Non è bello ciò che è bello ma il pressing di Pioli è bello

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Ci sono certi professori che sembrano disperarsi se una frazione algebrica termina con un risultato che sentenzia “impossibile”. Cioè, non ho mai capito cosa cambia a loro moralmente tra un due o un impossibile o una radice di 17 come risultato finale, ma c’è chi ci sta male. C’è pure chi prova stress per queste cose, giuro.

Teoricamente in algebra basterebbe uscirsene fuori con il risultato corretto ma Stefano Pioli è uno che ci tiene alla forma. Perché nonostante l’aspetto curato, il nostro mister è uno di quei ragazzi senza occhiali che si comporta come i tipacci con gli occhiali. Avete capito quali dico, i tipacci con gli occhiali spessi spessi che sudano ad ogni compito in classe di algebra e poi vanno troppo bene. Spesso quelli là non sono dei tipacci simpaticissimi, ma il mister Pioli è un tipo simpatico. Comunque avete capito di quali tipi dico.

Dunque, l’introduzione alla legge istituita da Stefano Pioli ammette, cito, “il pressing è bello”. Perché se ci pensate bene noi tifosi siamo quelli abituati ad “arrovellarci il cardine” (modo di dire dallo scrittore inglese Anthony Burgess che significa “farsi mille problemi dove non ci sono problemi”) per ogni momento in cui il Milan si trova senza il possesso di palla.

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In realtà non è che non avere la palla, anche per tanti minuti, sia di per sé proprio un delitto così disgustoso: di norma una squadra, nel calcio moderno, soffre quando viene schiacciata. È perché ha il baricentro basso ed è perché non riesce a ripartire, è perché la squadra trova da subito il pressing avversario. All’ombra di questi concetti sono state disintegrate squadrone sotto lo stendardo d’un termine tedesco: gegenpressing (ormai un movimento calcistico di allenatori che chiedono di recuperare il pallone già nei primi metri di campo, attraverso un pressing altissimo).

Una volta Jurgen Klopp, storico rappresentante di questa filosofia di uomini di pressing, lasciò il proprio contributo sugli aforismari del web, confessando: ” Manca un solo passaggio per una buona occasione. Nessun regista al mondo può avere i piedi buoni come una buona situazione di gegenpressing,”

E così le statistiche ci descrivono un Milan che non fa propriamente del possesso palla un punto di forza di cui vantarsi ed andare in giro dicendo “io ce l’ho tu no” e darsi le arie con i parenti alla lontana.

Ad esempio le ultime 3 partite di campionato testimoniano 40% (Juventus), 51% (Hellas Verona), 50% (Monza) nell’apposita voce, anche se certamente possono essere mooolto più rilevanti le percentuali del field tilt. Queste, che vi riporto secondo i dati di Soccerment”, di riferimento alla sola Serie A, rilevano la mole di passaggi nell’ultimo terzo di campo, e proiettano un Milan quinto in tutta la Serie A con il 54.74%.

Per misurare l’incidenza del pressing attraverso il mondo dei numeri e della cortesissima algebra ci possiamo affidare alla “build-up disruptionuna statistica che certifica l’impatto del pressing sui possessi avversari: il Milan conta su un buon 2.06%. Non un numerone, ma quanto basta per essere la big italiana con il pressing di maggior successo.

Così, i Ragazzi di Stefano Pioli giocano oggettivamente un bel calcio senza fare necessariamente possesso. Di sicuro ricorderete i derby più recenti marchiati dal passaggio sbagliato di Calhanoglu nella melma rossonera o il contrasto tra Giroud ed Alexis Sanchez per il momentaneo pareggio del 9 francese.

In definitiva, Pioli addestra ormai da mesi un Milan che non sempre si trova la palla tra i piedi, ma che fa sempre la partita. Veramente.

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photocredits: acmilan.com

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