Maldini: “Io, dirigente che al Milan non ha smesso di imparare”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Paolo Maldini torna a parlare di Milan a mesi di distanza dall’ultima volta: il suo amore per il rossonero e l’esperienza da dirigente

Ex direttore dell’area tecnica del Milan oltre che leggenda del club, Paolo Maldini si è espresso in un’intervista a Radio Serie A. Di seguito, alcune delle sue dichiarazioni ai microfoni di Alessandro Alciato.

Parla Paolo Maldini

IL MILAN – “Sono nato come Paolo, cerco di fare la traiettoria della mia vita. Ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste nel corso della mia carriera. Sarò sempre riconoscente ai miei ambienti, al Milan e alle persone che ho incontrato lì. Anche nell’ultima mia esperienza da dirigente non ho finito di imparare. Quando vedi il calcio dall’altra parte, vedi tutto in maniera diversa. Cancellerei alcune cose che ho detto da calciatore. La visione è limitata”.

IL MILANISMO – “Io custode del milanismo? Non lo so… Il calcio e il Milan in particolare mi hanno insegnato i principi. È una cosa che va al di là del risultato, è più importante. Quando si parla di una storia ultracentenaria, va studiata e imparata”.

SIMBOLO – “Non sento questa responsabilità di essere un simbolo del Milan. Certo, quando sei all’interno di una società il ruolo te lo impone. Quando vado in giro mi sento Paolo, non il milanista. Credo che la gente negli anni ti apprezzi come persona, non solo come calciatore. È una questione di disciplina: il calcio ti dovrebbe insegnare ciò, capire chi vuoi essere”.

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