L’ex Milan De Vecchi ha rilasciato un’intervista esclusiva nell’appuntamento dell’ora di pranzo di Radio Rossonera, ecco le sue parole
L’ex giocatore del Milan Walter De Vecchi è stato intervistato ai microfoni di Lunch Press dove ha parlato di tutta l’attualità rossonera e non solo.
Sulla nazionale
“Prima di passare una buona Pasqua, c’è da passare la qualificazione ai mondiali contro la Bosnia. Sarà questa la volta buona?” – “Ce lo auguriamo tutti, sarebbe la terza volta di fila che non andiamo ai mondiali. Credo che abbiamo tutte le credenziali per farcela, ma non sottovalutiamo la Bosnia. Tra l’altro gioca in casa, in questo campo particolare, c’è stato anche un metro di neve. L’importante è non attaccarci agli alibi, bisogna andare con la voglia di vincere, di imporre il proprio gioco, la propria mentalità e la forza. Con tutti i limiti del caso, perché non è una grandissima nazionale rispetto a quelle del passato, abbiamo le credenziali in regola per passare il turno“.
“Tu che lo conosci, Gattuso che discorso farà per toccare i giocatori?” – “L’ho visto molto misurato, lo stress l’ha scaricato tutto su sé stesso. Sembra la figura mitologica che si porta il mondo sopra le spalle. Questo è il suo compito, lui deve alleggerire la pressione sui giocatori e caricarla su di sé. Non è semplice ma sembra lo stia facendo bene“.
“Perché abbiamo pianto vedendo segnare Sandro Tonali?” – “Perché è un grandissimo rimpianto. Abbiamo sacrificato sull’altare delle plusvalenze e del bilancio un giocatore che in altri tempi, con un’altra dirigenza, sarebbe stato l’ossatura base per la costruzione di una squadra vincente in Europa. Ha tutte le caratteristiche per essere candidato alle grandi piazze. In questo momento credo che in una classifica delle mezze ali stia dietro solo a Rice, Valverde e Pedri“.
Sul calciomercato
“Raoul Bellanova è il nuovo-vecchio nome accostato al Milan. Com’è il ragazzo dal tuo punto di vista?” – “Allora, Bellanova è un classe 2000. Di quella “covata” lì c’era anche Marco Brescianini, che adesso è alla Fiorentina, ma erano giocatori diversi. Raoul, fin da giovanissimo, era un talento soprattutto fisico: aveva tempi atletici importanti e una corsa straordinaria. Non è vero che fosse una “testa calda”. La realtà è che scelse di andare al Bordeaux senza firmare il rinnovo con il Milan per motivi economici: in Francia gli offrirono “la luna” e lui fu immolato alla causa. Dopodiché è stato giustamente richiamato in Italia perché forse all’epoca non era ancora maturo. Un grande scout come Giovanni Sartori lo ha riportato a Bergamo, ma con Gasperini è durato poco ed è andato in prestito al Cagliari, dove è letteralmente esploso. È un po’ la storia recente del Cagliari, far esplodere i giocatori di fascia. Poi è passato al Torino con Juric, dove ha fatto un ulteriore upgrade tecnico: prima era prevedibile nel cross, cercava sempre il destro, poi ha imparato nuove soluzioni ed è arrivato in Nazionale. In Italia non ci sono molti “quinti” del suo livello“.
“Parliamo di Comotto. Sta crescendo in modo pazzesco: l’anno prossimo lo riporteresti al Milan o servirebbe un prestito?” – “Su Comotto avevo fatto una previsione in tempi non sospetti e si sta avverando: Cristian si sta affermando. L’anno prossimo lo porterei sicuramente a fare la preparazione a Milanello. Poi il mister deciderà se è pronto per la rosa o se serve un prestito in Serie A per consolidarsi. I giovani devono giocare, quindi bisognerebbe trovargli un progetto su misura. Se ragioniamo come all’estero, lo terrei al Milan. Guardate il Bayern Monaco: ha fatto esordire Pavic (2010) e ha fatto giocare titolare in Champions Lennard Karl (2008). Spiegazione di Kompany: sono giovani che hanno attitudine e qualità, allenandosi con i più forti migliorano prima. Spero che rimanga Allegri e che abbia il coraggio di dargli spazio. Dobbiamo stare attenti a non perderlo, come successo in passato con Locatelli, venduto a 20 anni, o Kerkez, che ora è titolare al Liverpool e ha tolto il posto a Robertson“.
“A proposito di Robertson, si parla di lui per il Milan” – “Robertson ha fatto tantissimi chilometri. È stato uno dei migliori nel ruolo, insieme ad Alexander-Arnold ha dettato legge per anni, ma se arriva Bellanova va benissimo perché ha una gamba importante. Modric è l’unico che sembra non invecchiare mai, ma gioca in un ruolo diverso; sulla fascia devi correre“.
Sulla prima squadra
“Passando alla prima squadra: credi alla rimonta scudetto?” – “È molto difficile. Dipende dai demeriti dell’Inter più che dai meriti del Milan. Alcuni giocatori chiave dell’Inter stanno rallentando: Dimarco non è brillante come a inizio anno e Lautaro viene da un infortunio. Dipende da loro, ora è una questione di testa più che di gambe. Questo weekend avremo dei verdetti quasi finali.
“Il Milan ultimamente non è sempre brillante, ma vince le partite importanti” – “Contro l’Inter ha fatto un grandissimo primo tempo, andando a prendere i nerazzurri alti, salvo poi ritirarsi nel secondo tempo. Ci sono stati degli episodi che potevano portare al gol o a un rigore. Con il Torino il contrario, primo tempo così così e il secondo alla grande. Non dico che sia una strategia però… (ride ndr). Nel secondo tempo il Milan diventa più fisico, più arrembante, più intraprendente. Come contraltare negativo i passi falsi con Parma e Lazio. Il problema nasce quando troviamo squadre che si chiudono e ripartono: se ci obbligano a giocare negli spazi stretti e fare la partita facciamo fatica. Contro la Lazio abbiamo commesso errori imperdonabili e ci hanno fare la partita. Lì il Milan soffre, forse per caratteristiche individuali degli attaccanti o per un pò di mentalità“.
“Un’ultima cosa: perché il Milan senza Adrien Rabiot non vince?” – “Nella classifica che abbiamo fatto delle mezze ali non ho messo volutamente Rabiot che rientra in quella categoria lì. È un giocatore che sposta gli equilibri: i dati GPS sulle sue corse e la porzione di campo che occupa sono clamorosi. A proposito, occhio alla Francia per i prossimi Mondiali: ha una rosa clamorosa. In attacco hanno schierato nelle due amichevoli Mbappé, Dembélé, Olisé, Ekitike, Kolo Muani, Cherki e Doué. Tra tutti, Cherki è un virtuoso. Un talento mancino purissimo, mi ricorda Savicevic. Non è vero che oggi i numeri 10 puri come lui fanno fatica, dipende tutto dalla proposta di gioco dell’allenatore“.