Milan-Bologna: tra tattica, il punto di mercato e le evoluzioni di Ibra e Kessiè

Domanda: da quanto tempo non ci sedevamo davanti alla tv con la concreta speranza di vedere vincere il Milan e nello stesso momento divertirci?
Risposta: da Zlatan, parte 1, A.D. 2011
Eppure… eppure anche Zlatan incredibilmente sbaglia (ma non ditegli che ho scritto ciò). Sbaglia perché dichiara che avrebbe fatto meglio con la gioventù del passato ma per paradosso questo Ibra sembra anche più forte di quello che abbiamo lasciato a malincuore una decina di anni fa: più maturo, razionalizza le giocate, massimizza gli sforzi fisici andando a saltare o scattando quando capisce di poter vincere il duello, si lamenta degli errori meno platealmente che in passato spesso rodendosi il fegato e bofonchiando a mezza bocca grattandosi la tempia o dando le spalle al compagno guardando a terra.
Rispetto ad anni fa calpesta meno le zone esterne ma continua ad esser attirato magneticamente dal cerchio di centrocampo, da quella zona dove può comandare il gioco della squadra decidendo a proprio piacimento se concedere a Kjaer una palla lunga sul corpo o dare a Calha la possibilità dello scambio corto.
L’evoluzione di questo ultimo Zlatan in effetti lo sta portando sempre più a somigliare ad un centro cestistico: può restare sotto canestro e schiacciare (di testa) come ieri contro il Bologna, uscire sulla trequarti e giocare il pick and roll con Calha, oppure fare a sportellate spalle al canestro per far salire la squadra.
Ibra però non è il solo a subire mutazioni calcistiche: l’altra evoluzione riguarda Franck Kessiè che da corridore istintivo e pasticcione si sta trasformando in mediano di stampo europeo. Corre sempre molto Franck, scivola ancora sull’esterno a coprire l’esterno che è salito e non è tornato, si inserisce in mezzo ai centrali mentre l’avversario ci attacca sulle fasce e lo ritrovi al limite dell’area di rigore avversaria cinque secondi dopo.
Però ora il buon Kessiè corre meglio avendo tagliato parte delle corse lunghe, forza meno il passaggio, si affida più a scambi sul corto sventagliando solo un paio di volte a gara e invece di sporcare la nostra costruzione come in passato ora pulisce i possessi contesi con gli avversari. Qui verrebbe da fare un applauso sicuramente a Franck ma anche a Pioli capace di confezionare il giusto abito per il suo giocatore.
Il Milan somiglia ad una squadra di calcio in entrambe le fasi come mai negli ultimi 10 anni: attacca in verticale, difende aggredendo, produce almeno 6-7 palle gol a partita.
Insomma, vince e ci si diverte, finalmente!
Come aiutare questa squadra? Il mercato dovrà venire in aiuto in almeno un paio di posizioni strategiche e a meno di cataclismi non ci sarà la sindrome da braccino del tennista: un centrale difensivo è la priorità numero 1 come diciamo da settimane e settimane e ieri è stato pubblicamente dichiarato anche da Pioli: arriverà senza discussioni e rimango della mia, la fiche è ancora su Nikola Milenkovic.
Ci verrà quindi in “soccorso” quel Fali Ramadani da inizio mercato molto coinvolto negli affari rossoneri. L’affaire Rebic prima, il centrale difensivo ora e poi… e poi allo sprint finale l’altro titolare da andare a innestare nella rosa.
Quell’esterno destro alto che di nome fa Federico del quale Ramadani ha l’intermediazione (e oggi il padre Enrico è a Milano…).
Difficile?
Molto.
Impossibile?
Assolutamente no.
Saranno due settimane molto dense, ci giochiamo lo slancio iniziale in campionato, la qualificazione alla prossima Europa League e ultimo ma non ultimo l’innalzamento qualitativo della rosa che, come detto, dopo un decennio pare somigliare sempre più ad una squadra realmente competitiva.
Simone Cristao

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