Milan, Ibrahimovic: “C’è ambizione e vogliamo vincere. Fonseca scelto perché…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Tutte le parole di Zlatan Ibrahimovic nella conferenza stampa di presentazione della stagione 2024/2025 del Milan: da Fonseca alle ambizioni

Davanti ai giornalisti a Milanello, il Milan presenta ufficialmente la stagione 2024/2025: a parlare sarà per la prima volta in via ufficiale Zlatan Ibrahimovic, Senior Advisor della proprietà RedBird scelto direttamente da Gerry Cardinale.

Di seguito, tutte le parole dello svedese in conferenza stampa.

Il progetto Milan: parla Zlatan Ibrahimovic

Il ritorno Zlatan – “Dopo 6 mesi ho già i capelli grigi, si lavora… Dopo il ritiro dopo 25 anni nel calcio hai un’altra libertà, sono stato lontano dalla famiglia per tanto. Poi mi è arrivata una chiamata da Giorgio Furlani, dicendomi di venire a Milanello per fare un saluto. Non sapevo niente, era tutto in amicizia all’inizio. Da lì siamo andati avanti, ho fatto il primo incontro con Gerry Cardinale, un meeting di qualche ora dove mi ha proposto di tornare nel Milan come Operating Partner in RedBird. Gli ho spiegato le cose in maniera semplice: se devo entrare nel Milan dev’essere un progetto vincente. Chi mi conosce sa che non accetto la sconfitta, devo e voglio vincere. E vincerò. Gerry ha risposto… benvenuto. Da lì siamo partiti, passo per passo”.

Gerry Cardinale e l’ambizione della proprietà – “Con Gerry abbiamo parlato tanto prima di iniziare questa avventura. Parliamo la stessa lingua, Gerry è un vincente perché quando prende le cose vuole arrivare, fa le cose a modo suo con ambizione per creare un progetto vincente sul presente e sul lungo periodo. Gli ho detto che sarei stato l’uomo perfetto, con intelligenza. E grande, grande ambizione”.

Il nuovo ruolo di Zlatan Ibrahimovic – “Il mio ruolo è semplice, capisco che tanti lo chiedono. Sono Operating Partner di RedBird e la mia responsabilità è il Milan, lavoro a contatto con Gerry Cardinale, Moncada e Furlani. Sono coinvolto in tutto, da Milanello a Casa Milan al Vismara, ma non è un one-man-show. Ognuno è importante, siamo una squadra che lavora, come quella che lavora in campo. Semplice, no?”.

Il prossimo step – “Rinforzare la squadra per diventare più forti ed essere competitivi per gli obiettivi che abbiamo. Gli obiettivi del Milan sono i trofei, ma non sono in Italia, anche in Europa. Perché è la storia del Milan. Il Milan non vince, il Milan fa la storia: chi entra deve avere la stessa ambizione e chi è già dentro e non ha questa mentalità non avrà spazio. Nessuno ha detto che noi siamo soddisfatti di arrivare secondi, in Europa League non siamo andati bene. Siamo d’accordo con i tifosi, non siamo soddisfatti e vogliamo di più. Ma dopo un campionato così vogliamo essere più forti, più forti di quanto lo siamo oggi”.

Il futuro del club – “Sono ottimista e positivo, abbiamo un gruppo con dirigenti giovani e con tanta fame, vogliono fare la differenza. Abbiamo la nostra strategia e la stiamo seguendo. Non è che se perdi una partita vai in panico e cambia tutto. Siamo fiduciosi, è tutto sotto controllo. Il futuro è positivo. Poi ognuno lavora per il Milan, non ci sono obiettivi personali. Se uno li ha, non è l’uomo giusto per il Milan. E non solo con le parole. Non voglio promettere o dire cose false, andare davanti alle telecamere per farlo vedere. Lo vogliamo dimostrare e lavoriamo tutti giorni. Se c’è silenzio non è che non si lavora. Non siamo un podcast, un talk show. Se c’è qualcosa da dire si comunica. Chi è silenzioso è più pericoloso”.

Il nuovo allenatore – “Voglio dire a nome della società e da parte mia grazie a Stefano Pioli. Quello che ha fatto nel Milan rimane nella storia. E ci si ricorda di quelli che hanno fatto la storia. Voglio ringraziarlo, merita tutti i complimenti. Il nuovo allenatore del Milan sarà Paulo Fonseca. Abbiamo studiato bene, abbiamo valutato cosa cerchiamo e cosa vogliamo. Abbiamo scelto lui per portare la sua identità, per come vogliamo che giochi la squadra: un gioco dominante, offensivo. Dopo 5 anni volevamo dare qualcosa di nuovo ai giocatori. Abbiamo studiato come gioca, come allena, come prepara le partite. Fonseca è l’uomo giusto, siamo molto fiduciosi, ci crediamo tanto. E’ perfetto per i nostri giocatori”.

Il Q&A con i giornalisti

A che punto siete sulla trattativa Zirkzee? Ha le tue caratteristiche? – “Un anno fa i miei colleghi hanno fatto un grande lavoro, un grande calciomercato in poco tempo con 12 giocatori per mettere la base. Oggi c’è la base, questo mercato sarà fatto di dettagli, lavoriamo su cosa manca per migliorare squadra e migliorare i ruoli nel campo. E uno di questi è il numero 9 dopo l’addio di Olivier. Il progetto del Milan per l’attaccante è perfetto nella mia testa, lo spazio è libero ed è un ruolo che cerchiamo. Zirkzee è un giocatore forte, ha potenzialità, non è un segreto e ha fatto una grande stagione. Poi tra le voci e la realtà ci sono grandi differenze. Se mi somiglia? Non mi piace paragonare i giocatori, lui gioca molto bene e la scuola olandese è buona, sono passato da lì”.

Ibrahimovic, l’obiettivo minimo è la seconda stella per il Milan? – “Parlo la stessa lingua di Gerry, con la stessa ambizione. Non sarei entrato qua altrimenti. Alla squadra servono giocatori che si fanno concorrenza, quando abbiamo vinto l’ultimo scudetto non eravamo neanche top 4 in campionato l’anno dopo. E’ stato un capolavoro di tutti quanti quello scudetto, e ogni cosa che facciamo anche oggi è per vincere trofei. Se c’è garanzia no, nella vita come nel calcio. Ma quello che facciamo è per arrivare ai nostri obiettivi, sempre con la nostra strategia. Vogliamo essere smart, intelligenti, come abbiamo fatto finora. Non siamo qua per far vedere i muscoli e far vedere che vogliamo spendere più di tutti”.

Perché parliamo di Fonseca e non di Lopetegui? – “Sui giornali c’era un allenatore al giorno, Moncada ne voleva uno, Zlatan un altro, Furlani un altro ancora, i tifosi anche. C’è la realtà e ci sono le voci, ci sono nomi sui quali abbiamo discusso. E tra Lopetegui e Fonseca la scelta è ricaduta su Fonseca”.

Gli obiettivi di mercato e della squadra – “Pensiamo a questa stagione da quando abbiamo deciso di separarci da Stefano Pioli. Parliamo, condividiamo idee e strategie, lui ha i suoi desideri e ne parliamo insieme. Abbiamo un progetto U23 molto, molto importante per noi, per collegare U23 e prima squadra. E Fonseca qui sarà fondamentale per dare spazio e possibilità anche ai più giovani. La strategia e gli obiettivi ci sono: giochiamo per 4 trofei. Ma c’entra anche la squadra: un club come il Milan deve avere una squadra competitiva per vincere. La nostra responsabilità è metterlo nelle migliori condizioni per fare il meglio possibile a livello di rosa”.

Cosa vi ha detto Fonseca per convincervi? I tifosi volevano Conte, come rispondi a loro? – “Abbiamo studiato l’allenatore per tipologia, identità, approccio nel gioco. Quando abbiamo parlato faccia a faccia abbiamo avuto feeling. Ha tanta voglia di lavorare, è molto ambizioso e vuole fare bene. Il Milan ha un allenatore, non ha un manager. Con Conte non abbiamo discusso, con tutto il rispetto a lui che è un grande allenatore ma non è quello che cercavamo, non rispettava i nostri criteri.

La seconda stella dell’Inter – “Non soffro mai. Mi ha caricato, mi ha dato la fame per fare di più. Il Milan non guarda altre squadre, lo fanno i perdenti. Il Milan guarda sé stesso e il suo modo per arrivare. Non mi tocca. Soffrire è una parola da perdente”.

Il progetto nuovo stadio Milan – “I tifosi del Milan meritano uno stadio WOW, e gli americani sanno cosa fanno quando vogliono fare spettacolo. Sul percorso stadio ti risponderà Furlani”.

Maignan e Theo Hernandez rimarranno? – “Maignan, Theo e Leao restano. Sono giocatori tra i più forti nei loro ruoli, hanno un contratto con noi e sono felici, restano. Non abbiamo bisogno di vendere per comprare. Grazie al lavoro di RedBird abbiamo possibilità di portare giocatori forti e di migliorare. La squadra che ha vinto lo scudetto non è forte come quella di oggi. Dobbiamo comunque migliorarla, l’attaccante non è un segreto e vogliamo portarlo. Ma il mercato è tutti i giorni, il nostro sistema scouting guarda tutto il mondo. Ci sono mille chiamate tutti i giorni dove ti offrono giocatori, agenti chiamano i giornalisti per spingere i loro clienti. Il mercato è tutti i giorni”.

Quanto è importante il tuo ruolo conoscere gli aspetti del calciomercato dopo essere stato con Raiola per tanto tempo? – “Ho scelto di non parlare con i procuratori, non voglio perché io sono bianco o nero. Moncada e Furlani invece hanno il grigio. La mia è la vecchia scuola, più dritta, quella di Galliani e Mino. Loro hanno più pazienza, io no. Poi quando parte la trattativa parliamo, lo facciamo a nostro modo. Poi se arrivi dalla scuola di Mino… ci siamo”.

Perché non avete mai preso in considerazione un allenatore italiano? Perché ci sono pochi italiani in rosa? – “Perché non abbiamo scelto Conte? Perché nei criteri che abbiamo messo davanti a noi il suo nome non è uscito. Poi un allenatore può dire di voler allenare con tutto e tutti quanti. Ma il migliore match per quello che abbiamo e quello che vogliamo portare è Paulo Fonseca, per migliorare la squadra e migliorare i giocatori a livello individuali. La prima squadra dev’essere al top. I giocatori internazionali li abbiamo, li abbiamo come quelli italiani. Ne abbiamo sulla nostra lista, ne abbiamo anche in rosa. Gabbia ad esempio è cresciuto tanto da quando è tornato dalla Spagna”.

Questione Zirkzee e commissioni, tra scelta e rischio – “Quando si parla di trattative e di situazioni simili ognuno chiede, vuole e crea situazioni dove crede che il club sia sotto pressione per sfruttare la situazione. La trattativa dev’essere ok per noi, è una trattativa e non è un’azione di beneficienza. C’è una lista, non facciamo beneficienza. Bisogna capire cosa serve alla squadra e deve andare bene al club. Vogliamo spendere in maniera smart e intelligente non Rock n Roll. Poi devo vedere i giocatori in faccia: sono pronti alla pressione? I fattori sono tanti, San Siro è difficile”.

Il sogno Champions League – “Voglio vincere più possibile, quando sei al Milan hai la possibilità di vincere per tutte le competizioni alle quali partecipi. Non cerco una rivincita per vincere quello che non ho vinto, voglio vincere e basta con le mie idee condivise con quelle del club. Inizio da zero, sto scalando, sto imparando. Ma ho tanto da dare. Ovvio che voglio vincere la Champions League”.

Theo e Maignan, rinnovi di contratto: richieste compatibili col club? – “Nelle situazioni di Mike e Theo a livello di rinnovo tutto è possibile, delle loro richieste forse sapete più di me. E’ una cosa interna, parliamo, valutiamo. Tutto è possibile, il bilancio in positivo ci dà la possibilità di fare certe cose senza andare in difficoltà. Non vogliamo andare in negativo. Loro sono contenti, hanno fatto la storia e devono farla ancora”.

Qual è la strada per tornare a vincere senza spendere come altre big d’Europa? – “Vogliamo seguire la nostra strategia. Ma quando fai queste cose sono i dettagli a fare la differenza, è più facile andare indietro che avanti. Se vai troppo veloce il rischio è quello di deragliare: arrivare al top è più facile rispetto a stare sempre al top. Siamo smart, lo ripeto, facciamo le cose in maniera intelligenza senza fare cose per le quali non abbiamo possibilità”.

Ibrahimovic è riconoscibile, un garante dell’asset sportivo-finanziario: sarai pronto a parlare con investitori pronti ad affacciarsi al Milan? L’hai già fatto? – “Non l’ho fatto fino ad adesso. Lo farò? Dipende da Gerry, lavoro insieme a lui. Furlani ti risponderà nei dettagli. Io sono sport, entertainment, un po’ anche fashion, sono vincente e non ho paura delle sfide: i miei valori sono anche quelli di RedBird”.

In questa stagione ci sono stati tanti momenti di difficoltà, perché non ha parlato fino ad oggi? – “Per parlare devi avere le cose da dire. Non siamo un talk show, un podcast: si comunica quando c’è qualcosa da dire, quando c’è qualcosa di concreto e ufficiale. Poi so che in Italia farsi vedere davanti alle telecamere è importante, ma non è il mio modo di lavorare. Non è uno show, non sono entrato per risolvere tutto. L’importante è l’unità e la comunione di intenti. Se uno parla e poi le cose non succedono… non è il mio modo di lavorare. Non siamo soddisfatti come non lo sono i tifosi. Anche se le ultime settimane sono state esagerate. L’anno prima dello scudetto, a porte chiuse, siamo cresciuti senza vincere. E quando hanno aperto le porte ai tifosi dopo il Covid abbiamo vinto subito. I tifosi ci danno la forza, sono la nostra forza: ci seguono, ci aiutano e ci serve. Se non sono soddisfatti loro, non lo siamo neanche noi. Semplice”.

Come spieghi il calcio italiano alla proprietà americana, con la necessità di tornare a vincere subito? Nel calcio il futuro è il presente… – “Gli americani sono entrati nel calcio, dopo un po’ hanno capito l’effetto che va vincere, perdere. Ma anche la comunicazione. Sono stato 2 anni in MLS, so come lavorano ed è un altro mondo. C’è un mix tra la proprietà americana e chi conosce il calcio italiano ed è a Milano per il lavoro quotidiano”.

Come vi muovete sul mercato? La tua voce conta più di quella degli altri a livello di budget? Come vengono prese le scelte dal punto di vista economico? – “Tutto il positivo si re-investe nella prima squadra per migliorarla il più possibile. Tutto quello che facciamo viene reinvestito, per noi l’obiettivo è quello di far vincere la prima squadra. Lavoro con Giorgio e Geoffrey e insieme decidiamo cosa è meglio per il Milan”.

Pensate che Fonseca sia un tecnico top? – “Paulo Fonseca è il tecnico migliore per noi, altrimenti non l’avremmo portato al Milan. Ai tifosi dico che arriverà un calcio nuovo, offensivo, dominante ma con equilibrio perché la difesa è importante. Porterà energia diversa, ci sarà un altro volto, elegante come il precedente”.

Comunicazione, come dobbiamo interpretare i tuoi post sui social? – “Non lo so, o seriamente o no. Per me i social media sono fonte di divertimento e li utilizzo, mando messaggi diretti o indiretti… Come quando i giornalisti giocano, gioco anche io. Ma quando lo faccio arrivo a 100 milioni, quando lo fanno i giornalisti…”.

Arriveranno giocatori di esperienza? – “Questo è molto importante. La squadra il prossimo anno sarà ancora più giovane e Fonseca piace e ha esperienza con i giovani. Persi Giroud e Kjaer l’età scende e scende parecchio, sarà fondamentale avere un allenatore come lui. Per me se sei in prima squadra giovane o meno giovane non cambia, la responsabilità è la stessa: bisogna portare i risultati. Sarà una squadra più giovane dell’anno scorso e per questo il ruolo di Fonseca sarà importante”.

Quant’è lontano il Milan dai top club europei? – “Vogliamo avere stabilità per competere coi più grandi, ma parte tutto in Italia. Abbiamo una squadra competitiva e che può lottare, vogliamo rinforzarla e dare concorrenza ai giocatori che ci sono oggi per dare e portare risultati, ma sempre secondo la nostra strategia”.

I fischi alla dirigenza nell’ultima a San Siro: un messaggio allo scetticismo dei tifosi? – “The future is bright. Il futuro è luminoso. Fino a quando sarò qui farò di tutto per far vincere il Milan”.

Francesco Camarda, cosa vuol dire averlo? Come lo stai seguendo? – “Camarda è più talentuoso a questa età rispetto a me. Per noi è molto importante, è il futuro del Milan ma non ha tutta la responsabilità addosso. E’ giovane, tutto sta andando veloce per lui. E la nostra responsabilità è di proteggerlo, farlo crescere e aiutarlo a diventare quello che può diventare. Ha fame e voglia di migliorare, ma non bisogna andare troppo veloce: passo per passo, per arrivare. Può diventare una bandiera, uno di quelli che ha fatto tutte le giovanili. I talenti dell’accademia del Milan come lui dimostrano che bisogna lavorare sul settore giovanile, un settore che dev’essere forte e creare giocatori da prima squadra. Il suo fisico è ancora troppo acerbo, per questo serve il progetto U23, per preparare i giovani al calcio degli adulti. Il salto da Primavera e prima squadra è troppo veloce: alcuni pensano di essere arrivati ma non hanno neanche iniziato. Camarda non ha neanche iniziato”.

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