il 11/12/2023 alle 18:17

“Prima era il Milan, ora solo l’Inter!”: per Garlando la storia è cambiata

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Il giornalista Luigi Garlando, in un editoriale, ha voluto esaltare l’Inter e criticare il Milan dopo il weekend di Serie A

In un editoriale sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, il giornalista Luigi Garlando ha voluto esaltare il gioco espresso in questo momento dell’Inter. I nerazzurri guidano la classifica di Serie A e vengono sempre più indicati da tutti gli addetti ai lavori come i grandi favoriti per la vittoria finale. A parere del giornalista, inoltre, questa Inter ha effettuato un “sorpasso storico” sul Milan.

Milan

 

“La missione del Milan di Sacchi: conquistate il mondo e divertitelo”

“«Oh, bej! Oh, bej!», cioè «Oh, belli! Oh, belli!» esclamavano i bambini davanti ai doni che elargiva l’inviato papale, spedito da Pio IV in missione diplomatica a Milano nel 1510. Così è nata la tradizione della Fiera degli «Oh, bej! Oh, bej!», i mercatini natalizi che colorano il centro della città a partire dal giorno di Sant’Ambrogio. Sabato scorso, in pieno clima «Oh, bej! Oh, bej!», davanti al 4-0 di Inter-Udinese, San Siro aveva gli occhi dei bambini del Cinquecento: «Oh, belli! Oh, belli!». I giocatori di Inzaghi. Prova di bellezza, più ancora che di forza quella dei nerazzurri: 96’ di qualità senza soste, anche in ampio vantaggio, facilità di gioco, gol spettacolari, alto quoziente tecnico, aggressività costante. Uno spettacolo enfatizzato dal confronto con l’offerta estetica della Juve, per scelta, e di Milan e Napoli, per crisi. Intrigante soprattutto il paragone con i rossoneri, perché nella storia recente è stato soprattutto il Diavolo a coltivare il bel gioco in città. Per lo meno, da quando Silvio Berlusconi ha acquistato il Milan e l’ha affidato ad Adriano Galliani ed Arrigo Sacchi con una mission precisa: «Conquistate il mondo e divertitelo». E il «divertitelo» non era meno importante di «conquistatelo»”.

 

“Nell’Inter di sabato tutti i principi del calcio di Sacchi”

“Anche perché la squadra di Sua Emittenza doveva essere televisiva, per sedurre in prima serata, come «Dallas». La prima volta che Berlusconi vide Gullit, al Trofeo Gamper di Barcellona, fu conquistato non dalle sue qualità tecniche, ma dalla forza scenica, dall’impressione che suscitava la sua progressione potente, treccine al vento. L’impeto di Sandokan. Ai suoi cameramen suggeriva di inquadrare preferibilmente l’olimpico Maldini piuttosto che il Nanu Galderisi. Sacchi gli regalò la bellezza che cercava con la squadra degli Immortali, considerata dalla Fifa la migliore della storia. Della bellezza, Arrigo, ha fatto un’ossessione, anche quando si è poi trasferito in Spagna, la sua terra promessa. Ricorda ancora con ammirazione quando il Real fu contestato con una pañolada, pur avendo vinto, perché aveva giocato male. Improbabile che accada allo Stadium di Torino. Sacchi, in passato, è stato critico sul gioco di Inzaghi, ma deve riconoscere che nell’Inter di sabato c’erano tutti i principi del suo calcio: squadra sempre connessa, corta, aggressiva, offensiva che non speculava neppure sul 4-0. I gol di Dimarco e Lautaro sono nati da palloni sradicati sulla trequarti: pressing. Gli attaccanti nerazzurri sgobbano senza palla, come piace ad Arrigo. Calhanoglu anche di più. Non è un 10 alla Borghi, ma alla Donadoni, sempre attivo e sempre connesso ai compagni”.

 

“La bellezza del calcio milanese si è tuffata nel Naviglio ed è passata sull’altra sponda”

“L’Avvocato spiegava: «Sivori è il mio vizio». Anche Berlusconi aveva il vizio dei 10. Capello e Ancelotti hanno conquistato il mondo con Boban, Savicevic, Rui Costa, Kakà, Seedorf, Pirlo… «Oh, bej! Oh, bej!». Nello stesso lasso di tempo, l’Inter ha vinto con altre virtù. La squadra dei record di Matthaus e Brehme era solida come un elettrodomestico tedesco. Quella del Triplete era caratterizzata più da Samuel che da Sneijder. Mancini vinceva con i corazzieri Maicon, Vieira, Ibra… La bellezza dell’Inter è stata soprattutto individuale, espressione della genialità e della pazzia di un club nato in una taverna d’artisti: pensiamo al Chino Recoba. La bellezza strutturale, collettiva, costante della squadra di Inzaghi è qualcosa di nuovo e, in qualche modo, rivoluzionario. La bellezza del calcio milanese si è tuffata nel Naviglio ed è passata sull’altra sponda. Ora è l’Inter a custodirla, ora sono i nerazzurri, che riempiono sempre San Siro, i più spettacolari, i più televisivi , i più sacchiani . Mentre Pioli, nella crisi, deve decidere se rinunciare ad altra qualità per difendersi meglio e prega per il ritorno di Leao, salvatore individuale, avendo perso la forza del collettivo, Inzaghi guida una squadra compatta, dove Dimarco non conta meno di Lautaro, al vertice di tutti gli indicatori di qualità: punti, gol, assist… «Oh, bej! Oh, bej!»”.

 

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