ESCLUSIVA Bonomi (advisor Milan): “Stadio? Sono fiducioso: credo si partirà nel 2024″

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Con il ritorno a Milano di Gerry Cardinale, nuovo proprietario del Milan col suo fondo RedBird, il tema legato alla costruzione del nuovo stadio per Milan e Inter è tornato d’attualità. Per l’occasione e per fare il punto della situazione abbiamo intervistato Giuseppe Bonomi, advisor del Milan che da diversi mesi sta lavorando sul dossier stadio. Potete trovare il video integrale dell’intervista sul canale Youtube di Radio Rossonera. Di seguito ciò ci ha detto la figura scelta dal Milan per gestire il progetto legato alla costruzione del nuovo stadio.

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Qual è lo stato dell’arte in questo momento?
“Le riunioni del dibattito pubblico si sono chiuse a metà novembre, ma in realtà le indicazioni da parte del comune ci sono definitivamente pervenute nella seconda metà di gennaio. Questo perché c’è stato a metà dicembre un ordine del giorno votato dal Comune di Milano che ha sostanzialmente aderito allo spirito della proposta ponendo alcune condizioni ulteriori a quelle che in passato ci erano state imposte. La giunta comunale ha declinato le condizioni che noi dovremmo recepire nell’ambito dell’aggiornamento del PFTE, ovvero del “Progetto preliminare”, il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica dell’opera. Quali sono principalmente queste indicazioni? Uno sforzo economico ulteriore sostanzialmente: il Comune ci chiede di destinare 40 milioni di euro a progetti di interesse pubblico al di fuori dell’area dove verrà realizzato il nuovo impianto. Ci è stato chiesto poi di incrementare le superfici a verde: l’intera superficie dell’area interessata alla nostra proposta è di 280mila metri quadrati, e il Comune ci chiede di destinarne la metà a superficie a verde. Non solo, ci chiede poi di studiare soluzioni ingenieristiche che consentano di allontanare il più possibile il nuovo stadio da via Tisio. Ci chiede poi di incrementare però senza modificare l’ingombro della proposta, la capienza dello stadio fino a 70mila posti. In ultimo, ci è stato chiesto di ottenere la cosiddetta “neutralità carbonica”, quindi di non emettere CO2 durante i cantieri. Quest’ultima è un’impresa impossibile: normalmente questa si ottiene con compensazioni ambientali, ovvero andando ad acquistare altrove crediti ambientali (investendo in altre parti, addirittura al di fuori del paese di appartenenza, in interventi ambientali). Anche questo rappresenterà un appesantimento dal punto di vista economico dell’operazione. Stiamo valutando con i nostri tecnici queste condizioni anche per poter dare una risposta precisa al Comune sulla possibilità tecnico-economica di recepire le nuove indicazioni. Nuove, perché nel corso degli ultimi 3 anni ci sono state imposte altre prescrizioni. Non in ultimo, una drastica riduzione dei volumi costruibili sull’area: eravamo partiti da un indice volumetrico di quasi 0,7 metri quadri su metri quadri, mentre il Comune ci ha imposto una riduzione a 0,35. E’ facilmente comprensibile come questo ci abbia creato difficoltà nell’individuare la sostenibilità economica dell’intervento”.

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Per quanto riguarda la capienza, tema tra i più cari ai tifosi, c’è la possibilità di andare a modificarla?
“Sicuramente sì, fino a che limite però potrò rispondere ad esito avvenuto degli approfondimenti tecnici che stiamo facendo. Una possibilità di incrementare la capienza rispetto alla proposta originaria di 60/65 mila è senz’altro possibile. Teniamo presente però che uno dei motivi principali che ci spinge ad investire in una nuova struttura è quello di avere un impianto moderno, tale da poter incrementare i ricavi da stadio e porci in una linea competitiva rispetto ai grandi club europei, che in media incassano 80-90 milioni di euro in più ogni anno rispetto al Milan. Come si incrementano i ricavi? Prevedendo vari spazi per la cosiddetta “hospitality”: luoghi che possono essere oggetto di abbonamenti con prezzi molto più alti rispetto a quelli ordinari del singolo posto. Nel corso del dibattito abbiamo cercato di spiegare che l’introduzione di questi spazi ci consentirà di fare una politica dei prezzi sulla parte residua dello stadio tale da consentire a chiunque l’accesso allo stadio, mantenendo prezzi accessibili. Credo sia un giusto equilibrio, visto e considerato che l’incremento dei ricavi rappresenta la leva principale per ri-acquisire competitività a livello internazionale, da qui l’esigenza di un nuovo stadio moderno. Nel nostro paese gli stadi sono obsoleti, l’ultimo stadio costruito è quello della Juventus, parliamo di 15 anni fa”.

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Il Comune ha fatto sapere di essere in attesa di una risposta dal Ministero per quanto riguarda il possibile vincolo sulla demolizione del vecchio San Siro
“Siamo meno allarmati rispetto a quanto lo è il Comune. Dal punto di vista giuridico, riteniamo che l’eventuale vincolo apposto sarebbe illegittimo. C’è un vincolo che riguarda l’età ultra settantennale di un impianto, ma quello che c’era 70 anni fa era un organismo edilizio totalmente diverso da quello che c’è oggi. Se lo facessero è ovvio che si aprirebbe un contenzioso enorme, nel quale i primi danneggiati saremmo noi, titolati a richiedere il risarcimento del danno nei confronti del ministero”.

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Per quanto riguarda invece la parte burocratica, è fiducioso di chiudere tutto entro la fine del 2023 per poi cominciare i lavori nel 2024?
“Entro il 2024 sì, ma non all’inizio dell’anno: occorrono ancora fasi del procedimento complicate, soprattutto in un paese come il nostro che ha un coacervo enorme di procedimenti che sembrerebbero sconsigliare qualsiasi investimento. Noi vogliamo essere determinati fino in fondo, io personalmente sono reduce dall’aver seguito numerosissimi procedimenti di questo tipo (come il nuovo aeroporto di Malpensa) e mi sono trovato davanti a norme che sembrano quasi dissuadere dall’investimento… C’è da dire però che siamo e saremo capaci una volta iniziato il progetto di recuperare il tempo perso inizialmente”.

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Per 3 anni è stato AD di MilanoSesto, l’area dove il Milan potrebbe costruire il nuovo stadio: è solo un’idea del Milan e non dell’Inter? Cosa fa vincere in questo momento l’ipotesi San Siro rispetto a quella Sesto?
“Come Milan abbiamo esaminato e stiamo esaminando anche aree alternative a San Siro, con l’investimento che in questo caso partirebbe come un investimento esclusivo del Milan. Tra queste aree c’è sicuramente l’area di Sesto, un’area che si presterebbe come se ne prestano altre, altrettanto interessanti. Qualora malaugaratamente abortisse la proposta che abbiamo fatto sull’area attuale di San Siro non vogliamo farci cogliere impreparati e non lo faremo. Sono convinto che anche nell’ipotesi sciagurata in cui dovessimo abbandonare il progetto che abbiamo portato avanti per 3 anni saremmo pronti a recuperare il tempo perduto su altre aree. Certo è che l’attuale area di San Siro ha un appeal particolare. Innanzitutto per la sua localizzazione: si trova nel quadrante nord-ovest di Milano, area di maggior affluenza delle nostre tifoserie. Ma ha anche un appeal in termini di tradizione, visto che San Siro è sempre stata la nostra casa. Io non sono un nostalgico e sono convinto che occorrano cambiamenti progressivi, perché altrimenti non si riuscirebbe a competere… il gap con i grandi club europei c’è e se andiamo a guardare le cause una delle principali è quella legata al contenimento dei ricavi che derivano dalla gestione delle infrastrutture sportive. Da qui l’idea assolutamente opportuna che il Milan ha avuto ormai qualche anno fa di cominciare a ragionare su un nuovo impianto e di formulare proposte. Non mi straccerei le vesti se andassimo a realizzare uno stadio moderno e bello anche in un’altra area, purché sia un’area ben servita ovviamente dal trasporto pubblico locale. A noi occorre un impianto bello e moderno per provare a ritornare ad essere tra i maggiori club a livello di risultati sul piano internazionale”.

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Giuseppe Bonomi advisor Milan nuovo stadio

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