Milan-Napoli ai raggi X del Club: “Azione scontata!”, “Cosa deve fare?!”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Il gol di Theo Hernandez in Milan-Napoli spiegato (tatticamente) da Paolo Di Canio e Beppe Bergomi, che hanno idee divergenti

Come di consueto, la domenica sera si accende il Club di Sky Sport condotto da Fabio Caressa e con ospiti illustri come Beppe Bergomi e Paolo Di Canio: in questo caso dopo Milan-Napoli, che ha chiuso il weekend di Serie A. Big match deciso dalla combinazione Rafa Leao-Theo Hernandez, combo sempre più vincente di questa squadra. I due ex calciatori si sono espressi sulla rete che ha firmato il francese e hanno scoperto avere idee differenti.

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La discussione tattica

Bergomi: “Stiamo sul gol del Milan: qui c’è l’uscita del difensore centrale Ostigaard ma anche Rrahmani su Giroud, quindi si scopre completamente quella posizione perché stiamo facendo vedere delle situazioni dove Leao determina e il Milan riesce ad andare ad attaccare un certo tipo di spazio perché le azioni più o meno si somigliano, o arriva il gol o arriva l’assist. è sempre la stessa dinamica, lui attira la difesa”.

Di Canio: “Fa parte dei meccanismi che comunque organizzano: sovrapposizione interna, Leao dà una grande palla ed è bravissimo Theo a darla e a correre. Ma la palla è passata attraverso 3 linee, è qualcosa di imbarazzante. È un’azione ferma, dove sono Juan Jesus e Anguissa? Tutti dall’altra parte, ci sono i due centrali e il braccetto tutti dalla parte opposta quindi Lobotka non può assorbire il movimento di Theo e Anguissa ancora cammina. Ma Juan Jesus anche avesse marcato (cosa che non ha fatto) Loftus-Cheek e la palla fosse arrivata a lui sarebbe stato gol. Qui devono scalare tutti, l’azione è scontata: ha palla Theo Hernandez da due secondi, la sta scaricando e sta andando e sono tutti a 30 metri di distanza dalla stessa zona del compagno, stanno a 25 metri dagli avversari, devono stringere la posizione”.

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Bergomi: “Però guarda Di Lorenzo, è quinto contro quinto”.

Di Canio: “Quando parte il terno qua così cosa deve fare?”.

Bergomi: “Deve correre”.

Di Canio: “Ma non può mai prenderlo. Ci sono delle linee, davanti, ci sono dei compagni di reparto, Anguissa deve essere stretto di 15 metri più basso di Lobotka e chiamare il quinto a sé a stringere e lasci l’uomo più lontano dalla parte opposta libero”.

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