretti, i cugini, nello stesso momento lasciano San Siro tra i fischi. Sono i momenti che segnano forse un campionato, una stagione, dal punto di vista aritmetico ma anche psicologico. E quello di Bergamo – in attesa di vedere cosa farà oggi la Juve – suona per Lautaro e compagni come un successo che vale doppio. Perché davanti c’era un’Atalanta di primo livello – impegnata in una delle famose sedute dal dentista come direbbe Guardiola – ma i nerazzurri di Inzaghi hanno indurito la mascella, vincendo in pratica due partite in una. Quando, dopo aver aspettato la sfuriata avversaria, hanno piazzato il classico uno-due e poi quando – dopo il gol di Scamacca – hanno dimostrato di aver assimilato certe lezioni in campionato dello scorso anno. Ed è indispensabile esercitare quel muscolo, il cuore, che ti segnala la solennità del momento”.

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“La quinta vittoria in trasferta è tra l’altro fondamentale anche per prepararsi al meglio alle prossime due di campionato, che andranno in scena dopo la sosta. In casa di Juventus e Napoli. Un passaggio se non decisivo comunque delicatissimo, e indicativo, nella corsa che si sono immaginati i dirigenti. “Seconda stella, questo è il cammino” cantava Bennato, ed è su queste note che Calhanoglu e Lautaro hanno piazzato i loro acuti. Perché se la rete dell’attaccante è stata di una bellezza accecante, per precisione e potenza, non può passare sotto silenzio la prodezza di Calhanoglu in occasione del gol che ha aperto la gara. No, naturalmente non il rigore, peraltro piazzato senza esitazioni. Ma piuttosto il lancio senza guardare che ha spalancato la strada a Darmian. Nel calcio, si dice, ci sono quelli che fanno sembrare facili anche le cose più difficili”.

“E poi quelli che immaginano calcio. E Calhanoglu, con quell’apertura alla Pirlo, ha – se non completato – comunque arricchito la sua trasformazione, esattamente come il nostro regista mondiale. Un altro che arretrando di trenta metri ha scoperto una nuova vita calcistica. Quella che al turco ha regalato Inzaghi, capace con il nuovo playmaker di celebrare una vocazione al gioco verticale che prima l’Inter non aveva. Ed è così che il potente diesel nerazzurro ha adesso uno spunto che gli permette di rovesciare il campo in cinque secondi. Una ricchezza se hai gente come Dumfries o Thuram, che strappano in continuazione la ragnatela avversaria. E non solo”.

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Milan senza scuse

“Perché l’allungo, come dicevamo, c’è stato in classifica anche sul Milan, adesso a sei punti. Il frutto della seconda sconfitta consecutiva in casa per Pioli contro il bianconero. Dopo la Juve stavolta è stata la volta dell’Udinese di un bravissimo Cioffi, che ha festeggiato – pensate un po’ – la prima vittoria in campionato. E non bastano le assenze, anche se pesanti, a giustificare una partita completamente sbagliata. E se il fischio dell’arbitro Sacchi sul rigore ha lasciato molti dubbi e ha fatto infuriare i rossoneri, i fischi finali del pubblico hanno avuto però il sapore di una sentenza. Al quarto posto si è arrampicato il Napoli, che può andare incontro più serenamente al doppio confronto prima della sosta – con Union Berlino ed Empoli – per poi prepararsi ai 14 giorni che segneranno probabilmente la stagione”.

“Già, perché gli azzurri se la vedranno in fila con Atalanta, Real Madrid, Inter e Juve. Un tour de force sicuramente impegnativo, ma anche elettrizzante. A cui si potrà preparare con la scossa che gli sta regalando Raspadori, ancora una volta decisivo. E bastava leggere nelle parole di Garcia nel dopo-partita per capire che il Napoli si sta probabilmente avviando verso una piccola-grande rivoluzione. Perché con il ritorno di Osimhen, giustamente, come fai a rinunciare a Raspadori? Ecco perciò che il 4-3-3 dello scudetto potrebbe lasciare il passo a un nuovo modulo. Perché il calcio, come dicono alcuni, sarà anche una scienza. Ma in qualsiasi laboratorio ci sono e ci saranno sempre gli uomini a studiare la formula giusta”.

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