Ambrosini confessa: “Milan, ero abituato ad altri tifosi. Mi stupisce…”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Ambrosini parla di Milan a Gazzetta: i punti deboli, la negatività in orbita rossonera e il futuro di Pioli

Intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Massimo Ambrosini ha toccato diversi tasti sul mondo Milan. Un mondo che lui conosce molto bene e che ora, dopo la sua lunga esperienza, giudica con occhi diversi. È lo stesso ex centrocampista a spiegare i motivi per il quale sarebbero cambiate le concezioni dei risultati, in riferimento ai tifosi milanisti. Di seguito, alcuni passaggi della sua lunga intervista.

AMBROSINI: “PIOLI GRAVATO DI RESPONSABILITÀ. ECCO IL MIO LEADER”

Pioli e dintorni

Alti, bassi, serate magiche e sprofondi: come si potrebbe definire questo Milan? 

“È una squadra che non ha continuità. Ha un’idea di calcio abbastanza precisa, ma raramente è riuscita a metterla in pratica, appunto, con continuità. Evidentemente ha dei valori che fanno fatica a emergere. Trovare una definizione non è semplice: il Milan potrebbe essere definito un animale strano… È difficile decifrarlo. Diciamo che la partita vera di questa stagione il Milan l’ha fatta in Champions col Psg”.

Si respira, a prescindere, troppa negatività? 

“Sì, l’ho notato anch’io. A me stupisce, sono sempre stato abituato ad avere a che fare con tifosi che ragionavano in un certo modo. Quindi fa effetto vedere quanto la gente si sia disaffezionata. Certo, si sa, nel calcio il credito portato dalle vittorie non è illimitato, però tutto sommato anche la scorsa stagione è stato fatto un cammino in un certo modo e di un certo livello. Lo stupore è su come dopo lo scudetto tutto l’ambiente abbia gestito le difficoltà”.

Corretto proseguire con Pioli?

“Classifica alla mano il Milan è in linea con quello che è l’obiettivo minimo. Sull’allenatore non penso siamo arrivati al punto di non ritorno, di rottura. Certo, è preoccupante vedere come la squadra cada con questa continuità. A questo va aggiunta l’aspettativa di una proprietà che ha speso tanto sul mercato”.

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Il ruolo di Ibrahimovic

Ibra 3.0: progetto promosso a priori? 

“Per ora ovviamente non è giudicabile. Ma ragionando da ex calciatore, posso dire di aver sempre avvertito la necessità che ci fossero elementi a cui aggrapparsi nella società nei momenti difficili. Vedevo Maldini e Massara come ganci a cui i ragazzi potevano aggrapparsi. Mi pare comunque che a Zlatan non sia stato affidato un semplice ruolo da trait d’union, ma con la proprietà vada ben oltre”.

Quindi Zlatan che riempie il vuoto lasciato da Maldini e Massara. 

“Sì, anche perché all’allenatore sono stati consegnati compiti che il club dà per scontati, che però per il tecnico sono aspetti in più. Ma in realtà il vero punto è un altro. Anche i calciatori devono assumersi le responsabilità. È abbastanza chiaro che di base il problema è motivazionale, e le motivazioni devono darle allenatore, ambiente e società, però anche i calciatori devono fare di più e devono farlo meglio. Con più animo, con più convinzione e con più continuità. Devono ri-alimentare, ri-alimentarsi. Anche forzandosi, se è il caso, per il bene del gruppo”.

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