Milan-Sassuolo 1-3 – “50 sfumature di grigio”: l’editoriale di Radio Rossonera

Milan-Sassuolo 1-3

Milan-Sassuolo 1-3

Tra il colore bianco e il colore nero esistono dalle 40 alle 50 tonalità di grigio, sfumature e miscellanee che occupano una larga fascia tra la luce positiva e splendente del bianco e il pessimismo cosmico nel profondo nero.
Ecco, il Milan dell’ultimo mese è un bel grigio, anzi in realtà solo grigio perché di bello c’è soltanto lo stacco di Junior Messias al Wanda che ha tenuto ancora socchiusa la porta che conduce agli ottavi di Champions.

Nelle ultime gare il Milan ha scalato un paio di marce, inutile negare la frenata a livello di gioco e punti ma non è il caso né di fasciarsi la testa vedendo appunto tutto nero né nascondere la stessa testa sotto la sabbia facendo finta che non ci sia alcun problema attribuendo la frenata soltanto a fantomatiche sfortune e affini.
In novembre, mese più plumbeo, nebbioso e appunto grigio per eccellenza, il Milan non ha vinto nessuna delle tre gare in campionato in programma, racimolando un solo punticino (in rimonta) nel derby di Milano e incassando 8 gol. Tanti, troppi, sicuramente insostenibili se si vuole puntare al bersaglio grosso come da dichiarazioni degli stessi rossoneri nelle settimane precedenti. Già nel derby, con Tomori presente, erano suonati diversi campanelli di allarme con l’Inter che era andata vicina al raddoppio in svariate occasioni. Poi è arrivata la sciagurata trasferta di Firenze che ha mostrato la parte più autolesionista di noi stessi e infine il tris del Sassuolo che di questo segmento è senza dubbio la prova peggiore.

Il Milan di Pioli lo conosciamo non deve andare ad un ritmo di calcio bailado e soprattutto non deve cambiare identità ora, dopo che per un decennio abbiamo cercato vanamente una riconoscibilità tattica e caratteriale.
Non può essere una sconfitta o peggio un piccolo periodo negativo a metter in discussione certezze cementate in un anno e mezzo. Interrogarsi però sul perché ora queste certezze non stanno producendo punti è però necessario per correggere la rotta.
Ancora una volta il Milan paga qualche infortunio di troppo, che non gli permette rotazioni ampie ma soprattutto di alto livello. Ieri i cambi nei titolari rispetto a Madrid ci sono stati, cinque più Maignan, ma hanno abbassato la media della squadra.
Male Bakayoko, che ha il merito di approcciare discretamente la gara ma poi si inabissa dopo l’errore che porta al gol di Scamacca e scompare fino al cambio. Il peccato di Tiemouè sta nelle sue caratteristiche: il mediano di Pioli ha bisogno di ritmo, passo nel breve, capacità di aggredire in avanti e di tenere incollati i reparti dando densità, quella densità che ieri da metà del primo tempo si è liquefatta dando ampi spazi a Frattesi e compagni di imperversare in ripartenza. Verrebbe quindi da chiedersi perché è stato scelto per completare il reparto se non, si spera, solo per una questione meramente economica.
Male anche Romagnoli che ha mostrato il solito limite di difendere in spazi aperti e in 1vs1 in area di rigore. Non è un caso che invece era stato perfetto a Madrid con meno campo da coprire e con una linea difensiva che raramente era stata costretta a barricarsi in area.

Ma è giusto non andare oltre con l’analisi del singoli perché sarebbe inutile elencare le malfatte di ieri dove nessuno si è salvato, dall’ingresso raccapricciante di Kessié, passando dall’immobilismo di Ibra e dalla fumosità di Leao per arrivare al desaparecido Diaz.

Quando si perde così male, quando si parte sempre mezzo secondo per andare ad aggredire e arrivando in ritardo vieni preso in mezzo dagli ottimi triangoli del Sassuolo, quando anche i big ad un certo punto alzano bandiera bianca dal punto di vista mentale allora il segnale è di sconfitta di squadra.

Ha sicuramente impattato nella brutta prova di ieri anche la trasferta di Madrid, che ti ha “costretto” a qualche cambio di troppo per provare a dare freschezza soprattutto in mediana e ha fatto mancare le forze all’ora di gioco quando era il momento del massimo sforzo per provare a ribaltare la gara.

Un insieme di cause quindi, ma tutto è perduto?
Certo che no, il calendario recita 29 novembre e tre scontri abbordabili prima dello scontro diretto contro il Napoli del 19 dicembre che vanno vinti in qualsiasi modo possibile.
Perché il campionato è come un alto muro di mattoncini. Non importa se i tuoi mattoni sono di paglia e fango come in Milan-Torino o placcati d’oro come in Atalanta-Milan, se costruisci tre quarti di muro subito e dopo più lentamente o viceversa.
L’importante è sempre costruire un muro che sia più alto anche di un solo mattoncino rispetto all’avversario. E questo deve essere il pensiero del prossimo dicembre, vincere senza snaturarsi ma sporcandosi le mani. Mischiando la calce affondando anche le braccia in cantiere piuttosto che rimanere puliti dietro un progetto di carta.
Perché i 32 punti raccolti finora non li ha regalati nessuno, non son stati trovati per strada né son frutto di fortuna.
Il Milan rimane una squadra forte, candidata a vincere lo scudetto al pari di Napoli e Inter. Bisognerà soltanto esser più accorti senza cambiare identità di gioco. E abbracciare stretto San Fikayo Tomori che qualche pecca ogni tanto cancella con le sue doti personali.
Facile a dirsi, Pioli per farsi.

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photocredits acmilan.com

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