“Derby di Roma il più complicato, in campo sei solo!”: Massa si sfoga

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Piero Mantegazza
Nato in provincia di Como nel 2000, laureato in Economia dei beni culturali e dello spettacolo. Ho mosso i primi passi nel giornalismo a “La Provincia di Como” per poi passare a Radio Rossonera. Raccontare lo sport è la mia passione: calcio e tennis non devono mai mancare. Fin da bambino il focus è il Milan, che è come una seconda famiglia. Innamorato delle bandiere e delle loro ineguagliabili storie, ormai sempre più in via d’estinzione

Reduce da un difficile derby di Roma, Davide Massa riflette sul ruolo dell’arbitro: tra VAR, comunicazione e scelte impopolari

L’arbitro è sempre al centro di polemiche, Davide Massa riflette sul ruolo e sulle sue evoluzioni: le confessioni post derby di Roma al Festival Orientamenti 2023.

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“L’arbitro di calcio per definizione è un uomo solo. La formazione é assumersi la responsabilità di decidere, prendendo anche decisioni impopolari, sapendo che sei da solo. Noi siamo gente di regole ma in campo di cacio coinvolge la pancia. Dalla Promozione hai due amici con te. E lì capisci quando devi decidere da solo o quando devi farti aiutare”.

Ora è cambiato qualcosa a livello comunicativo?
“La comunicazione serve per prendere la decisione. E la decisione va presa in pochi secondi. Quindi più la comunicazione é diretta e più si arriva all’obiettivo”.

Com’è gestire la pressione dei derby?
“Le partite di calcio non sono tutte uguali. I derby sono ancora più diversi dalle altre. Non cambia il tempo di preparazione per un derby ma sai che vai ad arbitrare una gara diversa. Il mio sogno era arbitrare tutti i derby, l’ho raggiunto e quest’anno l’ho doppiato. Il derby di Roma poi é ancora più complicato. A Genova c’è tanta rivalità ma sana: sono colleghi di lavoro, compagni di scuola che poi vanno allo stadio insieme chi con la sciarpa del Genoa e chi con quella della Sampdoria. A Roma si percepisce una rivalità diversa. Devi sapere di situazioni che di solito nella partita di serie A non hai. Devi prevenire confitti tra calciatori, fare qualcosa di più per non perdere il controllo”.

Come vedete il VAR e come cambia la comunicazione con l’introduzione di questo strumento?
Qualche giornalista scrive che gli arbitri non vogliono il VAR. Se in qualsiasi mestiere ti offrissero uno strumento per migliorare il tuo lavoro, è manna dal cielo. So cosa vuol dire arbitrare con e senza VAR. Il mio lavoro é prendere decisioni sbagliando il meno possibile. Il VAR mi da la possibilità di cambiare quella decisione errata in trenta secondi: é manna dal cielo. Come comunicazione, col VAR, fermiamo il gioco e parliamo. Ti dà quei 10-15 secondi in più per parlare”

Nella preparazione pre-gara ci sono approfondimenti su calciatori o allenatori?
“Lavoro cinque giorni per preparare le partite. Con la tecnologia abbiamo degli strumenti che mi dicono tutto di quella partita. Il nostro lavoro è cercare di essere più preparati possibile. Più cose so e meno rimarrò sorpreso. In genere di quella partita che arbitrerò so tutto. Domenica ho cercato di fare tutto il possibile per risolverla il meglio possibile”.

Avete paura che il vostro ruolo possa sparire con l’intelligenza artificiale?
“Quando ho detto che il fattore umano farà la differenza, lo credo anche nel calcio. Anche dietro ad una macchina credo ci sia sempre un uomo. Il calcio é uno sport di contatto, se ti tocco la gamba non è sempre fallo. Quello la macchina lo segnala, l’intensità no”.

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