Il Milan è campione d’Italia: i 19 tabù e luoghi comuni sfatati dai rossoneri

Finalmente, dopo una lunghissima stagione e, in particolare, un estenuante finale di campionato, Milano è tornata a colorarsi di rossonero. Foto e video ne abbiamo visti molti e non ci stancheremmo mai di guardarne, abbiamo perciò avuto modo di realizzare che è tutto vero. Ma ci siamo mai chiesti come è stato possibile arrivare a vincere questo Scudetto? Personalmente no, perché consapevole che da due anni a questa parte il club (o brand, per essere fedeli a dati oggettivi, YouGov FootballIndex) italiano più famoso nel mondo è capace di competere con ogni tipo di avversario. Ben inteso, mai con superiorità o con arroganza, perché presentarsi al rivale con questo atteggiamento senza aver ancora mai vinto, non avrebbe poi pagato. Anche perché, d’altronde, come poteva mai permettersi la quarta/quinta rosa della Serie A di atteggiarsi con presunzione? Eccoci al punto. Da giugno 2020 di pareri meravigliosi sul Milan se ne sono letti tanti, ma mi piace l’idea di partire dal tormentone della stagione 2021/2022. Inter, Napoli e Juventus hanno indubbiamente una rosa superiore. Ad agosto, quando si tracciavano i pronostici della classifica finale di maggio, tanti tifosi ed opinionisti esperti mettevano i rossoneri dietro a queste tre (e anche altre, in alcuni casi). Ed era legittimo, perché c’era ovviamente molta incertezza sull’immediato futuro del Diavolo e delle avversarie post calciomercato. Più strano, invece, è stato notare lo stupore diffusosi di giornata in giornata. Specie dopo le doppie vittorie contro Roma, Lazio e Atalanta, i due pareggi con la Juventus, i 4 punti contro l’Inter e i 3 (o 4, fuorigioco geografici permettendo) punti contro il Napoli. Anche a poche giornate dalla fine, il Milan restava indubbiamente quella con la rosa meno forte. La stessa rosa che vanta il miglior portiere del campionato, il miglior terzino, uno dei migliori centrocampisti italiani e il miglior giocatore della Serie A, ad esempio.

Facciamo un passo indietro. Dal secondo punto in poi voglio andare in ordine cronologico, a partire dalla cavalcata dal decimo al quinto posto dopo il lockdown del 2020. Ecco i prossimi 3: “Con gli stadi chiusi è più facile, non durerà quando riapriranno al pubblico”, “è un calcio diverso quello giocato in estate, il basso ritmo facilita il gioco“, “vincere aiuta a vincere, è solo l’entusiasmo della giovane età della squadra”. Serve dire come è proseguito il cammino dei rossoneri la stagione successiva? A tal proposito, quella 2020/2021 ha visto il Milan battere il record di rigori assegnati ad una squadra nella singola annata (20). Vince le gare grazie ai gol dal dischetto? Sfatato anche il punto cinque: nel campionato appena concluso ne ha calciati 8, solo 5 dei quali trasformati e l’ultimo (sbagliato) risale al 17 gennaio. Il sesto, invece, lo abbiamo accennato prima: le previsioni di inizio anno. Siccome, personalmente, non me ne è pervenuta alcuna che vedesse il Milan in cima alla Serie A, anche qui si può parlare di confutazione. Nello stesso periodo dell’anno in cui si stilavano le classifiche, si faceva il bilancio del calciomercato. Per i 2 mesi e mezzo di stop dal calcio giocato si è parlato dei punti che il Milan avrebbe perso senza Donnarumma in porta, o di come avrebbe risentito della mancata sostituzione di Calhanoglu. A maggio 2022, Maignan chiude con 17 clean sheet nel campionato italiano ed è evidente la crescita di Leao, che certamente, con il suo apporto, ha alzato il numero di gol e assist regalati dal turco nell’annata precedente.

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Dopo aver sfatato anche il luogo comune del secondo anno “fallimentare” di Stefano Pioli, 9, 10 e 11 vanno a braccetto. Il miracolo della squadra piccola che riesce a battere le grandi, la favola di un gruppo di ragazzi che semplicemente si sarebbe goduto il momento, ma non avrebbe potuto arrivare fino in fondo e, poi, la mia preferita: il Leicester del 2016. Anche in questo caso, per sfatare il primo duetto basta guardare la classifica. Non l’ultimo, che merita qualche parola in più. Credo, infatti, vada rispettata l’incredibile impresa di un club da 4 titoli ad alto livello in bacheca in grado di passare da un 14esimo posto (2014/2015) ad un primo (2015/2016). Soprattutto se poi, nell’anno successivo, arriva dodicesimo. Dunque, non può paragonarsi ad una qualsiasi squadra forte che trionfa nel proprio campionato per la 19ª volta nella sua storia. Prima di passare a parlare concretamente del calcio giocato dal Milan quest’anno, vale la pena ricordare quanto erano stati criticati (qui, riconosco, solo da pochi) Maldini e Massara per i mancati rinnovi e le poche spese, ad esempio a gennaio 2022. Una gestione che poteva portare, anche a detta di alcuni tifosi, a non arrivare alla qualificazione in Champions League. Segno “tick” anche vicino al numero 11: spuntato.

In una delle gare chiave della stagione, quando Pioli incontrava Spalletti in Napoli-Milan, gli si presentava un tabù da sfatare. In undici confronti non lo aveva mai sconfitto, e due di questi insuccessi gli costarono anche la panchina (al Parma e alla Lazio). Il 6 marzo finì 0-1 con gol di Giroud, e portò il tecnico rossonero alla vittoria contro l’azzurro, in una partita che tagliò definitivamente fuori i partenopei dalla corsa Scudetto. Più avanti, precisamente nelle ultime 5 sfide del 2021/2022, il Diavolo ha sfidato la Lazio, la Fiorentina, il Verona, l’Atalanta ed il Sassuolo. Dietro a ciascuno di questi match è nascosto un tabù che è poi stato smitizzato. Nella prima del mini ciclo, il Milan ha vinto contro i biancocelesti per la seconda volta su due in stagione: non accadeva da 13 anni. Poi, a San Siro contro la Fiorentina i tifosi milanisti hanno rivisto i fantasmi di quel confronto dell’aprile 2012, quando Amauri all’89esimo demolì i sogni Scudetto rossoneri. Questa volta, Leao ha firmato l’1-0 definitivo. Il portoghese si è reso protagonista anche del sedicesimo punto della nostra lista: la Fatal Verona. Gli anni 1973 e 1990 furono infatti caratterizzati da un Hellas chirurgico e malvagio contro il Diavolo, capace di mettersi di mezzo tra il Milan e la conquista di entrambi quei due campionati. Nel 2022, invece, i due assist di Leao hanno portato all’1-3 definitivo, firmato due volte Tonali e Florenzi.

17: il 5-0 di Bergamo, uno dei punti più bassi della storia del club. “Riuscirà il Milan a demolire completamente quel ricordo e battere l’Atalanta in casa, a due gare dal termine?” Sì, Leao e Theo Hernandez regalano il 2-0 finale. Ultima gara di Serie A, i rossoneri affrontano il Sassuolo a Reggio Emilia, consapevoli di avere due risultati su tre per poter alzare il trofeo. Circa 22 mesi prima, sullo stesso campo, Stefano Pioli conquistava un’importante vittoria ma, soprattutto, quel 21 luglio 2020 festeggiò il primo rinnovo con il suo Milan. Poteva non chiudersi lì, dove tutto è iniziato, il cerchio? A maggior ragione se in una città che è chiamata “del Tricolore”? Più che tabù o luogo comune da sfatare, lo 0-3 è la semplice celebrazione di un ciclo che non poteva che chiudersi (ma non terminare) in quel modo. Ed infine, ci permette anche di arrivare al punto 19, come i campionati nazionali vinti dalla Milano rossonera. Un progetto partito due anni fa e terminato con uno Scudetto può definirsi overperformante?

photocredits: acmilan.com

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