il 22/11/2023 alle 22:46

Maldini: “Leao speciale in tutto! Da calciatore determini, da dirigente subisci”

0 cuori rossoneri

Maldini torna a parlare dopo l’addio al Milan: l’unicità di Leao, la vita da dirigente e cosa gli manca di più

Paolo Maldini è al PoretCast di Giacomo Poretti, la bandiera del Milan si è aperta su diversi temi: le particolarità di Leao, la mancata carriera da allenatore e il futuro. Il testuale riportato da Milan Press, il video uscirà su Youtube nei prossimi giorni.

Maldini Leao

BAIOCCHINI: “IBRAHIMOVIC-MILAN AI DETTAGLI: TEMPI BREVI, RUOLO DEFINITO”

Il provino: “Da ragazzino alla Pio X feci provino per il Milan e mi chiesero ‘che ruolo hai?’. Risposi ‘che ruolo c’è?’. Era libero ala destra così cominciai ala destra. Nella relazione su di me scrissero ‘Non sta mai fermo’ e mi presero”.

Da Baresi e Bergomi: “Ho iniziato con i Baresi e i Bergomi e ho finito coi Pato e i Pirlo. Ho vissuto diverse generazioni di calciatori. Le generazioni non sono cambiate ma è cambiato – in peggio – la pressione. I social gli creano tante aspettative.”

Mondiale 2002? Sapevo già che sarebbe stata la mia ultima esperienza con la Nazionale, quindi per me uscire voleva dire interrompere quella cosa bellissima che era la Nazionale. Giocare per l’Italia, sentire l’inno, è un’esperienza travolgente. Finirla con l’arbitro Moreno… Nel 2002 le squadre non si incrociavano per dare la mano. Tommasi aveva l’abitudine di dare la mano all’arbitro, ma lui ha rifiutato, lì abbiamo capito qualcosa… Gliene abbiamo dette veramente tante”.

La nostalgia “Quando mi chiedono cosa mi manca rispondo l’ambiente dello spogliatoio e quel misto tra paura ed emozione prima della partita, il contatto e l’adrenalina della gente. 80 mila persone sono tante. Sono quello che ha fatto più derby di tutti”.

Le differenze: “Tra calciatore e dirigente c’è una differenza enorme. In una ‘subisci’ il risultato e nell’altra ‘determini’. Io soffrivo tantissimo e mi agito. Ricky Massara invece soffriva ma in silenzio (ride, ndr)”.

Mai allenatore: “L’allenatore non lo farò mai! Vedevo mio papà che aveva sempre la valigia pronta. Poi magari incontri qualche Presidente un po’ così…non me la sentivo. Quando ho smesso sapevo cosa non volevo fare”.

Leao: “Leao è un grande talento, aldilà che faccia calcio, modello o cantante, ha qualcosa di importante. Mi ha chiesto di far uscire il disco due giorni prima della partita, gli ho risposto che non era un problema ma avrebbe dovuto segnare due gol il sabato, non segnò ma fece assist (ride ndr). La cosa più bella di questi anni sono proprio i rapporti personali, lui è arrivato dal Lille, era un grande talento ma doveva ancora dimostrare. Il rapporto che si crea con loro è la cosa più bella che ti rimane, più dei trofei e delle partite vinte. Sono sempre dei rapporti personali, ti metti a disposizione per formare questi ragazzi”.

Il futuro: “Ogni tanto ci penso, quando ho perso i miei genitori ho affrontato quel lutto. Quando ho compiuto i 50 anni ho pensato: “Sei a metà”, ma magari a metà…” (ride ndr). Ma cosa ci sarà dopo non me lo sono mai posto come problema. In teoria sono in pensione, prendo la pensione dall’anno scorso (ride ndr)”.

Sogno Messi: “Per 10 giorni ho provato a portare Messi al Milan ma poi abbiamo capito che era impossibile”.

“LI SPINSI, MA MALDINI E BARESI MI RIBALTARONO”: INZAGHI RACCONTA

SCORRI PER ALTRE
NEWS MILAN E NOTIZIE MILAN

NOTIZIE MILAN