“Il Milan di RedBird come la Juventus di Exor”: lo strano paragone

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

“Milan e Juventus sono più simili di quanto sembri”: è questa la tesi del giornalista Guido Vaciago, direttore di Tuttosport

Milan contro Juventus è anche la sfida tra la proprietà più antica della Serie A e quella più giovane. In un editoriale sulle colonne di Tuttosport, il direttore del quotidiano Guido Vaciago ha paragonato le due proprietà, provano a spiegare perché, a detta sua, “i due mondi apparentemente distanti anni luce” di Milan e Juventus in realtà sono più vicini di quanto sembri.

“Da una parte c’è un club che viene tramandato come un preziosissimo gioiello di famiglia da esattamente un secolo. Alla sua guida si sono alternate quattro generazioni e ce n’è una quinta che già coltiva la passione nata nel 1923. Dall’altra c’è un club, altrettanto storico per il calcio italiano e internazionale, ma che dal giugno del 2022 è di proprietà di un fondo di investimento americano che lo ha acquistato da un altro fondo. Gli Agnelli e la Juventus, RedBird Capital Partners e il Milan: apparentemente due mondi distanti anni luce, ma guardandoli attentamente forse quella distanza è solo retorica”.

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“Amare non è un verbo da fondo di investimento”

La storia degli Agnelli e la prima Juventus con i viaggi in USA del primo presidente Edoardo:

“Certo, la tradizione non si compra e l’amore che gli Agnelli hanno profuso in cento anni di proprietà juventina sono una delle storie più romantiche del calcio mondiale. Anche vincente, peraltro, ma un secolo di fedeltà assoluta e dedizione così intensa, è innanzitutto una love story. E amare non è un verbo da fondo di investimento (giustamente, aggiungerebbero quelli che ci hanno messo i loro risparmi). Eppure, dietro la tradizione a l’amore, non bisogna dimenticare che la Juventus di Edoardo, primo Agnelli a essere presidente, nel 1923 nasce con una forte ispirazione industriale. Nello stesso anno, la Fiat inaugura il Lingotto, la prima fabbrica fordista in Italia, nata dall’ispirazione dell’industria americana e dalla razionalizzazione e dalla tecnologia. Il senatore Giovanni, padre di Edoardo, era convinto che quella fosse la strada del futuro e lo stesso Edoardo era andato negli Stati Uniti per studiare da vicino l’industria americana. Quella cultura, quell’approccio, venne inevitabilmente proiettato anche sulla Juventus fin dal primo giorno di proprietà degli Agnelli”.

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Milan e Juventus, RedBird come gli Agnelli?

Nel finale, Guido Vaciago paragona il Milan della nuova proprietà americana RedBird con la Juventus del gruppo industriale Exor e di John Elkann.

“Edoardo pensava a un modello di calcio meno improvvisato e dilettantesco rispetto a quello dei pionieri. Nel primo stadio di proprietà aveva fatto installare una palestra, aveva delineato la figura dell’allenatore (all’epoca un po’ sfumata), aveva perfino gettato i germi del marketing sportivo con i grandi cartelloni pubblicitari sulle tribune di Corso Marsiglia. Anche i suoi figli che hanno ereditato la Juventus, Gianni prima, Umberto dopo, hanno sempre filtrato la passione con una gestione manageriale all’avanguardia. E Andrea ha percorso, forse ancora più velocemente, la stessa strada. Oggi la Juventus è in mano a John, che guida un grande gruppo industriale e finanziario come Exor, e pensa al club di famiglia con la stessa passione dei suoi predecessori e con la sua cultura manageriale, che ha moltiplicato il valore di Exor in pochissimo tempo. Insomma, se RedBird ha una visione del Milan come quella di un’azienda che deve stare in piedi da sola, quella di Exor non è molto differente. Le declinazioni affettive possono essere differenti, l’obiettivo gestionale in fondo no. Se nel 1923 il calcio poteva essere un hobby (ma, attenzione, anche allora gli Agnelli non ci volevano perdere molti soldi, anzi…), nel 2023 è un business troppo costoso per essere finanziato ad libitum. E amare un club, in fondo, può anche voler dire renderlo solido e sostenibile”.

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