Moggi: “Milan? Più confusione in sede che in campo, Ibra ne è la prova”

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Nel suo blog sulle colonne di Libero, Luciano Moggi ha analizzato alcuni dei temi principali in questo momento in Serie A, analizzando lo stato del Milan

Luciano Moggi, dopo la carriera da dirigente sportivo, si sta dedicando ad una seconda giovinezza da giornalista e opinionista. Sulle colonne di Libero, lo storico dirigente è solito fare un punto su tutti i temi più caldi della Serie A. Anche oggi, Moggi ha scritto una sua opinione sullo stato dell’arte per quanto riguarda le big del nostro campionato. Il suo commento sul Milan è piuttosto tagliente.

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Il Napoli non può confermare il campionato scorso

Sui social (e non solo) già si sentono commenti fuorvianti sulle squadre, naturalmente a seconda del colore della maglia cara a chi scrive. Noi, prima dell’inizio del campionato, avevamo analizzato le pretendenti allo scudetto, poggiando le nostre considerazioni su basi concrete riguardanti cambi di allenatori, cessione di giocatori leader, fuga di dirigenti bravi, campagne acquisti sbagliate. Per alcune di queste ragioni scrivemmo e confermiamo che Napoli e Lazio non avrebbero potuto ripetere il grande campionato appena terminato. Perché cambiando allenatore da Spalletti a Garcia – nel Napoli sarebbe cambiata necessariamente la preparazione, oltre all’atteggiamento in campo magari alla ricerca di non dipendere esclusivamente dalle giocate funamboliche di Osimhen a segno 34 volte nello scorso torneo, exploit difficilmente ripetibile (lo racconta la sua carriera)“.

Anche perché la cessione di Kim, leader della difesa, avrebbe indebolito il reparto, allo stesso modo della contemporanea “fuga dalla vittoria” di mister Spalletti e del ds Giuntoli che avrebbe sicuramente influito negativamente sul rapporto squadra-società, togliendo ai giocatori i referenti abituali e, soprattutto credibili. Il pari di Bologna (0-0) conforta la nostra tesi di un Napoli discreto a centrocampo, male però davanti con Osimhen che ha sbagliato addirittura un rigore e dopo la sostituzione se l’è presa con Garcia che pochi minuti prima aveva sostituito anche Kvaratskhelia provocando i fischi del pubblico. La nostra convinzione è che il feeling della squadra col nuovo tecnico sia inesistente e la tensione a fior di pelle“.

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Anche la Lazio difficilmente si ripeterà

“Alla stessa maniera scrivemmo che la Lazio difficilmente avrebbe ripetuto il secondo posto dopo le dimissioni del ds Igli Tare (vero leader della dirigenza) e la cessione di Milinkovic Savic. Erano i motivi delle nostre perplessità, anche se il timone del comando restava nelle salde mani di Lotito, che però non andrà mai dal mister (che predica sempre di voler fare la partita) a dire che questa squadra ha vinto una sola partita, giocando tra l’altro di rimessa, contro un Napoli malmesso. Lo può fare un ds, ma deve essere credibile. Quando Sarri dice «non attacchiamo più la porta» evidentemente non ha capito che manca profondità che è la forza di Immobile, e se non va in gol Ciro si fa dura. La dimostrazione di quanto stiamo dicendo ce l’ha data anche il pari interno col Monza (1-1) e soprattutto l’essere andati subito in vantaggio con il rigore di Immobile per poi venire raggiunti e anche dominati dalla squadra lombarda”.

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Juventus, Milan ed Inter: situazioni diverse

A Torino, sponda Juve, i tifosi dovrebbero smetterla di criticare mister e società o deprimersi per il pareggio interno con il Bologna per poi esaltarsi dopo la vittoria contro la Lazio che, in questo momento, naviga a vista. A suo tempo pronosticammo la Juve in zona Champions ma solo perché non ha partite infrasettimanali di Coppe. C’è da sperare che la recente sconfitta col Sassuolo (4-2) abbia fatto capire a tutti che la squadra è questa: più forte in ripartenza (il gioco caro ad Allegri) di quando si sbilancia per fare la partita (quello che vorrebbero i tifosi). E non si può imputare niente al nuovo ds Giuntoli che non ha potuto movimentare il mercato per esigenze economiche societarie”.

Del Milan avevamo accennato che avrebbe avuto bisogno di rodaggio, ma la sconfitta nel derby e subito dopo la presenza di Ibrahimovic vicino alla squadra ci induce a pensare che ci sia più confusione in sede che in campo. E la vittoria stentata col Verona (1-0) potrebbe essere una conferma. Dell’Inter, che ha vinto a Empoli 1-0 con un gran gol di Dimarco, abbiamo già ampiamente parlato, ponendola in pole-position tra le pretendenti al titolo”.

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