Milan, Trevisani e Borghi discutono su Pioli: “Il tifoso non conta” Poi spiegano

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Durante l’episodio di ieri di Taconazo Stefano Borghi e Riccardo Trevisani hanno parlato di Stefano Pioli e del suo possibile futuro al Milan

Durante l’episodio di ieri sera di Taconazo andato in onda sul canale Youtube di Cronache di Spogliatoio, Stefano Borghi e Riccardo Trevisani hanno “confermato” Stefano Pioli sulla panchina del Milan. Per i due telecronisti il lavoro svolto è stato importante e nessuno avrebbe saputo fare meglio, ma è opportuno fare delle valutazioni.

L’importanza dei derby persi

Ad aprire il dibattito sulla possibile permanenza di Pioli sulla panchina del Milan è Stefano Borghi, che dà un peso importante ai tanti derby persi: “Incidono molto nella percezione del tifoso del Milan, soprattutto quello milanese. Pioli deve risolvere questa cosa, sarà decisivo il prossimo in questo senso.” Trevisani non si trova d’accordo con questa argomentazione, asserendo che la questione “tifo” non dovrebbe subentrare: “Sì però non avendo la parte del tifo non vedo questa cosa, tanto lo scudetto lo vince l’Inter. Se vinco l’Europa League e perdo il derby mi va benissimo, è importate riuscire a vincere la coppa”.

Pioli merita di rimanere al Milan

In seguito poi all’intervento di un ascoltatore che dichiarava “Finito” il ciclo di Pioli al Milan risponde Borghi: “Forse è finito, ma non lo so. Pioli merita applausi per tutto e ha le carte in regola per essere confermato, nessuno avrebbe fatto meglio di lui nei 5 anni. ma se si decide di continuare con lui la fiducia deve essere 100% da parte di tutte le componenti. Se lo confermano e parte male, allora diventa un problema. E con tutte le componenti intendo anche l’ultimo tifoso.” Trevisani insiste sulla non importanza del pensiero della piazza: “Ma l’ultimo tifoso quando il Milan faceva male e lo voleva fuori, è stato prontamente smentito perché non hanno più perso. Il tifoso non conta, non va in campo, sono importanti Pioli, i giocatori e la dirigenza“. L’ultimo intervento è di Trevisani che ammette come non si debba giudicare l’allenatore in base ad una partita.

 

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