Guidice: “Maldini e il manicheismo: il Milan non è un governo ombra”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

A differenza di diversi colleghi, il giornalista ha spiegato perché la fine del rapporto tra il Milan e Maldini fosse “prevedibile”

Il giorno dopo un’intervista che ha scosso il mondo Milan, tanti addetti ai lavori del mondo del calcio hanno detto la loro su Paolo Maldini e sulla sua versione dei fatti raccontata ieri a Repubblica. Tra di loro c’è stato anche Alessandro Giudice, giornalista del Corriere dello Sport. A differenza di altri, Giudice ha provato a dare voce all’altra campana, quella del Milan, spiegano perché a suo parere il licenziamento di Maldini è stato inevitabile.

“Sul momento delicato del Milan, con la squadra in difficoltà, si abbattono le parole pesanti di Paolo Maldini. […] L’ex dirigente sottolinea con orgoglio i successi della gestione sportiva e finanziaria negli anni in cui ha ricoperto il suo ruolo, ma ne rivendica il merito quasi esclusivo. Come se, per cinque anni, avesse dovuto combattere avversità provenienti non dall’esterno ma dalle proprietà succedutesi: Elliott e RedBird”.

Manicheismo, Furlani, Cardinale, Gazidis e Scaroni

Nella prima parte dell’editoriale pubblicato sulle colonne di oggi del Corriere dello Sport, Giudice si concentra sui motivi che hanno portato alla rottura dei rapporti tra la dirigenza del Milan e Paolo Maldini.

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“Il manicheismo di questa ricostruzione è assai singolare. Maldini dice sicuramente il vero quando afferma che le operazioni di mercato richiedevano la firma di chi aveva i poteri, non la sua. È il normale funzionamento di qualsiasi azienda: per impegni finanziari di notevole portata non basta neppure la firma dell’AD, serve una delibera del CDA. Senza dubbio le sue scelte di mercato erano avallate dalla proprietà come pure è noto che avesse condizionato il suo rinnovo contrattuale (giugno 2022) a una completa libertà di scelte tecniche nell’ambito del budget assegnato. Da alcuni passaggi emergono perplessità di natura manageriale. Maldini attribuisce la causa del licenziamento ai cattivi rapporti con Furlani, ma non era motivo da poco essendo il CEO stato nominato di recente dall’azionista. In un’azienda, i contrasti con il dirigente apicale pongono fuori dalla linea societaria. In un altro passaggio Maldini allude a disaccordi anche con Gazidis e col presidente Scaroni che arriva ad accusare di salire sul carro solo dopo le vittorie, ma se questi erano i suoi rapporti con i vertici societari non può stupire il suo allontanamento”.

Il piano strategico di Maldini per la Champions del Milan

La seconda parte è invece dedicata al piano strategico che Paolo Maldini avrebbe stilato e inviato (su richiesta) a Gerry Cardinale per portare il Milan a vincere la Champions League.

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“In un altro punto svela come l’obiettivo della scorsa stagione fosse la qualificazione alla Champions ’23/24: traguardo che il suo Milan non ha però raggiunto sul campo (arrivando quinto) ma grazie alle vicende extra sportive della Juve. Il passaggio più sorprendente, sul piano manageriale, è la rivelazione di un suo piano strategico di 35 pagine, preparato per 5 mesi in autonomia («con Massara e con un mio amico consulente») poi spedito a Cardinale e Furlani. Sembra una sorta di “governo ombra”, ma in un’azienda i piani strategici sono prerogativa del capo azienda. Non è dato sapere se la società avesse conferito un mandato al consulente-amico con cui Maldini avrà certamente condiviso dati e informazioni che solitamente hanno natura riservata e vengono comunicati a soggetti esterni solo previo accordo scritto di confidenzialità. Presentare un piano all’azionista equivale a delegittimare il CEO rendendo, di fatto, incompatibile la presenza di entrambi. Sorprende allora lo stupore per un licenziamento che diventava prevedibile”.

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