Maignan: “Io, gladiatore a San Siro! Da piccolo ero diverso…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Vacanze, moda, infanzia, Milan: “Magic” Mike Maignan si apre ai microfoni di Sportweek

In occasione della collaborazione con la casa di moda Missoni e del lancio della collezione “Maignan x Missoni“, il portiere del Milan “Magic” Mike Maignan ha concesso una lunga intervista a Sportweek, settimanale della Gazzetta dello Sport. Un’intervista così lunga è materiale raro, se consideriamo il fatto che il francese raramente si concede ai microfoni della stampa. Tanti i temi toccati da Mike Maignan: dalla moda all’infanzia passando per la prossima stagione col Milan e la vita nella città di Milano.

Mike Maignan fuori dal campo: vacanze, moda e un’infanzia consapevole

La prima parte dell’intervista è dedicata a Mike Maignan fuori dal campo, quando non veste i colori del Milan. Dalle vacanze che sta trascorrendo tra l’Europa e Los Angeles, il portiere rossonero ha parlato di come un portiere lo è diventato da piccolo e della collaborazione con la casa di moda Missoni.

Le vacanze di “Magic” Mike Maignan

“Parte delle vacanze in famiglia, spesso in località intorno al Mediterraneo. Un’altra parte, da diversi anni, le passo a Los Angeles, dove mi preparo fisicamente per la stagione seguente. Vacanza ideale? Finché sono con la mia famiglia e c’è sole, mare e tranquillità, va bene per me. Poter passare più tempo con i bambini è importante, ma sono già un padre a tempo pieno tutto l’anno! Cerco soprattutto di staccare, riposarmi e ricaricarmi. Il posto più bello… Vediamo, sono combattuto tra l’isola di Saona e Punta Cana, nei Caraibi, e la Sardegna. Per quanto riguarda il luogo dei miei sogni, amo viaggiare per il mondo, scoprire luoghi inaspettati”.

La moda e lo stile secondo Mike Maignan: la collaborazione con Missoni

“Il mio stile è versatile, non mi piace essere confinato in una categoria. Mi sento a mio agio sia con abbigliamento casual e streetstyle, che con un suit per partecipare a un evento. Non direi che la moda è la mia più grande passione, ma è qualcosa che mi affascina e a cui do importanza. La collaborazione con Missoni? Sono stato contattato dal marchio all’inizio dello scorso anno. Ci sono state diverse cose che ho apprezzato nel loro approccio. Innanzitutto, mi hanno portato negli stabilimenti di Sumirago, in provincia di Varese, dove ho potuto vedere la tessitura e la confezione e parlare con le sarte. Ho un grande rispetto per il loro lavoro, la loro maestria. La seconda cosa che ho apprezzato è stato l’incontro con Livio Proli, Ceo di Missoni, e con tutto il team con cui condividiamo la stessa passione per lo sport. Mi hanno spiegato che mi hanno scelto per il mio modo di essere e i miei valori e che non avrebbero in nessun modo cercato di modificare o pilotare il mio approccio alla collaborazione. Ed è per questo motivo che trovo questa collezione molto riuscita. Ho potuto prendere la matita, disegnare e suggerire idee e spunti. Abbiamo scambiato opinioni e dopo diversi mesi di lavoro siamo molto soddisfatti del risultato”.

Maignan fuori dal campo?

“Meticoloso, protettivo e autoironico”.

L’infanzia di Mike

“Sono sempre stato diverso, in anticipo rispetto alla mia generazione, e questo grazie alla mia mentalità, che mi dava un vantaggio sugli altri. Non ho mai seguito gli altri, ho sempre cercato di pensare con la mia testa. Fin da piccolo pensavo, anche con le spalle al muro o di fronte a difficoltà: “Non sono morto, non sono morto!”. Così, grazie a Dio, diventavo sempre più maturo. Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 6-7 anni. Ero attaccante o numero 10, non volevo andare in porta… Sono finito lì per caso. Così, da ragazzino mi alternavo tra il ruolo di portiere e quello di giocatore di campo. All’età di 12-13 anni mi fu offerta l’opportunità di sostenere dei test a Clairefontaine, l’accademia nazionale del calcio francese. L’allenatore che mi accompagnò al provino mi lanciò una sfida: “Se arrivi all’ultimo turno di selezione, resterai portiere”. Sfortunatamente o fortunatamente, è quello che è successo! All’epoca mi seguiva il Psg, e questo mi convinse a restare in porta. Ma ho mantenuto quel desiderio di giocare più avanti, di partecipare al gioco. Se non fossi stato portiere? Attaccante, numero 9! Ho avuto un’infanzia fantastica perché anche se non avevamo molto, mia madre ha sempre fatto tutto il possibile affinché non ci mancasse nulla. Ci ha educati bene. Inoltre, c’era anche “la strada”, che è stata parte integrante della mia giovinezza. Mi sono confrontato con molte esperienze e prove, che mi hanno plasmato e mi aiutano ancora oggi”.

“Il portiere” visto da Mike Maignan

Nella seconda parte dell’intervista concessa a Sportweek, Mike Maignan ha parlato della prossima stagione del Milan, del momento più bello con la maglia rossonera e del ruolo del portiere. Tra compiti da svolgere e i modelli Van Der Sar e Neuer:

Sulla nuova stagione alle porte

“Mai preoccupato. Ci saranno nuove sfide, nuove prove, ed è proprio questo che amo”.

La partita più “Magic” di Mike Maignan con la maglia del Milan

“Ogni volta che entro in campo, è magico. Tutto lo stadio, tutto il popolo rossonero alle spalle, la magia si crea naturalmente. E poi, il contesto di alcune partite rende la cosa ancora più speciale. Penso a due partite in particolare. La scorsa stagione, quella giocata in casa contro la Fiorentina. Eravamo vicini allo scudetto, ma non l’avevamo ancora in pugno e quella gara si preannunciava difficile. I tifosi hanno scortato l’autobus, l’entusiasmo era incredibile, ho sentito tutto lo stadio spingere dietro di me, ci ha dato le ali, ci sentivamo invincibili. L’altra partita è stata l’andata contro il Napoli in questa stagione di Champions League. Si poteva sentire che il Milan è la Champions League e che San Siro vive per quei momenti”.

I portieri: lui, l’idolo da piccolo e il modello

“Da bambino guardavo Edwin van Der Sar. Ma presto mi sono convinto che dovevo essere io il mio modello. Per i miei colleghi provo molto rispetto. In particolare per Manuel Neuer e per il contributo che ha apportato al nostro ruolo di portiere”.

Il ruolo del portiere visto da Mike Maignan

“Per me è importante andare oltre la mia funzione, il mio ruolo non si limita alla mia area di rigore, parlo molto con i miei compagni di squadra per prevedere le mosse dell’avversario. Ho sempre avuto questa mentalità perché parto dal presupposto che sia benefica per la squadra. Se faccio una buona partita, ma la squadra perde, non sarò mai soddisfatto”.

Su San Siro e sulla città di Milano

“È come entrare in un’arena di gladiatori. Siamo galvanizzati dagli spettatori e pronti a combattere. Com’è Milano? Non vivo molto la vita notturna della città, ma mi piace Milano e le good vibes della mia casa milanese”.

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Photocredits: Instagram @magicmikemaignan

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