Materazzi: “Portarsi Giroud in area non è mai una buona idea”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Marco Materazzi, in un’intervista a La Gazzetta dello Sport, ha parlato anche di Olivier Giroud. La chiacchierata si è concentrata principalmente sul Mondiale in corso, ma anche su qualche aneddoto del passato.

Marco, se dovesse affrontare questa Francia quale sarebbe il primo pensiero? “La loro forza. Hanno tutto: tecnica e fisico, come nel 2006. Quindi bisogna cercare di limitarli, resistere, allungare la partita e magari sfruttare il momento in cui possono concedere qualcosa. Però Deschamps è un allenatore umile: non gli interessa giocare bene, vuole vincere. E infatti nel 2018 in Russia vinse. Il Marocco ha uno straordinario esempio in campo: Amrabat copre ogni passaggio, si abbassa molto e fa un lavoro utilissimo. Devono seguire lui”.

Mbappé è un fulmine. Come si può limitare? “Temporeggiando. Nell’uno contro uno Mbappé ti ammazza. Nei quarti con una progressione ha dato quattro metri a Walker, che è molto veloce. Giroud, rispetto a Mbappé, sai dove trovarlo. Però ha il… difetto che fa gol. E sa sfruttare molto bene le situazioni, i dettagli. Sul gol decisivo contro l’Inghilterra, è stato bravissimo a staccarsi da Maguire che gli ha concesso un metro mentre partiva il cross. E non l’ha preso più. E poi c’è Griezmann che è imprevedibile e porta equilibrio”.

Il Marocco difende abbastanza basso. Giusto? “Regragui non vuole concedere la profondità, però portarsi dentro casa Giroud non è mai una buona idea e la Francia è pericolosa anche con il tiro da fuori”.

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Il Marocco ha preso un solo gol finora e si è trattato di un autogol. Le ricorda qualcosa? “La deviazione sfortunata di Zaccardo contro gli Usa nel 2006 e il rendimento difensivo di quell’Italia. Ogni partita che passa senza gol al passivo, ti senti sempre più forte e diventa quasi una sfida a non subirne”.

Non si sa se Aguerd e Saiss potranno giocare. Quanto cambierebbe senza entrambi o anche solo senza uno dei due? “In questi casi la riserva riesce sempre a dare il massimo. Però Saiss è anche il capitano: la sua assenza sarebbe più pesante, è il leader. Nel 2006 senza Cannavaro sarebbe stata ancor più dura”.

Invece si fece male Nesta e lei prese il suo posto. “Contro la Repubblica Ceca entrai a freddo ed ero anche preoccupato. Poi feci subito un buon intervento su Nedved e mi tranquillizzai. Poco dopo segnai e tutto andò a posto. Al Mondiale ti porti dietro il lavoro fatto con l’allenatore: Lippi aveva preparato tutti a essere pronti. Regragui è arrivato da poco alla guida del Marocco, ma ha saputo unire un gruppo che evidentemente aveva lavorato bene anche prima”.

I difensori migliori del Mondiale? “Gvardiol, molto completo. E poi Thiago Silva e Marquinhos”.

Perché i difensori-marcatori sono così rari? “Perché c’è la tendenza, soprattutto in Italia, a difendere per reparto e con l’aiuto dei centrocampisti, nella convinzione che questo aiuti a vincere. Nei settori giovanili bisognerebbe fare di più l’uno contro uno: servirebbe agli attaccanti e ai difensori”.

Per chi tifa al Mondiale? “Oggi per il Marocco, ma credo sia la meno forte. Spero vinca l’Argentina, sarei contento per Messi: ha deliziato il calcio per tanti anni, se lo meriterebbe”.

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