Arbitri e VAR, Ordine contro tutti dopo Milan-Atalanta: “Decidono le TV”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Franco Ordine si scaglia contro la gestione arbitrale in Serie A dopo l’episodio che ha coinvolto Orsato e il VAR Irrati in Milan-Atalanta

Quella di Franco Ordine è una presa di posizione forte dopo gli avvenimenti di Milan-Atalanta: sulle colonne de Il Giornale, il giornalista provoca il mondo arbitrale sostenendo che “nel calcio italiano arbitra la televisione“. Aiutandosi con le idee dell’ex arbitro Paolo Casarin e ricordando quanto è successo il 6 gennaio nella sfida tra Inter e Verona, Ordine motiva in questo modo “le polemiche e la sfiducia nei confronti dei fischietti di casa nostra“, compreso Orsato in Milan-Atalanta.

“Decidono a Lissone”

L’incipit è provocatorio: “È ufficiale, nel calcio italiano arbitra la televisione, Di qui la spiegazione didascalica alla serie dei “rigorini” che moltiplicano le polemiche e accentuano la sfiducia nei confronti dei fischietti di casa nostra“. Il riferimento è chiaramente al rigore concesso da Orsato all’Atalanta nella sfida di San Siro contro il Milan, rigore sul quale Franco Ordine aveva già discusso animatamente con l’ex arbitro Graziano Cesari durante la trasmissione TV Pressing.

Riportando le parole dell’ex arbitro Paolo Casarin e dei designatori arbitrali durante “Open Var” su DAZN (“se Holm si tocca altro non è un problema dell’arbitro“), il giornalista sottolinea una grande discrepanza nel metodo tra quello che è successo a San Siro in Milan-Atalanta e in Inter-Verona: “Qui viene fuori un grave aspetto perché vuol dire che gli arbitri possono volgere lo sguardo da un’altra parte in caso di simulazione al contrario di quel che avvenne con Fabbri in Inter-Verona (Bastoni-Duda)“.

Ordine arriva nel finale al punto delle sue considerazioni: “Il calcio italiano, al contrario di quel che succede in Champions e nelle coppe, è diventato dipendente della tv e di fatto a dirigere, negli episodi chiave, non sono più gli arbitri di campo ma quelli inviati a Lissone“. Contestualizzando il discorso a Milan-Atalanta, “il rigore è figlio di Irrati non di Orsato che non l’ha visto e in diretta non l’avrebbe mai dato, proprio come avvenne nel derby di Roma (rigore alla Lazio)“.

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