Discussione al Club: “Maldini, il percorso c’era! Le figure ingombranti però…”

I più letti

Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Al tavolo del Club si discute: cosa c’è dietro le parole di Paolo Maldini sull’addio al Milan? Figura ingombrante o scelta legata ai risultati?

L’intervista rilasciata dall’ex DT del Milan Paolo Maldini pochi giorni fa continua a far parlare di sé, vista e considerata la mole di contenuti veicolati attraverso il quotidiano Repubblica. Al tavolo del Club di Sky Sport, la discussione è durata diversi minuti ed è passata per punti fondamentali che riguardano le bandiere nei club, l’ingombranza di determinate figure e i risultati di campo che Paolo Maldini ha portato a casa nei suoi anni al Milan.

Il club discute: quante bandiere negli altri club?

Di seguito, tutta la trascrizione della discussione avvenuta ieri sera al Club di Sky Calcio dopo le parole di Paolo Maldini, ex DT del Milan: al tavolo di Fabio Caressa erano seduti Beppe Bergomi, Luca Marchegiani, Stefano De Grandis e l’ospite d’eccezione Fabio Quagliarella.

Caressa: “Belle parole di Maldini su Pioli, con l’allenatore che l’ha poi ringraziato anche se le voci dicevano che una delle difficoltà tra Maldini e la società fosse legata al fatto che l’ex DT pensava di dover cambiare prima o poi il tecnico. Cosa ne pensate delle parole di Maldini? E’ stato abbastanza duro, piuttosto amareggiato per quello che è successo e ha detto che c’è bisogno di una bandiera in società”.

CRISCITIELLO: “MALDINI, DISPIACE MA E’ UN NO! FACEVA PIU’ BELLA FIGURA…”

Bergomi: “Prima o poi doveva parlare, perché siamo rimasti tutti un po’ esterrefatti dalla situazione. Io non me l’aspettavo. Poi se mi chiedi se è giusto o no avere delle bandiere possiamo parlare, ma Paolo aveva fatto un bel percorso. L’ha sempre detto, aveva imparato il proprio lavoro ed era un punto di riferimento. Poi all’interno della società possono entrare altri tipi di bandiere, prendete come esempio Riccardo Ferri nell’Inter, una presenza costante che parla con i ragazzi, un team manager che sta facendo molto bene. Ma è un altro tipo di ruolo”.

Marchegiani: “Una cosa riguardo alle bandiere. Paolo Maldini è cresciuto in un Milan, quello di Berlusconi, che non lasciava fuori nessuno di quelli che comunque avevano rappresentato la storia del club”.

Bergomi: “Nel Milan ci sono i Baresi, Massaro che fanno parte della società. Non in ruoli apicali, Zanetti non è operativo come lo era Paolo”.

Caressa: “Io me li sono segnati, perché non sono tantissime le squadre che hanno una figura di questo tipo ad occupare ruoli operativi. Dalglish è membro del CDA del Liverpool, ma non è un ruolo operativo. Rolfes è amministratore sport del Leverkusen, non è conosciutissimo ma è una bandiera di un club che per tanti anni ha avuto Rudi Voller, ora passato in Nazionale. Rumenigge è stato per tanto tempo in una posizione operativa al Bayern Monaco, posizione ricoperta ora da Oliver Kahn”.

MATERAZZI: “AL MILAN ARRIVA CARDINALE CON LA GELATINA, MA MALDINI…”

Marchegiani: “In Germania è diverso però, c’è una tendenza diversa. In Italia, da qualche anno a questa parte, le società hanno cercato un manager che avesse in qualche maniera un controllo diretto sul business, un manager vero e proprio. In Germania è il contrario, hanno fatto studiare da manager gli ex calciatori ma è una caratteristica loro, vedi Uli Hoeness, Brazo Salihamidzic”.

Caressa: “Nel Real Madrid c’è Emilio Butragueno, Amminstratore Delegato, che non ha solo un ruolo di immagine ma è operativo, così come il suo vice Iker Casillas, poi c’è Solari che è il direttore dell’area professionistica. Poi ci sono squadre dove non se ne parla neanche, vedi ad esempio il PSG. E’ così fondamentale avere una bandiera?”.

Paolo Maldini al Milan: una figura ingombrante?

Quagliarella: “Son d’accordo con Beppe quando dice che nei ruoli decisionali ci può essere bisogno sì di una bandiera, ma ancora di più di una figura che sappia svolgere quel ruolo. Metterlo lì a prendere una decisione solo perché è stato un grandissimo calciatore? Non sono d’accordo. Però in questo caso, Maldini in questo caso aveva fatto un percorso che aveva stupito tutti per risultati, per quello che è successo. Ci aspettavamo la sua versione da tempo e io sono dalla sua parte: stimo talmente tanto Paolo Maldini da farmi essere d’accordo con tutto quello che dice”.

Bergomi: “Ma perché è una persona intelligente, che ha studiato, che è cresciuto, che ha fatto i suoi errori ammettendoli anche. Io ero stato anche in sede a trovarlo, e quando parli di calcio con una persona così… ormai il percorso l’aveva fatto. Poi non entro nelle dinamiche societarie…”.

“MALDINI E’ CULTURA VINCENTE DEL MILAN! FORTE PRESUNZIONE REDBIRD”: FORUM A DAZN

Marchegiani: “Il problema, Beppe, è che sono viste come figure ingombranti. Il grande ex calciatore, bandiera, le quali parole pesano ogni volta che apre bocca, non solo ha appeal verso la gente, ma ha il coraggio di dire le cose. Maldini ha sempre detto le cose come stavano. Anche per me è stata l’ingiustizia più grossa che si poteva fare non continuare con lui, però capisco anche che una proprietà voglia avere un riscontro diverso: uno come Maldini è difficile portarlo dalla tua parte se non c’è. Lui è indipendente, com’è giusto che sia”.

Caressa: “E infatti il rapporto si è rotto quando lui è entrato in contrasto con la società sul calciomercato del Milan, dicendo che c’era il bisogno di fare mercato per vincere. Noi non abbiamo esperienze di squadre, ma di aziende che cambiano con le fusioni, ed è ovvio che quando cambia un azienda possono cambiare i vertici”.

De Grandis: “Di solito in questi casi viene valutato anche il fatturato. Ma in questo caso, con Maldini che aveva vinto lo scudetto ed era arrivato in semifinale di Champions, poi Donnarumma sostituito con Maignan, forse l’unico errore Calhanoglu. Dal punto di vista dei risultati, non credo che Maldini sia discutibile. Il problema sono state le collisioni arrivate da alcune dichiarazioni”.

Bergomi: “Alla fine Paolo voleva prendere lui la decisione sulle questioni di mercato. Se io voglio prendere Luca Marchegiani non lo devo dire a te, a lui e a lui. Lo prendo perché sono Paolo Maldini. Ma giustamente, perché ho fatto il mio percorso e ti ho dimostrato che ho saputo vincere. E posso sbagliare, perché l’anno scorso non sono arrivati risultati dal mercato”.

“HAI PRESO DE KETELAERE PENSANDO FOSSE KAKA”: IL GIORNALISTA ATTACCA MALDINI

SCORRI PER ALTRE
NEWS MILAN E NOTIZIE MILAN

Ultime news

Notizie correlate