Milan, Ramaccioni: “Sacchi scattava, Capello mi tirò un pugno. E Ancelotti…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

L’ex storico team manager del Milan Silvano Ramaccioni ha raccontato la storia della panchina rossonera, da Castagner ad Ancelotti

In una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, l’ex storico DS, team manager e addetto agli arbitri del Milan Silvano Ramaccioni ha raccontato gli storici allenatori che si sono seduti sulla panchina rossonera: da Castagner ad Ancelotti fino all’ultimo, Sinisa Mihajlovic.

La storia rossonera sulla panchina

Ramaccioni racconta l’arrivo in rossonero e la scelta di puntare su Castagner: “Sono arrivato sulla panchina del Milan nel 1982, il presidente Farina voleva prendere Bersellini, l’ho convinto a cambiare idea e ingaggiare Castagner. A Perugia, nell’anno della stella del Milan, avevamo finito il campionato imbattuti. Zero sconfitte, un record“.

Dopo Castagner, Liedholm: “Un vero maestro. Tassotti è diventato il grande Tassotti grazie ai suoi insegnamenti”. Poi, i leggendari Arrigo Sacchi e Fabio Capello: “Con Arrigo rapporti splendidi. Ci ha insegnato a giocare in trasferta come in casa. Ogni tanto usciva dalla panca, scattava e lo bloccavo. Arrigo, vieni qui. Siediti. […] Capello è tosto, duro. Una volta uno dei nostri sbaglia un gol e lui che non sapeva come sfogarsi mi molla un cazzottone alla spalla. Mi ha fatto star male tutta la notte e pensavo: domani faccio le lastre. Poi è passata“.

Infine, Zaccheroni e Ancelotti: “Zac una persona veramente perbene, un signor tecnico. Eravamo molto legati, abbiamo vinto uno scudetto incredibile. […] Ancelotti un mio giocatore e un mio allenatore. Carlo, uno di famiglia. Un amico, un fratello minore“.

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