Cafu: “Milan, dovevi dare più tempo a Paquetá!”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex difensore del Milan Marcos Cafu ha parlato della situazione Brasile al Mondiale in Qatar, tirando in mezzo anche il Milan: «Manca solo il Mondiale del Brasile e poi sarà stato l’anno perfetto. Sono davvero felice per i miei club. Mi manca l’Italia, a gennaio andrò a Milano per complimentarmi con Maldini e poi passerò anche da Roma».

Questo Brasile è il più forte delle ultime edizioni, anche con l’incognita Neymar?

«Sì, siamo più forti. Abbiamo una rosa più ampia, giocatori di esperienza. Nel 2018 l’unica risorsa era Neymar, adesso no. Neymar ci mancherà perché può fare la differenza in ogni momento, ma il Brasile non può dipendere da lui. Speriamo che la caviglia guarisca. Senza di lui il Brasile resta fortissimo e questo è il momento in cui deve venire fuori il gruppo: ognuno deve prendersi le proprie responsabilità».

Cosa direbbe capitan Cafu nello spogliatoio?

«Di pensare a vincere, anche se manca il migliore. Ognuno dimostri di essere importante».

Danilo non è un terzino alla Cafu, però è prezioso. Si è infortunato: al suo posto meglio Militao o Dani Alves?

«Danilo è fortissimo. Contiamo molto su di lui. Non spinge come me, ma dà molto equilibrio. Peccato che si sia fatto male. Al suo posto credo che Tite metterà chi è più in forma».

C’è molta Italia nella difesa della Seleçao.

«Ed è una cosa positiva. In Italia si impara tanto sulla tattica e sulla fase difensiva. Il Mondiale non si vince solo con l’attacco: se la difesa non funziona, puoi anche fare quattro o cinque gol, ma ne prenderai cinque o sei».

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La meraviglia di Richarlison è la fotografia del calcio brasiliano? È l’eredità della ginga?

«È un po’ tutto questo. Il gesto tecnico è stato meraviglioso. Richarlison è proprio forte, anche in allenamento fa cose splendide. Quel gol non è stato un caso».

Paquetá non era pronto per il Milan o era il Milan a non essere pronto?

«Lui era troppo giovane e il Milan gli diede troppe responsabilità. Avrebbe avuto bisogno di tempo. Adesso ha più personalità e sa come stare in campo».

Lei guardava il tabellone del Mondiale?

«Me ne fregavo. Erano e sono gli altri a doversi preoccupare del Brasile».

Il gol di Messi in una partita brutta e difficile è la dimostrazione che vince il talento?

«Certo, è il talento che conta. Una botta nell’angolo e ciao. Vale per pochi: Messi, Neymar, Cristiano, Vinicius».

Vinicius deve molto ad Ancelotti?

«Moltissimo. È incredibile come Carlo sia bravo a far crescere i giovani. Ha fatto capire a Vinicius come giocare: non da solo, ma per la squadra».

Qual è il record a cui è più affezionato?

«Le tre finali consecutive al Mondiale. Due vinte e una persa: nel 1998 la Francia giocò meglio e meritò. Il ricordo più bello è il titolo da capitano nel 2002».

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Cafu Paquetà

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