Tomori: “Gli attaccanti più difficili da affrontare? Sono tre…”

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Fikayo Tomori, difensore del Milan, ha rilasciato un’intervista a Carlo Pellegatti per il canale YouTube di Starcasinò Sport. Il calciatore inglese ha risposto ad una serie di domande.

SUI GENITORI: “Mio padre mi ha sempre detto di focalizzarmi su me stesso, non sulle altre persone. Mi ha insegnato a dare sempre il massimo”

SULLA STAGIONE DELLA CONSACRAZIONE: “Quando il Chelsea mi ha chiamato non ho capito tutto, non avevo nemmeno 7 anni. La stagione che però considero come quella del salto definitivo è quella con il Derby County”

SUI PRESTITI NEL PERIODO AL CHELSEA: “Il modello del Chelsea è sempre quello. Quando sei giovane ti mandano sempre in prestito. Il Chelsea ha giocatori forti, è difficile per i giovani farsi strada. Noi tutti della primavera abbiamo capito che serviva fare queste esperienza per crescere”

SU LAMPARD: “Al Derby County era il mio primo anno da difensore centrale, prima ero terzino destro. Sono cresciuto molto, ho inizato a capire meglio il ruolo e la partita. Per me è stato l’anno più importante”

UN CONFRONTO TRA LAMPARD E PIOLI: “Pioli ha più esperienza come allenatore. Lampard sta imparando sul campo questo lavoro, subito ai massimi livelli. Pioli ha inziato da squadre più piccole e poi è cresciuto. Sono compeltamente differenti”

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SULLA SUA CRESCITA IN ITALIA: “Gli italiani sono più appassionati. In allenamento si deve dare tutto, così come nella partita. C’è più passione ma anche più tattica. È una bella scuola, specialmente per me che sono difensore. In Inghilterra c’è più intensità, più energia. Qui si pensa molto di più. Il gioco in Italia è come l’NFL, il football americano. C’è unao schema e devi seguirlo per vincere la partita. In Inghilterra c’è più energie e libertà”

SUL SUO IDOLO: “Thierry Herny è stato il mio primo idolo. Somiglia un po’ a Leao. Lui era diverso dagli altri, giocava con i guanti, i calzettoni sopra le ginocchia… Avevo 5 o 6 anni e guardavo le partite con mo papà, lui mi ha colpito”

SU ABRAHAM: “Siamo come gemelli. Ci sentiamo spesso, gli ho consigliato di venire in Italia. Per conoscere una realtà nuova e un allenatore diverso come Mourinho”

SU KALULU: “Ricordo al prima partita in cui abbiamo giocato insieme noi due. Eravamo a Genova contro il Genoa. Lui sta sempre zitto, non dice niente. Io parlavo sempre molto. Ora parla di più. Lui è un gran giocatore, ora si vede tutta la sua personalità. Giocando sta prendendo fiducia. Sono orgoglioso di lui, quando lo guardo rivedo me da giovane”

SULLO SCUDETTO: “Ho cercato di stare tranquillo, di vivere una partita per volta, senza pensare troppo avanti. Questo era l’approccio di tutta la squadra, perché nessuno di noi aveva questo tipo di esperienza. Ci ha aiutati Ibrahimovic. Quando abbiamo vinto contro la Lazio ho capito che avremmo potuto vicere, avevamo il fuoco, la fame per vincere”

SUI TIFOSI: “Ogni volta che arrivo a San Siro sento una vibrazione. Qui è un posto speciale. Quando i tifosi cantano tutto lo stadio trema. Mi ricordo lo scorso anno quando Leao ha segnato contro la Fiorentina o contro l’Atalanta tutto lo stadio tremava. Anche i miei genitori, che erano allo stadio, erano colpiti dalla reazione al primo gol. In Inghilterra è diverso. Vero che eravamo in testa alla classifica, vicini allo scudetto, ma era diverso, c’era un’energia che potevi quasi toccare”

SULLA SQUADRA: “Siamo come una famiglia, non siamo divisi in gruppetti. Quando sono arrivato i miei amici mi hanno chiesto chi mi ha sorpreso di più. Ho detto subito Leao, lui non sa quanto è forte. Era motlo rilassato, ma quando vuole segnare un gol prende e va. Ora tutto il mondo può vedere quanto è forte”

SU IBRAHIMOVIC: “Ha avuto una carriera grandissima. Quando sono arrivato non avevo paura di lui ma tanto rispetto. Lui è un grandissimo, anche come professionista e come voce nello spogliatoio. Vuole sempre vincere, anche in allenamento. Avere un professionista così nella mia vita è straordinari

SU MILANO: “Londra è una città enorme. A me piace una vita tranquilla, in casa con gli amici e la famiglia, Milano per me è perfetta. Il mio piatto preferito è la carbonara e la focaccia rossa”

IL SEGRETO DEL MILAN: “Fame, energia, voglia. Ci aiutiamo tanto, dal mister, lo staff, Maldini, Massara, Gazidis, i tifosi. Ci muoviamo tutti insieme. Questo feeling per noi giocatori è l’ideale. Sappiamo che se vinciamo, perdiamo o pareggiamo tutti sono con noi. Quando il club è così possiamo dare tutto sul campo. Questa cosa mi da una spinta ulteriore”

SUI PEGGIORI AVVERSARI: “Per me sono tre. Lautaro Martinez perché conosce tanti movimenti per metterti in difficoltà. Tammy Abraham perché mi conosce molto bene. Dusan Vlahovic per la sua struttura fisica, è difficile arginarlo”

IL SUO SOGNO: “Vincere ancora lo Scudetto quest’anno. E anche la Champions League”

 

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