Milan, Palmeri e la “rivoluzione perdente” di Cardinale: “Da Maldini a Furlani”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Per Tancredi Palmeri, quella di Cardinale al Milan è stata una “rivoluzione perdente”: la tesi parte da Maldini e passa per Furlani

In una stagione dove il Milan è secondo in Serie A e ai quarti di finale di Europa League (con l’eliminazione dalla Champions League, la distanza abissale dall’Inter e tutti i limiti e i problemi che ha avuto la squadra negli ultimi mesi), c’è chi definisce “disastroso” il progetto di Gerry Cardinale, n1 del fondo RedBird e azionista di maggioranza del club. In un editoriale sul portale web dell’emittente Sportitalia, il giornalista Tancredi Palmeri ha parlato di “rivoluzioni perdenti“: quelle di Aurelio De Laurentiis, Claudio Lotito e, appunto di Gerry Cardinale tra Napoli, Lazio e Milan.

La spiegazione

La tesi di Gerry, che non aveva fatto proprio nulla di che ma essendo americano allora perché non buttarsi in una novità, era che il calcio di altissimo livello si potesse fare anche senza direttore sportivo“. Cardinale, continua Palmeri, “illuso che il calcio fosse un parente povero degli sport americani aveva cancellato Maldini dal presente del Milan, ritenendo che gli scout e Furlani avessero tutto il know how equiparabile ai 50 anni di Milan di Paolo“.

Alla fine, chiude il giornalista “la logica più basica aveva ragione e i tre presidenti hanno combinato un disastro“. Anche se “Cardinale ha provato a metterci una pezza in corso d’opera chiamando poco a poco Ibrahimovic, e qualche effetto si sta vedendo“, la morale della favola per il giornalista è che “la figura del direttore sportivo è assolutamente fondamentale per gli equilibri della squadra, non compra solo i giocatori, ma fa anche da vaso di coccio tra padroni e allenatori burberi“.

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