Milan, i motivi dietro a una difesa fragile (infortuni a parte)

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La stagione del Milan è stata caratterizzata da numerosi problemi in difesa per svariati motivi: il focus sulle motivazioni e una speranza

La stagione del Milan volge verso la fase conclusiva: la partecipazione alla prossima Champions League dovrebbe essere garantita, mentre in Europa League si tenterà il tutto per tutto al fine di portare a casa un trofeo. Il più grande problema, evidenziato anche dai numeri, che ha creato più problemi ai rossoneri è stato quello della fase difensiva (più che della difesa in sé). Gli infortuni gravi di Tomori, Thiaw e Kalulu hanno contribuito certamente alla fragilità della squadra, ma l’impressione è sempre stata quella di un problema corale, più che di singoli interpreti. L’idea che per avere un gioco offensivo si debba trascurare la fase di difesa o di pressione è chiaramente erronea e i dati lo dimostrano.

Il rientro dei titolari

Dopo diversi mesi finalmente il Milan torna ad avere a disposizione tutti i suoi giocatori (Pobega a parte) e può smettere di parlare di “emergenza infortuni”. In particolare, il reparto più falcidiato dai problemi fisici è stato quello della difesa: Tomori, Thiaw e Kalulu hanno subito tutti e tre lesioni muscolari con interessamento tendineo e sono rimasti fuori a lungo. Ora che sono rientrati tutti la domanda è quasi automatica: “La si smetterà di prendere così tanti gol?” Trovare una risposta è difficile, e forse bisognerebbe guardare oltre i singoli interpreti. La famigerata coppia Tomori-Kalulu blindò la difesa di una squadra che arrivò a vincere lo scudetto, ma è altrettanto vero che quel Milan, per stile di gioco e caratteristiche dei centrocampisti era profondamente diverso.

Milan, male la difesa, ma come pressi?

La risposta allora, paradossalmente, la si potrebbe trovare nella fase offensiva e di prima pressione attuate dai rossoneri. Senza parlare di 5-0-5 o dare i numeri, è evidente che il Milan attacchi diviso in due tronconi, lasciando voragini in mezzo al campo. Questa situazione in impostazione comporta sterilità perché in pochi riempiono l’area o creano sovrapposizioni per gli esterni alti, sempre prontamente raddoppiati, ma la cosa più dannosa accade quando il possesso di palla viene perso: la pressione non viene mai fatta con intensità e collettività, bensì con singoli che corrono dietro all’avversario spesso in ritardo. Il risultato è che la squadra rimane spezzata in due, non avviene la riconquista della palla in zona pericolosa e il centrocampo (già di per sé poco dedito all’interdizione) si trova a dover coprire porzioni di campo interminabili.

Basteranno i rientri?

Per i motivi sopra elencati resta difficile pensare che il rientro dei titolari sia sufficiente a fermare l’emorragia difensiva. Quel Milan offensivo ma solido, con Kalulu e Tomori a 40 metri dalla porta con consapevolezza che attuava una pressione feroce con ottimi risultati (vedi la partita di Reggio Emilia dello Scudetto) sembra ormai un lontano ricordo. La speranza è che si possa tornare ad una conformazione tattica di quel genere, che renda i difensori sicuri di sé e porti gli attaccanti a poter offendere maggiormente. Una cosa è certa: guai a pensare che per fare un calcio offensivo, moderno e piacevole da guardare si debba togliere equilibrio alla squadra, perché i dati e le partite delle migliori compagini europee lo dimostrano in modo eclatante.

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