Loftus-Cheek Milan, Cudicini: “Conte gli fece uscire fumo dalla testa”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Carlo Cudicini racconta ai tifosi del Milan un aneddoto su Ruben Loftus-Cheek e Antonio Conte ai tempi del Chelsea: così a Tuttosport

Uno degli elementi chiave del “nuovo” Milan di Stefano Pioli è sicuramente Ruben Loftus-Cheek. Il centrocampista inglese, arrivato in estate dal Chelsea per una cifra vicina ai 20 milioni di euro, dopo qualche mese ha fatto capire al suo tecnico di essere più determinante in un 4-2-3-1 agendo da trequartista. Per lui, fino a questo momento, in campionato sono 5 le reti segnate. Questa mattina, di lui ha parlato a lungo Carlo Cudicini, responsabile dei giocatori in prestito dei Blues e già nello staff del club londinese ai tempi di Antonio Conte. Di seguito, alcuni passaggi dell’intervista a Tuttosport.

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I ruoli di Rubes

Nel primo episodio della rubrica “Gameplay” sul canale Youtube del Milan, Loftus-Cheek ha parlato proprio del suo cambio di ruolo:

“Ho giocato in varie posizione nella mia carriera, mi trovo bene in qualsiasi ruolo: sono a mio agio in ogni zona di campo. Con il passare degli anni mi sento sempre più un centrocampista box-to-box e mi diverto di più in quel ruolo. È proprio in questa posizione che ho iniziato, prima di spostarmi. Quando necessario ho giocato anche in difesa o in attacco, addirittura sulla fascia”.

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Racconta Cudicini

C’è un aneddoto che ricorda col sorriso, Cudicini?

«C’è un episodio divertente. Arriva Conte e vuole incontrare tutti i calciatori nella pre-season. Nel meeting con Ruben, Antonio gli spiega come vuole giocare e il ruolo dove lo vede. Per noi italiani la tattica è molto importante. Dopo 20 minuti c’era il fumo che gli usciva dalla testa (ride, ndr). Qui la tattica conta, ma è un discorso diverso. Era ‘Stanco’ nel cercare di capire cosa Conte gli chiedesse (ride, ndr). Aveva 20 anni, era un giovane di prospettiva, Antonio aveva piacere a coinvolgerlo».

I CONSIGLI – «L’ho avuto ‘sotto le mie grinfie’ per 4 o 5 anni. È un ragazzo molto riservato e tranquillo. Ha sofferto molto dopo l’infortunio, ma quando è andato in prestito al Fulham il mio lavoro era più mentale che di tecnica sul campo. Cercavo di aiutarlo a essere più positivo, a cercare di sconfiggere i demoni che aveva nel suo cervello post infortunio. Gli piace lavorare, l’essere professionista è una delle sue caratteristiche più importanti».

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