Maignan: “Il nostro segreto? L’Inter! Vi spiego il perché”

DiDavide Giovanzana

Mag 31, 2022

Mike Maignan, miglior portiere della Serie A 2021/2022, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport.

«Entrambi i club non vincevano da tempo, ma l’hanno fatto con un gruppo di giocatori giovani, affiancati da giocatori d’esperienza. Prima di arrivare a Milano ho parlato a lungo con Maldini, Massara, Pioli, Dida e pure con Leao; quindi, sapevo che qui c’erano grandi ambizioni».

È stato più emozionante lo scudetto con il Milan o il titolo con il Lilla?
«Sul momento, a Reggio Emilia, ho creduto che fosse più intenso a Lilla. Poi quando visto quello che è successo in piazza a Milano, ho sentito che era veramente una cosa incredibile, da pazzi».

La stagione è stata una sorta di lungo derby con l’Inter, ma quando ha capito che lo scudetto era vostro?
«Già all’inizio c’era la volontà di provarci. Poi abbiamo avuto un periodo meno positivo, in cui siamo quasi andati in panico. Ma ci siamo parlati e rimessi al lavoro, dicendoci che non era finita, che c’erano ancora tante partite. E quando l’Inter è inciampata a Bologna, abbiamo capito che per loro era finita, perché eravamo ormai focalizzati su noi stessi. E grazie pure all’Inter: dopo il 3-0 in Coppa Italia avevamo il coltello tra i denti. Quella sconfitta ci ha molto motivati…».

Ronaldinho dice che questo Milan ha meno stelle ma lo stesso spirito di quello dello scudetto 2011.
«Magari ha ragione: non abbiamo grandissimi nomi, ma siamo una squadra impregnata di voglia di vincere e con molto talento: gli ingredienti giusti per costruire un collettivo forte».

Lei durante le partite parla molto con Pioli.
«All’inizio lo facevo per necessità, perché quel che mi veniva chiesto a Lilla da Galtier era diverso. Tatticamente in Francia si ragionava più sulla zona. In Italia invece c’è più gioco sull’uomo. Con il mister parlo per gestire al meglio certe situazioni. Lui mi dà molti consigli dal punto di vista tattico, e a volte gli propongo spunti e alternative. La cosa bella è che con Pioli si può dialogare».

Con Dida c’è stato subito feeling?
«Il fatto che ci fosse lui come allenatore dei portieri è stato uno stimolo in più, perché sapevo che mi avrebbe permesso di migliorare, visto che è stato uno dei top al mondo. E poi da un punto di vista tecnico e di dimensioni fisiche siamo simili, e questo aiuta. Quando l’ho incontrato ho capito che è anche una persona umile, che ama il suo lavoro e vive di calcio. Proprio come me. Come con Pioli, parlo molto anche con Dida: analizziamo tutte le azioni, quei dettagli tecnici che possono fare la differenza. È un vero punto di riferimento per me».

Quali sono le principali differenze tra la scuola dei portieri francese e quella italiana?
«In Francia si lavora molto sulla tecnica del gioco di mani, in Italia si coltiva molto anche il gioco di piedi. Poi ci sono differenze di dettagli, per esempio sulla posizione del corpo, delle gambe, nelle uscite, che sono più aggressive sui piedi degli avversari in Italia che in Francia».

In che cosa si trova migliorato dopo un anno al Milan?
«Al Lilla mi veniva chiesto di fare un gioco più diretto, privilegiando il lancio lungo sia sui rinvii dal fondo che per evitare il pressing avversario. Al Milan invece ho potuto esprimere al meglio le mie doti nel gioco corto, per ripartire il più possibile dal basso. Pioli mi vede quasi come un libero e la cosa mi piace».

Ma qual è la sua migliore qualità?
«Tecnica e tattica si lavorano quotidianamente, quindi direi la forza mentale».

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photocredits: acmilan.com

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