Milan, Caressa su Leao: “Giocatore da highlights, serve continuità e ossessione”

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Il commento di Fabio Caressa dopo la sconfitta del Portogallo di Rafael Leao: critica il giocatore del Milan e spiega i motivi dell’attacco

Rafael Leao e il suo Portogallo sono stati eliminati dall’Europeo per mano della Francia: per i quotidiani nazionali il 10 del Milan è stato il migliore in campo, ma ciò non è bastato ad evitare le critiche di Fabio Caressa. Il giornalista, negli studi Sky Sport ha contestato l’esterno portoghese, tornando sulle solite lacune e ricordando le parole di Capello nei suoi confronti. Leao rientrerà anticipatamente al Milan dopo l’eliminazione dall’Europeo, nonostante l’ultima buona prestazione con la sua Nazionale in questa competizione deve fare i conti con le critiche di Caressa.

Tra highlights, qualità, il riferimento Yildiz e i miglioramenti da fare: il paragone con i grandi campioni

Caressa inizia definendo il portoghese un giocatore di qualità, tutt’altro che inutile. Poi sottolinea il fatto che gli attaccanti devono fare gol o assist, per poi affermare: “Che lui faccia la giocatina, le cose, mi interessa relativamente. Stasera gioca la Turchia, Yildiz deve fare gol. Sarà un grande talento, ma deve fare gol prima o poi. Perché se non fa gol io preferisco Yilmaz che corre dietro a tutti”. La sua critica sfocia poi in una più grande contro il mondo social attuale: “Questo purtroppo è un vizio che si è preso ultimamente, dipende dal fatto che sui social si vedono gli highlights delle migliori cose in carriera di questi calciatori. Quindi sei portato a pensare e a credere, se non vedi tante partite continue, che quello sia il giocatore, quello degli highlights. Ma il giocatore non è quello, il giocatore è quello della continuità nei 90 minuti. E Leao da troppo tempo lo stiamo aspettando nella continuità dei 90 minuti”. Ricorda poi le parole di Capello che disse che per il portoghese il calcio non era la prima cosa; non è la cosa per cui vive. E parla di ossessione: “Per diventare un campione deve diventare un’ossessione quello che fai. Tutti i grandi campioni hanno vissuto il loro momento sportivo come un momento ossessivo. È un buon giocatore, ma per diventare un campione manca ancora qualcosa e manca da troppo tempo. Non è più un ragazzino”.

 

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