Galliani ha rilasciato un’intervista in cui ricorda i suoi anni da Amministratore Delegato del Milan: ecco la sua filosofia sugli allenatori
Adriano Galliani, ex ad rossonero, ha rilasciato un’intervista al podcast, trasmesso sull’omonimo canale YouTube, Colpi da Maestro nella quale ha raccontato diversi aneddoti sugli allenatori che ha scelto di portare al Milan e non solo.
L’intervista
Su Sacchi “Quel Milan pensava in grande perchè il suo presidente, Silvio Berlusconi, pensava in grande. E questa cosa l’ha trasmessa alla società, agli allenatori e ai giocatori. Se penso a quando abbiamo scelto Sacchi, la gente diceva che eravamo matti. Arrigo faceva giocare bene le sue squadre, ma era un allenatore che nell’anno prima di venire al Milan non aveva conquistato la promozione dalla Serie B con il Parma.
Su Capello e Ancelotti: “Di Capello si diceva che era il cocco di Berlusconi perché Fabio non allenava da anni e faceva altro. Ancelotti che lo chiamavano il ‘perdente di successo’ perchè nei due anni precedenti al Milan era alla Juve e arrivò secondo per due volte. Non andrebbero ricordati solo i colpi da maestro per quanto riguarda i giocatori, ma anche gli allenatori. Dopo il Milan sono tornato a Monza e credo che un colpo di maestro sia stato prendere l’allenatore della Primavera Palladino e portarlo in prima squadra. Gli allenatori incidono molto sui risultati delle squadre“.
Scegliere l’allenatore giusto
Sulla scelta degli allenatori: “Ci sono stati periodi diversi. Partirei da Sacchi: per Berlusconi la cosa fondamentale era giocare bene. L’anno prima facciamo un’amichevole con il Parma e vediamo giocare bene gli emiliani. In Coppa Italia peschiamo il Parma, che viene a vincere a Milano giocando molto bene. Berlusconi mi chiede se il Parma ha giocatori più bravi di quelli del Milan, io ovviamente rispondo di no. E allora lui mi chiede perchè giocano meglio di noi. Io gli rispondo: ‘Boh, si vede che avranno un buon allenatore’. Il Milan passa come secondo in quel girone di Coppa Italia che viene vinto dal Parma. Agli ottavi, chi peschiamo ancora? Il Parma che torna a Milano e ci batte per la seconda volta. A quel punto pensiamo che non sia un caso. Al ritorno chiediamo al presidente del Parma di andare a cena dopo la partita e in quella cena incontriamo Sacchi. Parliamo, ma non concludiamo. Nei mesi successivi decidiamo che Sacchi avesse le caratteristiche giuste per allenare il Milan. Arrivato da noi vince lo scudetto al primo anno, la Coppa dei Campioni al secondo anno e ancora la Coppa dei Campioni al terzo anno. Quando viene da noi Sacchi non ha chiesto soldi, ha fatto mettere a me la cifra. Lui dice che va bene, ma aggiunge che se lui vince la cifra viene raddoppiata durante l’anno, la stagione successiva di riparte da doppio e se vince ancora campionato o Coppa dei Campioni si raddoppia ancora, e poi stessa cosa al terzo anno. E così alla fine si è comprato un po’ di alberghi a Milano Marittima (ride, ndr)“.